XXX domenica del Tempo Ordinario (Anno A)
«Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Vangelo secondo Matteo 22:36
Questa domanda fu posta da uno dei dottori della Legge nel tentativo di mettere alla prova Gesù. Dal contesto di questo brano risulta chiaro che il rapporto tra Gesù e i capi religiosi del Suo tempo stava cominciando a diventare conflittuale. Cominciavano a metterlo alla prova e cercavano persino di coglierlo in fallo. Gesù, tuttavia, continuava a metterli a tacere con le Sue parole di sapienza.
In risposta alla domanda riportata sopra, Gesù mette a tacere questo dottore della Legge dando la risposta perfetta. Dice: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso» (Vangelo secondo Matteo 22:37-39).
Con questa affermazione, Gesù offre una sintesi completa della legge morale contenuta nei Dieci Comandamenti. I primi tre Comandamenti rivelano che dobbiamo amare Dio al di sopra di ogni cosa e con tutte le nostre forze. Gli ultimi sette Comandamenti rivelano che dobbiamo amare il nostro prossimo. La legge morale di Dio è semplice: basta mettere in pratica questi due comandamenti più generali.
Ma è davvero tutto così semplice? Ebbene, la risposta è sia «sì» sia «no». È semplice nel senso che la volontà di Dio, di norma, non è complessa e difficile da comprendere. Nei Vangeli l’amore è descritto con chiarezza e siamo chiamati ad abbracciare una vita radicale di vero amore e di carità.
Tuttavia, la si può considerare difficile, perché non siamo chiamati soltanto ad amare, ma ad amare con tutto il nostro essere. Dobbiamo donarci completamente e senza riserve. È una chiamata radicale, che richiede di non trattenere nulla per noi.
Rifletti, oggi, sulla semplice chiamata ad amare Dio e il prossimo con tutto ciò che sei. Soffermati in particolare su quella parola: «tutto». Così facendo, ti renderai certamente conto dei modi in cui non riesci a dare tutto. Nel riconoscere le tue mancanze, rinnova con speranza il tuo impegno a percorrere il cammino glorioso del dono totale di te a Dio e agli altri.
Mio amorevole Signore, scelgo di amarTi con tutto il cuore, la mente, l’anima e le forze. Scelgo anche di amare tutte le persone come Tu le ami. Donami la grazia di vivere questi due comandamenti dell’amore e di riconoscere in essi la via verso una vita santa. Ti amo davvero, amato Signore. Aiutami ad amarTi di più. Gesù, confido in Te.
Gesù, abbi pietà!
XXX domenica del Tempo Ordinario (Anno B)
Sentendo che era Gesù Nazareno, Bartimeo cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Vangelo secondo Marco 10:47
Queste parole del cieco Bartimeo ci presentano, per diversi motivi, la preghiera perfetta.
In primo luogo, questa preghiera rivela la profonda umiltà di Bartimeo. Pregando così, Bartimeo esprime la consapevolezza che Gesù era la fonte di ciò di cui aveva bisogno e che egli non era in grado di aiutarsi da solo. Bartimeo sapeva di essere debole, ma sapeva anche che Gesù era la forza perfetta. Così, nella sua necessità, si rivolse umilmente a Gesù, riconoscendo in Lui quella fonte.
In secondo luogo, è una preghiera che invoca «pietà». La pietà è il sentimento di dolore e compassione suscitato dalla sofferenza altrui. La pietà è misericordia ed è quella forma di amore che una persona riceve da un’altra, la quale non ha alcuna necessità di donarlo. In questa preghiera, Bartimeo chiede al Signore onnipotente di mostrargli bontà e misericordia, sebbene egli sia indegno di un tale dono. Questa preghiera rivela che Bartimeo sapeva di non meritare l’aiuto di nostro Signore, ma lo invocava ugualmente, nella speranza che Gesù lo aiutasse. E, in effetti, Gesù lo aiuta.
In terzo luogo, questa preghiera rivela un fervore ben preciso e profondo. Non è soltanto una richiesta di aiuto a Dio, ma un grido di aiuto. È una supplica, un vero e proprio mendicare. È un aprire la propria anima a Dio, senza preoccuparsi di mostrare le proprie debolezze o temere che gli altri ne siano testimoni o di ciò che penseranno. Questo mostra la profondità della preghiera del cieco.
Rifletti, oggi, su questi tre insegnamenti che ci vengono dalla breve preghiera di Bartimeo. Dobbiamo essere umili, implorare misericordia e farlo con profondo fervore e desiderio. Pregare in questo modo ci disporrà certamente ad accogliere la grazia e la misericordia di Dio.
Signore Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me. Ti supplico umilmente, con tutto il cuore, di donarmi la Tua misericordia e la Tua compassione. Sebbene io sia indegno, cerco la Tua grazia e confido nella Tua bontà. Gesù, confido in Te.
La vera giustizia
XXX domenica del Tempo Ordinario (Anno C)
Gesù disse questa parabola a coloro che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano tutti gli altri. Vangelo secondo Luca 18:9
Questo brano della Scrittura introduce la parabola del fariseo e del pubblicano. La parabola presenta un netto contrasto tra due atteggiamenti di fondo. Anzitutto, l’atteggiamento del fariseo rivela che egli è molto compiaciuto di sé, ha un’alta considerazione della propria immagine pubblica e non è consapevole del proprio peccato. L’atteggiamento del pubblicano, invece, rivela che egli è profondamente consapevole del proprio peccato, ne è pentito e sa di aver bisogno della misericordia di Dio. Il risultato di questi due atteggiamenti così diversi è che il pubblicano tornò a casa giustificato, mentre il fariseo no.
Che cosa significa essere giustificati? Significa che il pubblicano aveva la coscienza limpida ed era radicato nella verità. Sapeva di aver bisogno di misericordia, la implorò e la ricevette. Non mentiva a se stesso, agli altri o a Dio. Sapeva chi era, ed è questa verità che permise a Dio di esaltarlo. La giustificazione del pubblicano avvenne attraverso il perdono dei suoi peccati e il dono della misericordia di Dio nella sua vita.
Il fariseo poteva sentirsi in una certa misura soddisfatto di sé, perché si innalzava agli occhi di tutti. Era convinto della propria giustizia ma, in verità, non era giusto. Era giusto soltanto ai propri occhi. Viveva nella menzogna e molto probabilmente credeva a quella menzogna; forse era persino riuscito a convincerne altri. Ma il fatto rimaneva: il fariseo non era giusto e non era veramente giustificato.
Da questo brano dobbiamo trarre una profonda consapevolezza dell’importanza di vivere nella verità. Chi dipinge un’immagine falsa di sé può ingannare se stesso e persino gli altri. Ma non ingannerà mai Dio e non potrà mai raggiungere la vera pace nella propria anima. Ciascuno di noi deve riconoscere con umiltà la verità del proprio peccato e della propria debolezza e, in questa consapevolezza, implorare l’unico rimedio: la misericordia di Dio.
Rifletti oggi sulla preghiera di questo pubblicano: «O Dio, abbi pietà di me peccatore» (Vangelo secondo Luca 18:13). Falla tua. Ammetti il tuo peccato. Riconosci il tuo bisogno della misericordia di Dio e lascia che quella misericordia ti esalti nella giustizia di Dio.
Signore di ogni giustizia, Gesù Cristo, Ti prego, abbi misericordia di me, perché sono un peccatore. Riconosco il mio peccato e la mia debolezza e imploro la Tua abbondante misericordia. Ti prego, riversa su di me la Tua misericordia e aiutami ad aprire il cuore a tutto ciò che desideri donarmi. Aiutami a vivere nella verità con umiltà, amato Signore. Gesù, confido in Te.
Gesù guarisce
Lunedì della XXX settimana del Tempo Ordinario
Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta. Quando Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua infermità». Le impose le mani e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. Vangelo secondo Luca 13:10-13
Ogni miracolo di Gesù è certamente un atto d’amore rivolto alla persona guarita. In questo racconto, la donna soffriva da diciotto anni e Gesù le mostra la Sua compassione guarendola. E sebbene sia un chiaro atto d’amore rivolto direttamente a lei, il racconto ha molto altro da insegnarci.
Un messaggio che possiamo trarre da questo racconto nasce dal fatto che Gesù guarisce di propria iniziativa. Sebbene alcuni miracoli siano compiuti in risposta alla richiesta e alla preghiera di chi viene guarito, questo miracolo scaturisce semplicemente dalla bontà di Gesù e dalla Sua compassione. A quanto pare, questa donna non cercava una guarigione, ma quando Gesù la vide, provò compassione per lei e la guarì.
Così è anche per noi: Gesù sa di che cosa abbiamo bisogno prima che glielo chiediamo. Il nostro dovere è rimanere sempre fedeli a Lui e sapere che, nella nostra fedeltà, Egli ci darà ciò di cui abbiamo bisogno ancor prima che lo chiediamo.
Un secondo messaggio deriva dal fatto che questa donna «si raddrizzò» una volta guarita. È un’immagine simbolica di ciò che la grazia opera in noi. Quando Dio entra nella nostra vita, siamo capaci di stare diritti, per così dire. Siamo capaci di camminare con una fiducia e una dignità nuove. Scopriamo chi siamo e viviamo liberamente nella Sua grazia.
Rifletti, oggi, su questi due fatti. Dio conosce ogni tua necessità e vi risponderà quando sarà meglio per te. Inoltre, quando ti donerà la Sua grazia, essa ti permetterà di vivere con piena fiducia come Suo figlio o Sua figlia.
Signore di ogni grazia, mi abbandono a Te e confido nella Tua abbondante misericordia. Confido che Tu mi renderai capace di camminare nelle Tue vie ogni giorno della mia vita con piena fiducia. Gesù, confido in Te.
La conversione del cuore
Martedì della XXX settimana del Tempo Ordinario
Disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò con tre misure di farina di frumento, finché tutta la pasta fu lievitata». Vangelo secondo Luca 13:20-21
Il lievito è qualcosa di affascinante. È così piccolo, eppure ha un effetto così potente sull’impasto. Agisce lentamente e in modo quasi miracoloso. A poco a poco l’impasto cresce e si trasforma. Per i bambini è sempre affascinante osservare questo processo quando si prepara il pane.
È questo il modo ideale in cui il Vangelo dovrebbe operare nella nostra vita. Già ora, il regno di Dio è vivo anzitutto nei nostri cuori. La conversione del nostro cuore raramente si compirà davvero in un giorno o in un istante. Certo, ogni giorno e ogni momento sono importanti, e ci sono senz’altro momenti forti di conversione che tutti possiamo ricordare. Ma la conversione del cuore è più simile al lievito che fa crescere l’impasto. Di solito è qualcosa che avviene a poco a poco e passo dopo passo. Lasciamo che lo Spirito Santo prenda in mano la nostra vita in modo sempre più profondo e, così facendo, cresciamo sempre più nella santità, proprio come l’impasto lievita lentamente ma inesorabilmente.
Rifletti, oggi, su questa immagine del lievito che fa crescere l’impasto. Vedi in essa un’immagine della tua anima? Vedi lo Spirito Santo all’opera in te, a poco a poco? Ti vedi cambiare lentamente ma costantemente? Speriamo che la risposta sia «Sì». Anche se la conversione non avviene sempre da un giorno all’altro, deve essere costante, per consentire all’anima di progredire verso quel luogo che Dio ha preparato per lei.
Signore, desidero davvero diventare santo. Desidero essere trasformato a poco a poco, ogni giorno. Aiutami a lasciarmi cambiare da Te in ogni momento della mia vita, perché io possa camminare sempre lungo il sentiero che hai tracciato per me. Gesù, confido in Te.
La presunzione
Mercoledì della XXX settimana del Tempo Ordinario
«Allora egli vi dirà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”». Vangelo secondo Luca 13:27
Gesù chiarisce che alcuni verranno a Lui dando per scontato il proprio ingresso in Paradiso, ma alla loro presunzione sarà risposto con queste parole spaventose: «Non so di dove siete. Allontanatevi da me».
La presunzione è un peccato pericoloso. È pericoloso per due ragioni. Anzitutto, quando le persone sono presuntuose, vivono negando la verità. Nei confronti di Dio, la presunzione significa che le persone agiscono come se fossero in relazione con Dio, quando invece non lo sono. Possono dire cose sante, comportarsi da sante e persino credere di essere sante, mentre in realtà non conoscono affatto nostro Signore. La presunzione, dunque, consiste nel vivere negando la verità.
In secondo luogo, la presunzione è pericolosa perché la persona presuntuosa non si pentirà del proprio peccato. Questo accade perché il suo rifiuto della verità le impedisce di ammettere il proprio peccato. Senza ammettere il proprio peccato, non può poi riconoscere il bisogno di cambiare. Rimane immersa nel suo modo di pensare errato e nel suo peccato.
Gesù presenta questo insegnamento non per mostrare di essere duro con chi è presuntuoso; lo presenta, invece, come un atto di grande misericordia verso chi è prigioniero di questo peccato. Ci vuole questa sconvolgente rivelazione per scuotere una persona e liberarla da questo peccato. In questo caso, è il timore di udire un giorno queste parole da Gesù che aiuterà quanti sono prigionieri della presunzione a liberarsene e ad affrontare la verità.
Rifletti, oggi, su tutti i modi in cui non sei sincero con te stesso o con gli altri. Lascia che lo sgomento per l’esito finale di ogni forma di presunzione presente nella tua vita ti scuota e ti liberi da questo peccato, affinché tu possa umiliarti davanti a Dio adesso, prima che sia troppo tardi. Ricorda quanto profondamente nostro Signore ti ama e lascia che questo amore ti aiuti ad affrontare la tua vita con sincerità e integrità.
Mio amorevole Signore, Ti amo profondamente e Ti prego perché il mio amore sia sempre sincero, autentico e pieno. Aiutami a riconoscere, nella mia vita, tutti i modi in cui non riesco ad amarTi con tutto il cuore. Ti dono la mia vita, amato Signore, senza riserve. Gesù, confido in Te.
Vincere le intimidazioni
Giovedì della XXX settimana del Tempo Ordinario
Si avvicinarono a Gesù alcuni farisei e Gli dissero: «Parti e vattene di qui, perché Erode ti vuole uccidere». Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno porto a compimento la mia opera”». Vangelo secondo Luca 13:31-32
Che scambio interessante tra Gesù e alcuni farisei! È interessante considerare sia il comportamento dei farisei sia quello di Gesù.
Ci si potrebbe chiedere perché i farisei abbiano parlato così a Gesù, avvertendoLo delle intenzioni di Erode. Erano preoccupati per Gesù e cercavano quindi di aiutarLo? Probabilmente no. Sappiamo invece che la maggioranza dei farisei nutriva gelosia e invidia nei confronti di Gesù. In questo caso, sembra che Lo mettessero in guardia dall’ira di Erode per cercare di intimidirLo e indurLo a lasciare il loro territorio. Naturalmente, Gesù non si lasciò intimidire.
A volte viviamo la stessa esperienza. Può capitare che qualcuno venga a riferirci dei pettegolezzi sul nostro conto con il pretesto di volerci aiutare, quando in realtà è un modo sottile per intimidirci e riempirci di paura o di ansia.
La chiave è reagire soltanto come fece Gesù di fronte alla stoltezza e alla malizia. Gesù non cedette alle intimidazioni. Non era affatto preoccupato dalla malizia di Erode. Rispose invece in un modo che, in un certo senso, diceva ai farisei: «Non sprecate il vostro tempo cercando di riempirmi di paura o di ansia. Sto compiendo le opere del Padre mio ed è questa l’unica cosa di cui devo preoccuparmi».
Che cosa ti turba nella vita? Da che cosa ti lasci intimidire? Permetti alle opinioni, alla malizia o ai pettegolezzi degli altri di abbatterti? L’unica cosa di cui dovremmo preoccuparci è compiere la volontà del Padre che è nei cieli. Quando compiamo con fiducia la Sua volontà, avremo anche la sapienza e il coraggio necessari per respingere ogni inganno e ogni sciocca intimidazione nella nostra vita.
Rifletti, oggi, sul tuo impegno a compiere la volontà del Padre nella tua vita. Stai compiendo la Sua volontà? Se è così, ti accorgi che alcune persone si avvicinano a te e cercano di distoglierti da essa? Sforzati di avere la stessa fiducia di Gesù e rimani concentrato sulla missione che Dio ti ha affidato.
Signore, confido davvero nella Tua divina volontà. Confido nel disegno che hai tracciato per me e rifiuto di lasciarmi influenzare o intimidire dalla stoltezza e dalla malizia degli altri. Donami coraggio e sapienza per tenere gli occhi fissi su di Te in ogni cosa. Gesù, confido in Te.
Invitare Gesù
Venerdì della XXX settimana del Tempo Ordinario
Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Vangelo secondo Luca 14:1
Questa frase, tratta dall’inizio del Vangelo di oggi, rivela due cose sulle quali vale la pena meditare.
Anzitutto, Gesù andò a pranzo a casa di uno dei capi dei farisei. Non era cosa da poco. Anzi, con ogni probabilità questo suscitò molte discussioni tra la gente e gli altri farisei. Ci mostra che Gesù non fa preferenze. Non è venuto soltanto per i poveri e i deboli. È venuto anche per la conversione dei ricchi e dei potenti. Troppo spesso dimentichiamo questa semplice verità. Gesù è venuto per tutti, ama tutti e risponde agli inviti di tutti coloro che desiderano averlo nella propria vita. Naturalmente, questo brano rivela anche che Gesù non aveva paura di entrare nella casa di questo capo dei farisei e di mettere in discussione lui e i suoi ospiti, per indurli a un cambiamento del cuore.
In secondo luogo, questo brano afferma che le persone «Lo osservavano attentamente». Forse alcuni erano soltanto curiosi e cercavano qualcosa di cui parlare più tardi con gli amici. Altri, però, con ogni probabilità Lo osservavano attentamente perché desideravano davvero comprenderlo. Intuivano che in Gesù c’era qualcosa di unico e volevano conoscerlo meglio.
Questi due insegnamenti dovrebbero incoraggiarci a riconoscere che Gesù ci ama davvero e risponderà alla nostra apertura alla Sua presenza nella nostra vita. Tutto ciò che dobbiamo fare è chiedere ed essere disponibili ad accoglierLo quando viene a «cenare» con noi. Dovremmo anche imparare dalla testimonianza di coloro che Lo osservavano attentamente. Ci mostrano il buon desiderio che dovremmo avere di tenere gli occhi fissi su Gesù. Sebbene alcuni di coloro che Lo osservavano attentamente si siano rivoltati contro di Lui e Lo abbiano deriso, altri Lo osservavano attentamente e hanno accolto Gesù e il Suo messaggio.
Rifletti, oggi, sulla tua disponibilità a invitare Gesù nella dimora del tuo cuore e nelle circostanze della tua vita. Sappi che accetterà ogni invito che Gli rivolgerai. E quando Gesù viene a te, dedicaGli tutta la tua attenzione. Osserva tutto ciò che dice e fa, e lascia che la Sua presenza e il Suo messaggio diventino il fondamento della tua vita.
Signore generosissimo, Ti invito davvero nel mio cuore. Ti invito in ogni situazione della mia vita. Ti prego, vieni a dimorare con me nella mia famiglia. Vieni a dimorare con me al lavoro, tra gli amici, nelle mie difficoltà, nei momenti di disperazione e in ogni cosa. Aiutami a essere più attento a Te e alla Tua volontà e guidami verso tutto ciò che hai in serbo per la mia vita. Gesù, confido in Te.
L’imbarazzo della superbia
Sabato della XXX settimana del Tempo Ordinario
«Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto». Vangelo secondo Luca 14:8-9
Raccontando questa parabola a coloro che erano a tavola con Lui nella casa del fariseo, Gesù tocca una corda sensibile nei loro cuori. È chiaro che tra i Suoi ascoltatori erano molti quelli che cercavano la stima degli altri e si preoccupavano molto della propria reputazione sociale. Per loro sarebbe stato un pensiero spaventoso occupare il posto d’onore a un banchetto, per poi essere messi in imbarazzo dal padrone di casa con la richiesta di spostarsi in un posto meno importante. Questa umiliazione era ben chiara a coloro che erano assorbiti dal mondo del prestigio sociale.
Gesù si serve di questo esempio imbarazzante per mettere in luce la loro superbia e il pericolo di vivere in modo così superbo. Prosegue dicendo: «Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Non esamineremo mai abbastanza spesso la nostra coscienza riguardo alla superbia. C’è un motivo per cui la superbia viene definita la «madre di tutti i peccati». La superbia conduce a ogni altro peccato e, sotto molti aspetti, è la fonte di ogni peccato. Perciò, se vogliamo tendere alla perfezione nella vita, dovremmo cercare ogni giorno la vera umiltà.
L’umiltà non è altro che vedere le cose come sono. Una persona umile vede se stessa nella verità di Dio. Questo può essere difficile, perché richiede che ci riconosciamo deboli e dipendenti da Dio. Con le nostre forze e il nostro impegno possiamo forse realizzare molte cose sul piano terreno. Ma non possiamo raggiungere la felicità e la bontà se non ci apriamo alla verità delle nostre debolezze e della nostra dipendenza da Dio in ogni cosa.
L’umiltà aiuta anche a purificare il nostro cuore da qualcosa a cui è molto difficile rinunciare. La superbia ci spinge a cercare intensamente la stima degli altri e a far dipendere da essa la nostra felicità. È una strada pericolosa da percorrere, perché ci lascia costantemente dipendenti dalle opinioni altrui. E troppo spesso le opinioni degli altri si basano su criteri falsi e superficiali.
Rifletti, oggi, su quanto sei libero dalle opinioni fuorvianti e false degli altri. Certo, devi chiedere regolarmente consiglio alle persone che conosci e ami. Ma devi fare in modo di dipendere soltanto da Dio e dalla Sua Verità. Quando lo farai, sarai già a buon punto sul cammino della vera umiltà.
Signore della Verità, Ti prego, rendimi umile. Elimina ogni orgoglio dalla mia vita, perché io possa rivolgermi soltanto a Te e alla Tua volontà. Aiutami ad avere a cuore unicamente la Verità che Tu stabilisci e a usarla come unica misura della mia anima. Gesù, confido in Te.
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