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Finestre sulla tua anima
XXXII domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
Gesù raccontò ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge». Vangelo secondo Matteo 25:1–2
Si può dire che i nostri cinque sensi siano una finestra sulla nostra anima. Attraverso i sensi percepiamo il mondo che ci circonda, lo accogliamo nella mente e nel cuore e ci rapportiamo ad esso secondo le decisioni che prendiamo. Diversi Padri della Chiesa affermano che le cinque vergini sagge della parabola di oggi rappresentano coloro che usano i cinque sensi in conformità alla volontà di Dio, mentre le cinque vergini stolte rappresentano coloro che assecondano i cinque sensi in una vita di peccato.
È interessante notare che san Giovanni della Croce insegna che la forma più alta di comunicazione con Dio avviene quando i nostri cinque sensi tacciono e tutto ciò che abbiamo appreso attraverso di essi viene oscurato, affinché Dio possa comunicare con noi in modo diretto e spirituale. Ma finché non raggiungiamo quel livello di perfezione spirituale, che si realizza attraverso varie purificazioni della nostra anima, dobbiamo affidarci ai sensi come fonte di conoscenza, soprattutto della conoscenza di Dio.
Con gli occhi siamo chiamati a cogliere la bellezza della presenza di Dio nel creato, soprattutto nelle altre persone. Con le orecchie ascoltiamo la Parola di Dio proclamata, che poi risuona dentro di noi, suscitando il dono della fede. Anche l’olfatto, il gusto e il tatto ci istruiscono in vari modi, conducendoci o alle delizie del Regno di Dio o ai piaceri del mondo segnato dal peccato.
Se le cinque vergini sagge rappresentano l’uso santo dei cinque sensi, allora dobbiamo cogliere il legame tra questi e l’olio per le loro lampade. Molti Padri della Chiesa vedono nell’olio un simbolo delle opere buone, ossia della carità. La carità è necessaria per giungere al Cielo, per incontrare lo Sposo quando si presenta in un momento inatteso. Chi pratica la carità usa i doni naturali ricevuti da Dio per la Sua gloria. I suoi cinque sensi cercano costantemente modi per glorificare Dio e compiere la Sua santa volontà.
I cinque sensi possono anche condurci facilmente alla ricerca egoistica dei piaceri della carne. Quando questo accade, l’olio della carità si esaurisce dentro di noi e siamo impreparati al momento della nostra morte, quando lo Sposo ritorna.
Chiediti se sei come quelle vergini sagge o come quelle stolte, considerando il modo in cui usi i tuoi cinque sensi. Su che cosa posi abitualmente lo sguardo? Cerchi la presenza di Dio nel nostro mondo? Lo vedi nei poveri, nelle persone vulnerabili, sole e bisognose? Oppure guardi le tante forme di male che ti circondano e ne rimani affascinato, lasciandoti trascinare a compierle?
Con le tue orecchie, ascolti attentamente la Parola di Dio? Oppure ti senti attratto dal mondo dei pettegolezzi, della maldicenza e delle altre parole peccaminose che vengono pronunciate? Assecondi il tatto, l’olfatto e il gusto, scegliendo un eccesso di piacere e sviluppando un attaccamento disordinato? Oppure ti impegni a praticare la temperanza e il dominio di te, rinunciando ai piaceri dannosi e peccaminosi?
Rifletti oggi sulle facoltà naturali della tua anima, soprattutto sul dono dei cinque sensi. Nel farlo, esamina come li usi, che cosa guardi, che cosa ascolti e a quali piaceri ti abbandoni. I tuoi sensi non sono che una finestra sulla tua anima e la prima via attraverso la quale Dio ti parla ed entra nel tuo cuore. Custodisci i tuoi sensi e lascia entrare soltanto le cose buone del Cielo. Così facendo, alimenterai dentro di te l’olio della carità e potrai essere sempre pronto alla venuta del nostro Signore.
Signore della carità perfetta, Tu desideri parlarmi e rivelarTi a me in molti modi. Ti prego: fa’ che io Ti riconosca sempre con i miei occhi e le mie orecchie e usi tutti i miei cinque sensi per la Tua gloria. Ti prego, liberami da ogni attaccamento disordinato e dannoso, affinché io sia libero di legarmi completamente a Te. Gesù, confido in Te.
Donare tutto ciò che si ha per vivere
XXXII domenica del Tempo Ordinario (Anno B)
Seduto di fronte al tesoro, Gesù osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Venne anche una vedova povera e vi gettò due monetine, del valore di pochi spiccioli. Vangelo secondo Marco 12:41–42
Se fossi responsabile del tesoro del Tempio, che cosa preferiresti? Che i ricchi vi gettassero grandi somme di denaro? Oppure che una povera vedova vi gettasse due monetine? Certo, potrebbe essere difficile dare una risposta onesta a questa domanda. Con grandi somme di denaro si può fare molto bene, vero? Non sarebbe meglio ricevere più di qualche centesimo? Il dilemma che si proverebbe in questa situazione rivela una percezione errata che incontriamo spesso nella vita. Avere di più è meglio che avere di meno? La ricchezza è meglio della povertà? Il successo è meglio del fallimento? Tutto dipende dalla realtà spirituale in questione.
Prendiamo, per esempio, il successo e il fallimento. Supponiamo che una persona avvii un’attività imprenditoriale egoistica e immorale che produce rapidamente enormi guadagni. Molti lo considererebbero un successo. Supponiamo invece che un’altra persona abbia cercato nella preghiera di compiere la volontà di Dio e abbia avviato un’altra attività. Dopo anni di tentativi, quell’attività non ha avuto successo ed è finita in bancarotta. Quale situazione è migliore? Chiaramente, a vincere è chi ha cercato di compiere la volontà di Dio. Perché? Perché il frutto spirituale della fedeltà alla volontà di Dio, nonostante gli insuccessi sul piano terreno, ha prodotto un tesoro eterno più prezioso della ricchezza terrena.
Dio giudica il cuore, non i risultati sul piano terreno. Infatti, da un punto di vista puramente mondano, la vita di Gesù fu un completo fallimento. Fu arrestato, accusato di un crimine punibile con la morte, percosso e ucciso. Il Suo regno terreno — desiderato da molti dei Suoi seguaci — non fu mai instaurato. Molti di loro Lo abbandonarono quando fu ucciso. Neppure dopo essere risorto dai morti instaurò un regno terreno.
Naturalmente, sul piano spirituale, quello delle realtà eterne, la vita di Gesù ebbe un successo infinito. La Sua morte distrusse la morte stessa e la Sua Risurrezione rese possibile a tutti coloro che credono in Lui partecipare alla vita eterna. Il Suo Regno spirituale è ora in piena fioritura e un giorno sarà visibile a tutti.
Torniamo alla nostra domanda iniziale. Se fossi responsabile del tesoro del Tempio e ti fosse data la stessa possibilità di scelta indicata da Gesù, tra ricevere le grandi somme di denaro dei ricchi oppure le due monete della povera vedova, sarebbe certamente meglio accettare le due monete. Se questo ti risulta difficile da comprendere, è un segno che vivi più secondo i valori del mondo che secondo quelli del Regno spirituale di Dio. La povera vedova ha dato più di due piccole monete; ha offerto anche il dono spirituale della sua generosità e della sua completa fiducia in Dio. Ha dato tutto ciò che aveva, confidando che Dio si sarebbe preso cura di lei e avrebbe usato il suo dono per il bene. Questo è infinitamente più fecondo per l’edificazione del Regno di Dio del dono del denaro superfluo di qualcuno. Dio non ha bisogno del nostro denaro, ma noi abbiamo bisogno di donarlo, di esserne distaccati e di essere pronti e disposti a dare a Dio tutto ciò che abbiamo, tutto ciò che siamo, tutto quanto abbiamo per vivere. Questa è fiducia. Questo è un dono spirituale che avrà conseguenze eterne per la salvezza delle anime ben più grandi di tutto il denaro del mondo.
Rifletti, oggi, sull’elogio che Gesù rivolge a questa povera vedova. «Lei, nella sua povertà, ha dato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». Tu dai tutto quanto hai per vivere? Dedichi tutto ciò che hai, tutte le tue energie e i tuoi doni, e tutto ciò che sei al servizio di Dio, per la Sua gloria? Siamo chiamati a dare tutto a Dio, non soltanto una parte della nostra vita. Rifletti su quanto riesci a imitare questa povera vedova e cerca di seguire il suo santo esempio.
Signore generosissimo, hai donato tutto ciò che avevi e tutto ciò che sei per amore della salvezza del mondo. Aiutami a imitare il Tuo dono totale restituendo tutto a Te, affidando a Te tutta la mia vita, tutto ciò che sono e tutto quanto ho per vivere. Gesù, confido in Te.
Scoperta e meraviglia
XXXII domenica del Tempo Ordinario (Anno C)
Si avvicinarono a Gesù alcuni sadducei, i quali dicono che non c’è risurrezione, e Gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo, e così tutti e sette morirono senza lasciare figli». Vangelo secondo Luca 20:27–31
I sadducei costituivano una ristretta classe dirigente, ricca e privilegiata, all’interno del popolo ebraico, e accettavano soltanto i primi cinque libri dell’Antico Testamento, la Torah. Rifiutavano la tradizione orale ed erano in costante conflitto con i farisei. Eppure, quando si trattava di Gesù, questi due gruppi si alternavano nello sfidare il nostro Signore nel tentativo di screditarlo.
I sadducei non credevano nella risurrezione del corpo e nell’immortalità dell’anima. Per questo motivo escogitarono la situazione descritta sopra per tendere un tranello a Gesù. Gesù rispose loro e poi si servì del Libro dell’Esodo, che i sadducei accettavano, per mostrare che Mosè parlava di Abramo, Isacco e Giacobbe come di persone vive e presso Dio. Dunque, secondo Mosè, le loro anime erano immortali, il che dimostrava che i sadducei erano in errore. Questo li umiliò e li ridusse al silenzio nel loro tentativo di tendergli un tranello.
Una cosa che questo racconto ci insegna è che dobbiamo stare attenti a non adottare una visione limitata e ristretta delle verità eterne. Quando arriveremo in Paradiso e alla nostra mente sarà rivelata la pienezza della verità di Dio, saremo colmi di meraviglia e ci renderemo conto di quanto fosse limitata la nostra comprensione mentre eravamo sulla terra. Sebbene dobbiamo sempre cercare di comprendere più pienamente e sforzarci di crescere nella fede e nella conoscenza delle verità di Dio, dobbiamo anche accostarci sempre a queste verità eterne con umiltà, riconoscendo quanto sia davvero limitata la nostra comprensione di esse. Il nostro cammino di fede deve essere un percorso in cui scopriamo, ci meravigliamo di ciò che scopriamo e poi ammettiamo umilmente quanto sia davvero limitato ciò che abbiamo scoperto della nostra fede. Ammetterlo umilmente non significa negare le verità che scopriamo. È piuttosto un modo per renderci continuamente conto che c’è molto di più.
Quanto comprendi Dio e tutto ciò che Egli ha rivelato? Potrebbe essere una domanda a cui è difficile rispondere. San Tommaso d’Aquino, forse il teologo più dotto mai vissuto sulla terra, è stato uno degli autori più prolifici in materia di fede. Gran parte di ciò che insegniamo oggi su molti temi della fede deriva dai suoi insegnamenti dettagliati. Alla fine della sua vita, prima di portare a termine la sua ultima opera, ebbe un’esperienza mistica che andava oltre ogni parola. Dopo quell’esperienza, il domenicano che lo aiutava chiese a san Tommaso di completare il suo scritto. Si racconta che Tommaso gli abbia risposto: «Reginaldo, non posso, perché tutto ciò che ho scritto mi sembra paglia». Così, una delle più grandi opere della teologia cattolica, la Somma teologica, non fu mai completata. San Tommaso d’Aquino, il più grande dei teologi, era colmo di meraviglia nel constatare quanto poco sapesse davvero e quanto fosse limitata la sua capacità di esprimere le verità di Dio.
Rifletti, oggi, sull’alta vocazione che hai ricevuto a cercare la verità con tutta la tua mente. Rifletti su quanto ti dedichi a questo importante compito. Quanto più comprendiamo, tanto più desidereremo comprendere. Rifletti anche su questa verità che ci invita all’umiltà: non comprenderemo mai la mente infinita di Dio. Questa verità deve spingerci a proseguire con umiltà in una ricerca sempre più profonda, fatta di scoperta e meraviglia.
Mio Signore infinito, la Tua sapienza è infinitamente superiore alla mia e le Tue vie sono molto al di sopra delle mie. Ti prego, donami un desiderio ardente di conoscerTi e di comprendere tutto ciò che hai rivelato. Mentre imparo a conoscerTi sempre più, amato Signore, Ti prego anche di custodirmi nell’umiltà, perché io rimanga sempre colmo di stupore davanti all’immensità di ciò che Tu sei. Gesù, confido in Te.
Amare ogni peccatore
Lunedì della XXXII settimana del Tempo Ordinario
Gesù disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. Sarebbe meglio per lui che gli venisse messa al collo una macina da mulino e fosse gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli». Vangelo secondo Luca 17:1–2
L’immagine di una macina messa al collo e di una persona gettata in mare è molto vivida. Gesù usa un linguaggio fortemente evocativo. Una macina era una grande pietra rotonda con un foro al centro. Se fosse stata messa al collo di qualcuno e questi fosse stato gettato in mare, sarebbe ovviamente affondato fino a morire. Gesù afferma dunque chiaramente che questa sorte terribile è in realtà migliore di quella di chi induce «uno di questi piccoli a peccare».
Anzitutto, occorre chiarire che nessuno può davvero costringerci a peccare. Il peccato è una nostra libera scelta e noi, e noi soltanto, saremo chiamati a rispondere del nostro peccato. Una delle cose che Gesù mette qui in luce è che, sebbene ciascuno debba assumersi la responsabilità delle proprie azioni e dei propri peccati, dobbiamo anche assumerci la responsabilità dei modi in cui diventiamo tentatori per gli altri. Siamo tutti peccatori. Perciò, con il nostro peccato, tutti saremo anche per gli altri una tentazione a peccare. A volte tenteremo gli altri al peccato provocando la loro ira. Altre volte li tenteremo dando il cattivo esempio. Ma, al contrario, abbiamo anche la capacità di «tentare» gli altri alla virtù. O, per dirlo più propriamente, di ispirarli e incoraggiarli.
Detto questo, Gesù spiega che quanti diventano tentatori per gli altri, specialmente per i «piccoli», subiranno conseguenze più gravi di una morte prematura. I piccoli di cui parla Gesù vanno intesi come coloro che sono deboli nella fede, eccessivamente sensibili, particolarmente vulnerabili in quel momento della loro vita e facilmente influenzabili dall’esterno. Potrebbe trattarsi di un bambino, oppure di qualcuno che in questo momento si trova sull’orlo della disperazione, della confusione, dell’ira o di un qualsiasi peccato grave. Quando incontri persone così, come le tratti? Gesù ha un cuore profondamente compassionevole verso queste persone e vuole che anche noi abbiamo la stessa profondità di compassione. A volte, però, veniamo meno. Possiamo trascurare il nostro dovere di andare loro incontro. Anche questa negligenza potrebbe essere un modo di indurre «uno di questi piccoli a peccare». Naturalmente, sarebbe ancora molto peggio se fossimo noi stessi a turbarli, a giudicarli duramente, a provocare la loro ira, a indurli con le nostre tentazioni a qualche peccato di debolezza e di falsa consolazione, e così via. La semplice verità è che Gesù ama coloro che sono deboli, vulnerabili e peccatori, e vuole che li amiamo con il Suo cuore. Quando non lo facciamo, Gesù ci chiamerà a rispondere del loro ulteriore allontanamento dalla grazia.
Rifletti oggi sulla persona o sulle persone della tua vita che in questo momento appaiono particolarmente vulnerabili, immerse nel peccato, confuse e smarrite. Chi sta lottando con l’ira, con una dipendenza o con uno stile di vita segnato dal peccato? Soffermati sul tuo atteggiamento nei loro confronti. Le giudichi, le condanni, le sminuisci o fai qualcosa di simile? Le tenti a ricadere ancora di più nei peccati di debolezza che commettono in uno stato di vulnerabilità, conducendole così a peccare ulteriormente? Oppure, quando incontri qualcuno che sta vivendo una grande lotta, ti rivolgi a lui con la più profonda compassione e misericordia, perdonando ogni peccato che possa commettere contro di te, e ti impegni con tutte le tue forze semplicemente a essergli accanto nel bisogno, per quanto questo possa costarti? Impegnati ad amare profondamente tutti i «piccoli» di Dio e cerca di servirli con il cuore di Cristo, affinché un giorno possano gioire eternamente con te in Cielo.
Mio Signore pieno di compassione, Tu ami i peccatori e desideri profondamente che si rivolgano a Te nel bisogno. Ti prego, donami il Tuo cuore compassionevole, perché io sia libero di amarli come Tu li ami. Fa’ che io non diventi mai per loro uno strumento di tentazione che li porti ad allontanarsi ancora di più da Te, ma diventi invece uno strumento della Tua misericordia che non viene mai meno. Gesù, confido in Te.
Servi del Padrone
Martedì della XXXII settimana del Tempo Ordinario
Gesù disse agli apostoli: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?». Vangelo secondo Luca 17:7–9
Nella maggior parte delle culture odierne, l’idea di avere un servo a cui ordinare di servirci è tutt’altro che ideale. Gesù usa questa immagine perché le persone a cui si rivolgeva l’avrebbero compresa facilmente. Se ne servì per renderle umili, perché, se si comprende correttamente l’esempio, Egli identificava ciascuna di loro con il servo, non con il padrone. Solo Dio è il Padrone.
Quando si tratta del nostro servizio a Dio, non c’è limite ai comandi che Dio ci darà. A prima vista, questo potrebbe sembrare duro, ma non lo è, perché i comandi che Dio ci dà sono dettati da un amore perfetto. Abbiamo bisogno dei Suoi comandi. Abbiamo bisogno dell’ordine che Egli stabilisce. Abbiamo bisogno di giungere a un’obbedienza perfetta a Lui. Abbiamo bisogno di ascoltare tutto ciò che ci dice e di obbedirvi perfettamente. Vedere Dio come nostro Padrone e noi stessi come Suoi servi ci sembrerà duro solo se non comprendiamo quale genere di Padrone Egli sia.
Ricorda le belle parole della nostra Madre benedetta quando ricevette il comando dall’arcangelo Gabriele. L’angelo le disse: «Tu concepirai nel tuo grembo e darai alla luce un figlio, e lo chiamerai Gesù». Non era una domanda rivolta a lei; era un comando d’amore. Maria non esitò e non rifiutò. Disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
Alla conclusione del Vangelo di oggi, Gesù proseguì dicendo: «Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”». Per molti aspetti, è esattamente ciò che fece la nostra Madre benedetta. Si mise al servizio dei perfetti comandi di Dio e sapeva che il suo amore per Dio la obbligava a seguire la Sua volontà.
Quando pensi al tuo servizio alla volontà di Dio, lo consideri un favore che fai a Dio? Vedi l’obbedienza ai comandi di Dio come un atto di generosità da parte tua e la tua collaborazione con quei comandi come qualcosa che va ben oltre i tuoi doveri naturali? C’è da sperare di no. C’è da sperare che tu comprenda che, come la nostra Madre benedetta, sei un servo dell’unico vero Padrone di tutti. C’è da sperare anche che tu veda i comandi di Dio come la via verso una vita pienamente realizzata. Quando comprendiamo chi è il Padrone, non esiteremo mai a essere servi, o persino schiavi. Non esiteremo ad abbandonarci liberamente alla Sua volontà in un’obbedienza completa e incrollabile. Dio solo sa che cosa è meglio per noi, e dobbiamo affidarGli il pieno controllo della nostra vita.
Rifletti oggi sull’immagine di un padrone e di uno schiavo. Nel farlo, cerca di liberarti di ogni immagine preconcetta che porti con sé durezza, crudeltà, dominio e controllo. Cerca invece di vedere l’immagine di un Padrone divino la cui unica preoccupazione è il bene del servo. Cerca di vedere un Padrone che ama il servo di un amore perfetto. Rifletti sul tuo bisogno di un simile Padrone nella tua vita. Prega di poter affidare a Dio il pieno controllo di ogni cosa, affinché Egli possa guidare la tua vita verso le realtà gloriose che ha in serbo per te.
Mio Signore e Padrone, Tu hai ordinato a me e a tutti i Tuoi servi di obbedire ai Tuoi comandi di amore perfetto. Solo la Tua volontà è ciò che è meglio per la nostra vita, e i Tuoi comandi le donano pienezza e senso. Fa’ che io, insieme alla Tua Madre benedetta, Ti obbedisca sempre in tutto, perché sono un Tuo servo, amato Signore. Fa’ che io compia con gioia ciò che sono tenuto a fare. Gesù, confido in Te.
Grazie, mio Signore
Mercoledì della XXXII settimana del Tempo Ordinario
Gesù allora disse: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!». Vangelo secondo Luca 17:17–19
Queste parole del nostro Signore furono la risposta all’unico lebbroso che tornò da Gesù per ringraziarlo. Dieci lebbrosi erano venuti da Gesù e, fermandosi a distanza, avevano gridato: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». E Gesù li guarì tutti. Ma il cuore di questa guarigione non è tanto la guarigione stessa, quanto la gratitudine espressa da uno solo dei dieci.
Questo Vangelo ci racconta che quell’unico lebbroso compì cinque gesti per esprimere profondamente la sua gratitudine. Tornò indietro, glorificò Dio, lo fece a gran voce, si gettò ai piedi di Gesù e Lo ringraziò. Che meravigliosa testimonianza per tutti noi!
Allo stesso modo, i figli spesso danno per scontate le cure amorevoli dei genitori. Per questo molti buoni genitori ricordano regolarmente ai figli di dire «grazie». Anche nel nostro rapporto con Dio possiamo facilmente dare per scontati i Suoi interventi di salvezza. Possiamo facilmente considerare tutta la grazia che riceviamo come qualcosa che ci spetta, anziché come un dono di infinita misericordia. Quando questo accade, diventiamo più simili agli altri nove, che non espressero come avrebbero dovuto la loro gratitudine a Gesù.
Anzitutto, va osservato che non esprimiamo gratitudine a Dio perché Egli abbia bisogno di questi elogi. Egli non dipende dalla nostra gratitudine per avere conferma del proprio valore. Questo è evidente. Dio è Dio e non ha in alcun modo bisogno della nostra lode. Tuttavia, rendere a Dio profonda lode e gloria è essenziale. È essenziale perché abbiamo bisogno di questa virtù della gratitudine per ricordare ogni giorno che tutto ciò che riceviamo da Dio è un dono immeritato. Non possiamo guadagnarci il Suo amore e la Sua grazia. Non li meritiamo. Eppure Egli sceglie di donarceli ugualmente, per misericordia. E l’unica risposta adeguata alla misericordia è la gratitudine. Una gratitudine profonda.
La gratitudine è essenziale perché corrisponde alla verità. Dovremmo sempre tornare al nostro Signore dopo che ci ha donato la Sua grazia. Dovremmo glorificarLo con grande fervore, levare a Lui il nostro grido con ardore. Dovremmo, concretamente e interiormente, prostrarci con il volto a terra davanti a Lui, ai Suoi piedi, e ringraziarLo, ancora e ancora e ancora. Farlo ci aiuterà sempre a ricordare questa verità: tutto ciò che abbiamo e tutto ciò che siamo è un dono di Dio. Un dono di grazia non guadagnato né meritato.
Rifletti, oggi, sulla profondità della gratitudine nel tuo cuore. Ti comporti spesso più come un bambino viziato ed egoista, oppure riconosci abitualmente la bontà generosa di Dio? Se in qualche modo ti manca questa pienezza di gratitudine, allora soffermati a meditare su questo unico lebbroso. La sua gratitudine, espressa con tutto l’ardore del cuore, è la parte più importante di questo racconto. Alla fine, egli ricevette molta più grazia degli altri nove, perché la sua guarigione suscitò la fede; e fu quella fede a salvare non solo il suo corpo, ma anche la sua anima. Cerca di salvare la tua anima imitando la fede di questo solo lebbroso, santo e guarito.
Mio Signore benevolo, Tu riversi su di me la Tua misericordia in sovrabbondanza. Senza di Te, Gesù, non ho nulla; ma con Te ricevo tutto. Fa’ che io riconosca e comprenda sempre il mio bisogno della Tua grazia. E quando la ricevo in dono, fa’ che io risponda con la più profonda gratitudine, salvando così la mia anima mediante la fede. Gesù, confido in Te.
Riconoscere il Regno di Dio
Giovedì della XXXII settimana del Tempo Ordinario
I farisei gli domandarono quando sarebbe venuto il Regno di Dio. Gesù rispose loro: «Il Regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il Regno di Dio è in mezzo a voi». Vangelo secondo Luca 17:20–21
Perché i farisei rivolsero a Gesù questa domanda? Perché volevano sapere quando sarebbe venuto il Regno di Dio? Per rispondere, dobbiamo anzitutto considerare nel loro contesto complessivo i vari scambi tra Gesù e i farisei. Se lo facciamo e osserviamo i molti modi in cui i farisei tentarono di cogliere in fallo Gesù nelle Sue parole e le occasioni in cui il nostro Signore li rimproverò con fermezza, appare chiaro che non Gli rivolsero questa domanda con innocenza e apertura di cuore. Al contrario, ancora una volta cercavano di tenderGli un tranello. Formularono una domanda con la quale davano l’impressione di credere agli insegnamenti di Gesù sulla venuta del Regno di Dio, ma non la posero con fede: lo fecero per schernirLo e nel tentativo di farLo cadere in contraddizione nella Sua risposta.
La risposta di Gesù è misteriosa. Lascia ai farisei ben poco spazio per usare le Sue parole contro di Lui. Forse speravano che Gesù dicesse che il Regno sarebbe venuto presto, o il mese seguente, o entro l’anno. Ma la risposta di Gesù li lascia confusi davanti a questo mistero: «Il Regno di Dio è in mezzo a voi».
Molto di ciò che Gesù dice può essere compreso pienamente solo attraverso la fede. Spesso Egli usa intenzionalmente un linguaggio velato, perché l’unico modo per sollevare il velo e cogliere il significato dei Suoi insegnamenti è affidarsi al dono ispirato della fede. La fede è come una chiave che apre i segreti dei misteri di Dio. Diventa una lente attraverso la quale si comprendono ogni parabola, ogni figura retorica e ogni mistero insegnato dal nostro Signore. Ma senza questo dono ispirato della fede, gli insegnamenti di Gesù rimangono misteriosi e incomprensibili.
Quando mediti su queste parole, «il Regno di Dio è in mezzo a voi», che cosa comprendi? Riesci a servirti del dono della fede per cogliere il significato di questo sacro insegnamento? È interessante notare che leggere le parole di Gesù, pronunciate in modo velato, ci offre l’opportunità di mettere alla prova la nostra fede. Se leggiamo queste parole e rimaniamo confusi, questo è un chiaro segno che dobbiamo chiedere nella preghiera il dono della fede e aprirci ad esso. Ma se leggiamo gli insegnamenti misteriosi di Gesù e ci viene donata la luce per comprenderli, allora questo è un chiaro motivo di gioia, poiché tale comprensione è possibile solo grazie al dono della fede.
Rifletti, oggi, su questo sacro insegnamento del nostro Signore: «Il Regno di Dio è in mezzo a voi». Medita su queste parole e prega per ricevere luce e comprensione. Le parole di Gesù sono vere. Il Suo Regno è davvero ovunque, tutto intorno a noi e dentro di noi. È vivo e fiorente. Lo vedi? Lo percepisci? Riconosci il tuo ruolo nel costruirlo? Serviti di queste domande per verificare quanto è salda la tua fede e sappi che Dio vuole rivelarti questi misteri, che si possono comprendere soltanto per la Sua grazia.
Mio Signore misterioso, il Tuo Regno è ovunque, tutto intorno a noi e dentro di noi. Io credo davvero. Donami gli occhi della fede, perché io possa scorgere continuamente la Tua mano all’opera. Fa’ che io sia sempre attento a tutto ciò che desideri rivelarmi e aperto al significato profondo dei misteri che mi riveli. Accresci la mia fede, amato Signore, perché io possa conoscerTi e contribuire all’edificazione del Tuo Regno glorioso. Gesù, confido in Te.
Accogliere il momento presente
Venerdì della XXXII settimana del Tempo Ordinario
Gesù disse ai Suoi discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti». Vangelo secondo Luca 17:26–27
Mentre entriamo nelle ultime settimane dell’anno liturgico, cominciamo a rivolgere la nostra attenzione alla venuta finale di Cristo. Nel Vangelo di oggi, Gesù ci propone l’esempio di Noè e di Lot. In entrambe le loro storie, le persone mangiavano, bevevano, si sposavano, compravano, vendevano, piantavano e costruivano, fino al giorno stesso in cui le acque del diluvio vennero a distruggere la terra al tempo di Noè e il fuoco piovve dal cielo al tempo di Lot. Sia Noè sia Lot furono salvati, ma molti altri che vivevano in quel tempo andarono incontro a una distruzione improvvisa e inaspettata.
Gesù dice che i «giorni del Figlio dell’uomo» saranno simili a questi due avvenimenti del passato. In un momento inatteso, Gesù tornerà sulla terra e seguirà il Giudizio finale. Il Suo messaggio, dunque, è chiaro: sii pronto in ogni momento.
Sebbene conosciamo bene questo insegnamento del nostro Signore, ripetuto molte volte e in vari modi nei Vangeli, molte persone non ne tengono conto. È facile credere di avere sempre il domani per cambiare, e così oggi cedi alla tentazione. Poi arriva domani, e ancora una volta si cede alla tentazione, pensando che ci si impegnerà a vincerla il giorno dopo, e così via. Possiamo facilmente continuare a commettere i nostri peccati e ad assecondare le nostre tentazioni, pur mantenendo il buon proposito di cambiare domani. Questo è un errore per due ragioni.
Anzitutto, resta sempre possibile che il nostro Signore venga davvero oggi e che oggi sia veramente la fine del mondo. Oppure resta sempre una possibilità concreta che la tua vita giunga al termine oggi, all’improvviso e inaspettatamente. Se ciò accadesse, saresti pienamente pronto a presentarti davanti al tribunale di Cristo? La maggior parte delle persone non lo sarebbe, almeno non del tutto. Questo dovrebbe dunque essere un motivo sufficiente per impegnarti instancabilmente oggi a essere pronto ora e in ogni istante che verrà.
Ma dovremmo anche riconoscere che questa profezia del nostro Signore si applica a ogni istante di ogni giorno. Gesù viene sempre a noi, all’improvviso e senza preavviso, invitandoci a servirLo mediante la grazia. Questo brano del Vangelo afferma: «Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la salverà». Questo vale per la fine della nostra vita e per la fine del mondo, ma vale anche per ogni istante di ogni giorno. Se cerchiamo continuamente di perdere la nostra vita, cioè di scegliere le realtà celesti anziché i piaceri terreni e passeggeri che ogni giorno ci tentano, allora anche noi sperimenteremo ogni giorno la grazia della salvezza, qui e ora, in ogni istante della nostra vita.
Rifletti, oggi, se cerchi abitualmente di perdere la tua vita per il Regno di Dio. Scegli continuamente la grazia, la misericordia, il Paradiso, l’obbedienza, l’amore, il sacrificio di te stesso, la compassione, il perdono e tutto ciò che vi è di simile, in ogni istante di ogni giorno della tua vita? Se è così, il nostro Signore continuerà a riversare su di te il dono della Sua grazia salvifica qui e ora, preparandoti al momento definitivo del giudizio. Altrimenti, sarai più simile alle persone del tempo di Noè e di Lot, che andarono incontro a una distruzione improvvisa quando meno se l’aspettavano. Vivi per Dio ora, oggi, in questo momento, e sarai eternamente grato di averlo fatto.
Mio Signore sempre presente, Tu vieni sempre a me, all’improvviso e inaspettatamente, e così spesso non Ti sento né percepisco la Tua presenza. Ti prego, aiutami a vivere continuamente per Te e mediante la Tua grazia, scegliendo le realtà celesti anziché i piaceri passeggeri. Fa’ che io viva sempre così, incontrandoTi in ogni momento della mia vita e attendendo quel glorioso incontro finale con Te al momento del giudizio. Gesù, confido in Te.
Pregare perché si compia la volontà di Dio
Sabato della XXXII settimana del Tempo Ordinario
Il Signore disse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente». Vangelo secondo Luca 18:6–8
È interessante che Gesù si serva dell’esempio di un giudice disonesto per illustrare l’importanza di pregare Dio, invocandolo giorno e notte per ottenere giustizia. Come racconta la parabola, questo giudice si curava ben poco di una vedova della sua città che continuava a presentarsi da lui chiedendo una sentenza giusta. Gli sembrava che lo infastidisse di continuo. Poiché era così insistente, il giudice pensò tra sé: «…dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga alla fine a colpirmi». La conclusione che Gesù trae da questa parabola è riportata sopra.
La semplice lezione che dovremmo imparare da questa parabola è che dobbiamo essere perseveranti nella preghiera. Dio risponderà sempre alle nostre preghiere, facendo sì che «sia fatta giustizia» prontamente. Ma molte persone hanno pregato e pregato e pregato per una certa situazione, hanno pregato persino per ottenere giustizia, e sembrava che Dio non avesse risposto alla loro preghiera. Alcuni potrebbero dunque mettere in dubbio la promessa di Gesù secondo cui la preghiera perseverante sarà sempre esaudita e giustizia sarà sempre fatta.
Se questa è la tua esperienza, è essenziale che tu ricordi due cose. Anzitutto, le parole di Gesù sono vere. Quando perseveriamo nella preghiera e confidiamo in Dio, Egli ci ascolta e risponde. Questa è la promessa incrollabile del nostro Signore. In secondo luogo, però, la «giustizia» che Dio compie può spesso essere diversa da quella che ci aspettiamo. Può darsi che vogliamo che qualcuno paghi per un torto che ci ha fatto, ma, dopo aver pregato con fervore, la nostra aspettativa non viene soddisfatta dal nostro Signore. Per questo motivo, è essenziale sapere che Dio risponde a ogni nostra preghiera, ma secondo la Sua perfetta volontà e sapienza. Perciò il modo in cui Dio vede la giustizia può talvolta essere molto diverso dal nostro. A volte la Sua giustizia è soddisfatta dal Suo invito a usare abbondante misericordia. La vera misericordia soddisfa sempre la giustizia.
Prendi, per esempio, il caso di qualcuno che ti parla in modo scortese. Se offri quella situazione al nostro Signore, Egli interverrà e ti darà la Sua grazia per affrontarla secondo la Sua volontà. Forse intenerirà il cuore dell’altra persona, così che ti chieda scusa; oppure, se quella persona non chiede scusa e il suo cuore non si intenerisce, la risposta di Dio alla tua preghiera sarà donarti la grazia dell’umiltà, perché tu possa amare quella persona nonostante la sua mancanza di pentimento. Qualunque sia il modo in cui il nostro Signore interviene, resta il fatto che interverrà e ti renderà capace di compiere la Sua perfetta volontà. Se, invece, la tua preghiera è che quella persona sia chiamata a rispondere delle proprie azioni e condannata, allora stai cercando di dire a Dio che cosa deve fare, ed Egli non acconsentirà alla tua richiesta. Ogni nostra preghiera deve, in ultima analisi, essere rivolta al compimento della perfetta volontà di Dio, secondo la Sua sapienza.
Rifletti, oggi, su quanto sia piena la tua fiducia in Dio. Sai con certezza che Egli risponderà a ogni preghiera che Gli rivolgi con fervore e con fede, in conformità alla Sua divina volontà? Credere questo è liberante e ti permette di vivere più pienamente in unione con Lui. Se in questo momento c’è una questione che ti tormenta, anche un’apparente ingiustizia, affidala al nostro Signore, giorno e notte senza sosta, e sappi che la Sua grazia ti guiderà mentre Egli ti risponde secondo la Sua volontà.
Mio Signore infinitamente sapiente, la Tua volontà è perfetta in ogni cosa, e Tu mi doni sempre la Tua grazia quando prego senza sosta. Ti prego, donami un cuore fiducioso, amato Signore, perché non vacilli mai nella speranza che Tu esaudirai sempre le mie preghiere secondo la Tua volontà. Gesù, confido in Te.
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