La Croce, l’Eucaristia e la Beata Vergine Maria
Memoria della Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa – Lunedì dopo Pentecoste
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo la accolse in casa sua. Vangelo secondo Giovanni 19:26-27
Il 3 marzo 2018 papa Francesco annunciò che il lunedì dopo la domenica di Pentecoste si sarebbe celebrata una nuova memoria, intitolata «Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa». Da quel momento, questa memoria viene inserita nel Calendario Romano Generale e deve essere celebrata in tutta la Chiesa.
In occasione dell’istituzione di questa memoria, il cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto Divino, ha dichiarato:
Questa celebrazione ci aiuterà a ricordare che la crescita nella vita cristiana deve essere ancorata al mistero della Croce, all’oblazione di Cristo nel convito eucaristico e alla Madre del Redentore e dei redenti, la Vergine che si offre a Dio.
«Ancorati» alla Croce, all’Eucaristia e alla Beata Vergine Maria, che è al tempo stesso «Madre del Redentore» e «Madre dei redenti». Quali splendide intuizioni e parole ispiratrici ci offre questo santo Cardinale della Chiesa.
Il Vangelo scelto per questa memoria ci presenta la santa immagine della Beata Vergine Maria in piedi davanti alla Croce di suo Figlio. Mentre era lì, udì Gesù pronunciare le parole: «Ho sete». Gli fu dato del vino su una spugna, poi Egli dichiarò: «È compiuto». La Madre di Gesù, la Beata Vergine Maria, Madre del Redentore, fu testimone del momento in cui la Croce di suo Figlio divenne la fonte della redenzione del mondo. Bevendo quell’ultimo sorso di vino, Egli portò a compimento l’istituzione del nuovo ed eterno banchetto pasquale, la Santa Eucaristia.
Inoltre, poco prima di spirare, Gesù dichiarò a Sua madre che da quel momento sarebbe stata la «Madre dei redenti», cioè la madre di ogni membro della Chiesa. Questo dono della madre di Gesù alla Chiesa fu simboleggiato dalle Sue parole: «Ecco tuo figlio… Ecco tua madre».
Mentre celebriamo nella Chiesa questa nuova e bella memoria universale, rifletti sul tuo rapporto con la Croce, con l’Eucaristia e con la tua madre celeste. Se sei disposto a stare accanto alla Croce, a contemplarla insieme alla Beata Vergine Maria e a essere testimone di Gesù che versa il Suo prezioso sangue per la salvezza del mondo, allora anche a te è concesso il privilegio di sentirlo dire: «Ecco tua madre». Rimani vicino alla tua madre celeste. Cerca le sue cure e la sua protezione materna e lascia che le sue preghiere ti avvicinino ogni giorno di più a suo Figlio.
Carissima Madre Maria, Madre di Dio, madre mia e Madre della Chiesa, prega per me e per tutti i tuoi figli che hanno tanto bisogno della misericordia di tuo Figlio, riversata dalla Croce per la redenzione del mondo. Possano tutti i tuoi figli avvicinarsi sempre più a te e a tuo Figlio, mentre contempliamo la gloria della Croce e ci nutriamo della Santissima Eucaristia. Madre Maria, prega per noi. Gesù, confido in Te!
La vita interiore di Dio!
Solennità della Santissima Trinità
«A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Vangelo secondo Matteo 28:18-20 (Vangelo dell’Anno B)
La Santissima Trinità! La vita interiore di Dio! Il più grande mistero della nostra fede!
Siamo tutti abituati all’idea che esista un solo Dio. E accettiamo pienamente che questo unico Dio sia Padre, Figlio e Spirito Santo. A prima vista, sembra una contraddizione. Come può Dio essere uno e trino allo stesso tempo? È un mistero che vale la pena approfondire e contemplare.
Anzitutto, dobbiamo comprendere che Dio Padre, Figlio e Spirito Santo sono tre Persone divine. Ciascuna distinta dalle altre. Ogni Persona ha un intelletto perfetto e una volontà libera. Ciascuna è capace di conoscere e amare in modo perfetto.
Ma è proprio questa «perfezione» della loro capacità di conoscere e amare a renderle una cosa sola. Ciascuna partecipa dell’unica natura divina e, in questa natura divina, sono perfettamente unite. Ciò significa che ciascuna conosce e ama perfettamente le altre. E questa conoscenza (un atto del loro intelletto perfetto) e questo amore (un atto della loro volontà perfetta) danno origine a un’unità così profonda e intima che vivono e agiscono come un solo Dio.
È inoltre fonte di ispirazione sapere e comprendere che l’unità che condividono attraverso la conoscenza e l’amore reciproci offre anche a ciascuna di loro la piena realizzazione come Persona. Questo mostra che l’«essere persona» trova il proprio compimento nell’unità. Quale meraviglioso insegnamento per ciascuno di noi!
Non siamo Dio, ma siamo fatti a Sua immagine e somiglianza. Perciò troviamo la nostra pienezza nello stesso modo in cui la trova Dio. In particolare, troviamo pienezza nella vita attraverso l’amore per gli altri e la libera scelta di conoscere ogni persona, entrando in comunione con lei. Questo assumerà forme diverse a seconda delle nostre relazioni. Naturalmente, marito e moglie sono chiamati a condividere l’unità più profonda, a imitazione della vita di Dio. Ma tutte le relazioni sono chiamate a partecipare alla vita di Dio, ciascuna in un modo unico.
Rifletti oggi, mentre celebriamo questa domenica della Santissima Trinità, sulle relazioni alle quali Dio ti ha chiamato. Quanto pienamente imiti l’amore della Santissima Trinità nelle tue relazioni? Certamente tutti troveremo aspetti in cui crescere. Impegnati a fare un altro passo in profondità e, con questo passo nell’amore, lascia che Dio ti doni una pienezza ancora maggiore.
Padre, Figlio e Spirito Santo, aiutami a conoscerTi e ad amarTi. Aiutami a scoprire l’amore che condividete nella Vostra stessa vita divina. Attraverso questa scoperta, aiutami anche ad amare gli altri con il Tuo cuore. Padre, Figlio e Spirito Santo, confido in Te.
Corpus Domini
Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo
«Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti». Vangelo secondo Marco 14:22a-24 (Vangelo dell’Anno B)
Buona solennità del Santissimo Corpo e Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, nostro Signore e Dio! Quale dono celebriamo oggi!
L’Eucaristia è tutto. È ogni cosa: pienezza di vita, salvezza eterna, misericordia, grazia, felicità, ecc. Perché l’Eucaristia è tutto questo e molto di più? In parole semplici, l’Eucaristia È Dio. Punto. Perciò l’Eucaristia è tutto ciò che Dio è.
Nel suo bellissimo inno tradizionale, Adoro te Devote, san Tommaso d’Aquino scrive: «Ti adoro devotamente, o Divinità nascosta, che realmente Ti celi sotto queste apparenze. A Te si sottomette tutto il mio cuore e, nel contemplarTi, si abbandona completamente. La vista, il tatto, il gusto si ingannano nel giudicarTi, ma basta l’udito per credere con fermezza…». Che splendida professione di fede in questo dono meraviglioso.
Questa professione di fede rivela che, quando adoriamo davanti all’Eucaristia, adoriamo Dio stesso, nascosto sotto le apparenze del pane e del vino. I nostri sensi sono ingannati. Ciò che vediamo, gustiamo e tocchiamo non rivela la realtà che abbiamo davanti. L’Eucaristia è Dio.
Se siamo cresciuti nella fede cattolica, lungo tutta la nostra vita ci è stato insegnato ad avere riverenza per l’Eucaristia. Ma la «riverenza» non basta. La maggior parte dei cattolici ha riverenza per l’Eucaristia: facciamo la genuflessione, ci inginocchiamo e trattiamo l’Ostia consacrata con rispetto. Ma è importante meditare nel tuo cuore su una domanda. Credi che l’Eucaristia sia Dio onnipotente, il Salvatore del mondo, la seconda Persona della Santissima Trinità? Ci credi così profondamente che il tuo cuore si commuove d’amore e di profonda devozione ogni volta che ti trovi davanti al nostro Signore divino, presente davanti a noi sotto il velo dell’Eucaristia? Quando ti inginocchi, ti prostri nel tuo cuore, amando Dio con tutto il tuo essere?
Forse tutto questo ti sembra un po’ eccessivo. Forse per te bastano una semplice riverenza e il rispetto. Ma non è così. Poiché l’Eucaristia è Dio onnipotente, dobbiamo vederLo lì con gli occhi della fede, nella nostra anima. Dobbiamo adorarLo profondamente, come fanno gli angeli in Cielo. Dobbiamo esclamare: «Santo, Santo, Santo è il Signore Dio onnipotente». Entrando alla Sua divina presenza, dobbiamo lasciarci muovere all’adorazione più profonda.
Medita oggi sulla profondità della tua fede nell’Eucaristia e impegnati a rinnovarla, adorando Dio come chi crede con tutto il proprio essere.
Ti adoro devotamente, o Divinità nascosta, che realmente Ti celi sotto queste apparenze. A Te si sottomette tutto il mio cuore e, nel contemplarTi, si abbandona completamente. La vista, il tatto, il gusto si ingannano nel giudicarTi, ma basta l’udito per credere con fermezza. Gesù, confido in Te.
Il Cuore dell’amore perfetto e del dono di sé
Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Vangelo secondo Matteo 11:29 (Vangelo dell’Anno A)
Buona solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù!
Ad alcuni questa può sembrare una celebrazione antica e superata nella Chiesa. Può essere vista come una di quelle feste di un tempo che hanno poco significato nella nostra vita di oggi. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità!
Il Sacro Cuore di Gesù è proprio ciò che abbiamo bisogno di conoscere, sperimentare e accogliere nella nostra vita oggi. Il Suo cuore, quel cuore che fu trafitto dalla lancia e dal quale sgorgarono sangue e acqua, è il segno, il simbolo e la sorgente dell’amore ardente della Sua stessa anima. Il sangue è immagine della Santissima Eucaristia e l’acqua è immagine delle acque purificatrici del Battesimo.
Questa celebrazione del Sacro Cuore di Gesù celebra Gesù che riversa su di noi tutta la Sua vita e tutto il Suo amore. Non ha trattenuto nulla per Sé, e questo è simboleggiato dallo sgorgare dell’ultima goccia di quel sangue e di quell’acqua dal Suo Cuore, mentre giaceva morto sulla Croce. Benché sia un’immagine molto cruda, lo è per comunicare una verità. La verità, ancora una volta, è che Egli non ha trattenuto nulla per Sé. Dobbiamo renderci conto che Gesù continua a donarci tutto, se siamo disposti ad accoglierlo.
Se oggi senti il bisogno di conoscere più profondamente il Suo amore nella tua vita, prova a dedicare del tempo a meditare su questo passo della Scrittura: «…ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua» (Vangelo secondo Giovanni 19:33-34). Dedica del tempo a meditare su quell’ultimo dono di Sé, il dono di quell’acqua e di quel sangue che sgorgano dal Suo Cuore ferito. È un segno del Suo amore infinito per te. Medita su questo dono riversato proprio per te. Contemplalo, immergiti in esso e apriti ad accoglierlo. Lascia che il Suo amore ti trasformi e ti colmi.
Sacro Cuore di Gesù, abbi pietà di noi. Ti ringrazio, amato Signore, per avermi donato tutto. Non mi hai negato nulla e continui a riversare la Tua vita per il mio bene e per il bene del mondo intero. Fa’ che io accolga tutto ciò che mi doni e non trattenga nulla per me, ma doni tutto a Te. Gesù, confido in Te.
Il Cuore della Madre di Dio
Memoria del Cuore Immacolato di Maria
…sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. Vangelo secondo Luca 2:51b
Oggi onoriamo la nostra Madre benedetta. In particolare, onoriamo il suo Cuore Immacolato, così come ieri abbiamo onorato il Sacro Cuore di Gesù. I due sono strettamente uniti.
Il Cuore della nostra Madre beata è un segno del suo amore perfetto per noi. È «Immacolato» perché è senza macchia e perfetto nell’amore.
Nel riflettere sulla perfezione dell’amore, riconosciamo anche che il suo amore è la perfezione dell’amore materno. È un amore unico, del grado più elevato. L’amore di una madre non è soltanto amore del prossimo o amicizia. È invece un amore che si dona senza riserve, si prende cura, si sacrifica ed è totale. Questo è l’amore che la nostra Madre benedetta ha per noi.
Oggi è un buon giorno per riflettere se hai permesso o meno a Maria di amarti con questo perfetto amore materno. Ti sei consacrato a lei, scegliendola come tua regina e madre?
Il Cuore Immacolato e, quindi, l’amore immacolato della nostra Madre Santissima sono un dono glorioso di Dio. Lei è lo strumento attraverso il quale la Salvezza in persona è venuta nel nostro mondo. È dunque anche lo strumento attraverso il quale tutta la grazia donata da Cristo continua a giungere nel mondo. È la Mediatrice della grazia. Perché ha questo ruolo? Perché Dio ha disposto così. Dio avrebbe potuto salvarci in qualunque modo avesse scelto, ma dobbiamo riconoscere con umiltà e sincerità che il modo da Lui scelto per salvarci passa attraverso la mediazione della Madre Santissima.
Dio non cambia idea oggi. L’ha scelta come strumento di salvezza oltre 2.000 anni fa e continua a sceglierla anche oggi. Continua a effondere la Sua grazia sul mondo attraverso di lei, e lei continua a dispensare il Suo amore e la Sua misericordia attraverso il proprio Cuore Immacolato e materno.
Rifletti oggi sulla bellezza e sulla perfezione dell’amore che dalla sua vita si irradia verso di te. Corri da lei e compi un atto di fede nella sua premura materna. Consacrati a lei e lascia che sia lo strumento che Dio vuole che sia.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen. Cuore Immacolato di Maria, prega per noi. Gesù, confido in Te.
Persecuzione e discordia trasformate
Festa della Conversione di san Paolo apostolo, 25 gennaio
«Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Io risposi: «Chi sei, o Signore?». Mi disse: «Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti». Atti degli Apostoli 22:7-8
Oggi celebriamo una delle più grandi conversioni mai conosciute. La conversione di Saulo di Tarso è così significativa che nella nostra Chiesa le è attribuito il glorioso grado liturgico di festa. Perché? Potremmo certamente trovare molte ragioni. Consideriamone due.
Anzitutto, dalla conversione di Saulo è nato uno dei più grandi evangelizzatori che la nostra Chiesa abbia mai conosciuto. Saulo, che in seguito viene chiamato Paolo, era un uomo di straordinario zelo, dedito con tutto il cuore alla fede. Era pieno di zelo già prima di diventare un seguace di Cristo Gesù e portò questo zelo nella sua conversione, dedicando tutto se stesso all’annuncio del Vangelo.
Il suo ministero di apostolo di Cristo non portò soltanto alla fondazione di numerose comunità cristiane, ma anche all’inclusione nella nostra Sacra Scrittura di quattordici lettere attribuite a lui o ai suoi seguaci. I suoi scritti sono profondi, ricchi di significato e molto personali. Il suo amore, il suo zelo e la sua premura per le comunità cristiane da lui fondate risplendevano, rivelandolo come un vero pastore di Dio.
In secondo luogo, la sua conversione avviene dopo una feroce persecuzione della Chiesa cristiana appena fondata. Saulo va di città in città, catturando i nuovi cristiani e perseguitandoli. L’episodio più noto di questa persecuzione è quello in cui egli approva la lapidazione di santo Stefano, il primo martire cristiano, narrato in precedenza negli Atti degli Apostoli.
Il passo della Scrittura citato sopra, tratto dalla prima lettura della Messa di oggi, ci mostra Gesù che appare a Saulo e gli chiede perché Lo stia perseguitando. Saulo, confuso, non comprende che la sua persecuzione della Chiesa è in realtà una persecuzione di Gesù stesso. Questa rivelazione ricevuta da Saulo lo avvia su un intenso cammino di conversione.
Una verità che questo episodio rivela è che, a volte, all’interno della Chiesa incontriamo divisioni e persino persecuzioni tra una persona e l’altra. Questo non dovrebbe sconvolgerci né minare la nostra fede. Gesù era ben consapevole di questa realtà nel caso di san Paolo e scelse di servirsi di lui nonostante la sua terribile persecuzione dei cristiani. Questo passo dovrebbe invitarci a guardare ogni persecuzione e discordia soprattutto come un’opportunità. È un’opportunità per Gesù di trarre un grande bene da qualcosa di profondamente doloroso.
Rifletti, oggi, sulla tua esperienza di discordia e divisione all’interno della Chiesa o persino nella tua stessa famiglia. Anche se è importante riconoscere il dolore e le ferite che ne derivano, non perdere la speranza che Dio possa volgere ogni cosa al bene e servirsi di tutto per la Sua gloria.
Signore, vedo la sofferenza, la confusione e la divisione all’interno della Tua Chiesa e persino nella mia famiglia. Vedo conflitti e discordie in tutta la società. Mentre vedo e affronto queste difficoltà, donami speranza perché possa confidare nel Tuo disegno divino, poiché Tu permetti ogni cosa per la Tua gloria. Gesù, confido in Te.
Compiere la nostra missione
Festa della Presentazione del Signore, 2 febbraio
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Vangelo secondo Luca 2:29-32
Celebriamo, oggi, l’evento glorioso della presentazione di Gesù al Tempio da parte di Maria e Giuseppe. Simeone, uomo «giusto e pio», aveva atteso questo momento per tutta la vita. Il passo riportato sopra contiene le parole che pronunciò quando quel momento finalmente giunse.
È una dichiarazione profonda, scaturita da un cuore umile e pieno di fede. Simeone stava dicendo qualcosa del genere: «Signore del cielo e della terra, ora la mia vita è completa. L’ho visto. L’ho tenuto tra le braccia. È Lui. È il Messia. Non ho bisogno di nient’altro nella vita. La mia vita è compiuta. Ora sono pronto a morire. La mia vita ha raggiunto il suo scopo e il suo culmine».
Simeone, come qualunque altra persona comune, avrà vissuto molte esperienze nella vita. Avrà avuto molte ambizioni e molti obiettivi. Tante cose per le quali si sarà impegnato a fondo. Perciò, quando diceva di essere ormai pronto ad «andare in pace», intendeva semplicemente che lo scopo della sua vita era stato raggiunto e che tutto ciò per cui aveva lavorato e lottato era giunto a compimento in quel momento.
Non è un’affermazione da poco! Ma è davvero una grande testimonianza per noi nella vita quotidiana e ci offre un esempio di ciò a cui dovremmo tendere. In questa esperienza di Simeone vediamo che la vita deve essere orientata all’incontro con Cristo e al compimento del nostro scopo secondo il disegno di Dio. Per Simeone, quello scopo, rivelatogli attraverso il dono della fede, era accogliere Gesù Bambino nel Tempio al momento della Sua presentazione e poi consacrare questo Bambino al Padre secondo la Legge.
Qual è la tua missione e qual è lo scopo della tua vita? Non saranno gli stessi di Simeone, ma avranno dei punti in comune. Dio ha un disegno perfetto per te, che ti rivelerà nella fede. Questa chiamata e questo scopo consisteranno, in definitiva, nell’accogliere Cristo nel tempio del tuo cuore e poi nel lodarLo e adorarLo davanti a tutti. Tutto questo assumerà una forma unica, secondo la volontà di Dio per la tua vita. Ma sarà altrettanto significativo e importante quanto la chiamata di Simeone e sarà parte integrante dell’intero disegno divino di salvezza per il mondo.
Rifletti, oggi, sulla tua chiamata e sulla tua missione nella vita. Non lasciarti sfuggire la tua chiamata. Non lasciarti sfuggire la tua missione. Continua ad ascoltare, ad attendere con fiducia e ad agire nella fede mentre quel disegno si dispiega, affinché anche tu possa un giorno gioire e «andare in pace», con la certezza che questa chiamata si è compiuta.
Signore, sono il Tuo servo. Cerco la Tua volontà. Aiutami a risponderTi con fede e disponibilità e aiutami a dirTi «Sì», affinché la mia vita raggiunga lo scopo per il quale sono stato creato. Ti ringrazio per la testimonianza di Simeone e Ti prego che anch’io possa un giorno rallegrarmi perché la mia vita ha trovato compimento. Gesù, confido in Te.
Il dono infallibile di Gesù
Festa della Cattedra di san Pietro, 22 febbraio
«E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Vangelo secondo Matteo 16:18-19
Questo brano dovrebbe darci grande conforto. Perché? Perché in questo brano Gesù pone le fondamenta della Sua Chiesa. Dona a Pietro le chiavi del Regno dei cieli. E, così facendo, istituisce quello che è divenuto noto come il dono dell’«infallibilità».
Pensaci. Che cosa significa ricevere «le chiavi del Regno dei Cieli»? È un’affermazione davvero straordinaria. Eppure, pronunciandola in modo chiaro e definitivo, Gesù affidò a Pietro un incredibile potere spirituale. Forse in quel momento Pietro non ne comprese esattamente il significato, ma l’essere investito di una tale autorità lo avrà trasformato.
Per «infallibilità» intendiamo che a Pietro era garantito di insegnare soltanto ciò che è vero in materia di fede e di morale. La fede e la morale sono ciò che perdura per sempre nel Regno dei cieli, ed è dunque in questi ambiti che a Pietro viene affidata autorità.
Sappiamo inoltre che gli Apostoli ebbero dei successori. Pietro andò a Roma e divenne Vescovo di Roma. Gli succedette Lino, poi Cleto, poi Clemente, e così via fino all’attuale Vescovo di Roma. È importante sottolinearlo, perché questa autorità spirituale che Gesù diede a Pietro non si esaurì con la sua morte. Continuò invece nei suoi successori e continuerà fino alla fine del mondo.
Oggi, celebrando la grande festa della Cattedra di san Pietro, non solo onoriamo il Papa, ma ci rallegriamo anche dell’autorità spirituale che è stata affidata al Santo Padre. E sapere che Gesù è vivo e presente in questo modo, attraverso la sicura autorità di insegnamento conferita dalle Chiavi del Cielo, dovrebbe darci conforto e pace, nella certezza che le porte dell’inferno non prevarranno mai contro la Chiesa. I papi sono peccatori, ma sono anche strumenti visibili e infallibili di Cristo stesso ogni volta che esercitano il loro sacro ruolo.
Rifletti, oggi, sulla tua fede nella Chiesa. Non riponiamo la nostra fede nelle persone: riponiamo la nostra fede in Cristo, nella Sua Chiesa e nell’autorità spirituale affidata alla Chiesa. Rifletti sulla tua fede a questo riguardo e, se in qualche modo è carente, rinnovala in onore di questa grande festa della Cattedra di san Pietro.
Signore Gesù, hai affidato il Tuo potere e la Tua autorità a san Pietro e a tutti i suoi successori. Ti ringrazio per il dono del nostro Papa. Prego per lui e lo affido a Te, perché Tu lo guidi e lo protegga. Rinnovo la mia fede nel dono del Santo Padre e nella Tua promessa di guidarci sempre attraverso di lui. Possa la mia fede nella Tua Chiesa portarmi consolazione e speranza, mentre tutti avanziamo verso la meta della nostra salvezza, il glorioso Regno dei Cieli. Gesù, confido in Te.
Il ministero apostolico
Festa di san Mattia, apostolo, 14 maggio
(Pietro disse) «Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della Sua risurrezione». Ne proposero due: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due Tu hai scelto per prendere il posto in questo ministero apostolico, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava». Tirarono quindi a sorte fra loro, e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici Apostoli. Atti degli Apostoli 1:21-26
Ed ecco il primo nuovo vescovo!
La festa di san Mattia celebra la continuità del ministero apostolico. Onorando san Mattia, onoriamo il fatto che Gesù ha dato ai Suoi primi apostoli la possibilità di trasmettere ad altri, come loro successori, la sacra potestà ricevuta con l’ordinazione. San Mattia prese il posto di Giuda. E, mentre la Chiesa continuava a crescere, altri furono scelti e ricevettero la grazia dell’ordinazione episcopale. Oggi ciascuno dei nostri vescovi è legato, attraverso una linea diretta di successione, a uno o più degli apostoli. Questa successione ininterrotta è il nostro legame diretto con il ministero sacerdotale di Gesù, così come viene trasmesso alla Chiesa.
Che dono è questo! È vero che non tutti i vescovi e i sacerdoti sono santi. Ne siamo tutti ben consapevoli. Ma è anche vero che ogni vescovo e ogni sacerdote partecipa al meraviglioso dono del ministero sacerdotale di Cristo. E questo ministero non è per loro: è per te.
Gesù ha voluto continuare il Suo ministero in modo concreto, personale e umano. Ha voluto essere presente in ogni Battesimo, Confermazione e santa Comunione. Ha voluto essere lì personalmente a donare queste grazie al Suo popolo. Ed è lì, attraverso il ministero del vescovo o del sacerdote.
La chiave è vedere Cristo in quel ministero. Ogni sacerdote o vescovo è, a suo modo, una rappresentazione unica di Cristo. Ciascuno riflette Cristo nella propria personalità umana e nella propria santità. Ma, soprattutto, essi rappresentano Cristo agendo nella Sua stessa persona. Attraverso di loro, Gesù pronuncia le Sue parole di assoluzione e di consacrazione. Dobbiamo quindi andare oltre le apparenze e vedere Cristo Gesù. Questo è pienamente possibile se ci accostiamo con fede ai ministri di Dio.
Rifletti, oggi, sul tuo atteggiamento verso i sacerdoti e i vescovi di Dio. Come parli di loro? Cerchi Cristo in loro? Sei aperto a Cristo che esercita il Suo ministero attraverso di loro? Il ministero apostolico al quale partecipano è un vero dono di Cristo e deve essere amato e accolto come se accogliessimo Cristo stesso… perché è proprio ciò che facciamo.
Signore, Ti ringrazio per il dono dei Tuoi ministri ordinati. Ti ringrazio per il vescovo e per tutti i sacerdoti che mi hanno annunciato la Tua Parola e amministrato i Tuoi sacramenti. Oggi prego per loro, perché continuino a essere strumenti santi del Tuo amore. Gesù, confido in Te.
Benedetta tu fra tutte le donne!
Festa della Visitazione della Beata Vergine Maria, 31 maggio
Elisabetta, colmata di Spirito Santo, esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?» Vangelo secondo Luca 1:41b-43
Che onore sarebbe ricevere la visita della nostra Madre benedetta, la madre di Gesù! Elisabetta era profondamente consapevole di questo onore e perciò, ispirata, lo riconobbe esclamando a gran voce.
Sebbene ricevere la visita della madre del suo Signore sia stato un dono unico concesso a Elisabetta, dobbiamo comprendere che siamo tutti ugualmente benedetti dalla possibilità di accogliere ogni giorno nella nostra vita la presenza della Madre di Dio.
Maria, nostra Madre, è la Regina di tutti i santi, ma è anche la Regina di tutti i peccatori e la Regina di quanti si impegnano nel cammino di santità. È la Madre di tutti i viventi e la Madre della Chiesa. Nella provvidenza di Dio, continua a svolgere il suo ruolo unico, visitando ogni giorno quanti sono nel bisogno. Lo fa in un modo assai più profondo e trasformante di quanto sia avvenuto nel caso di Elisabetta. Le visite di Maria, nostra Madre, a noi, suoi figli, avvengono ora nell’ordine della grazia.
Che cosa significa dire che la nostra Madre benedetta ci visita nell’ordine della grazia? Significa che la nostra relazione con lei si fonda sulla volontà e sul disegno divini. Significa che possiamo avere con lei una relazione attraverso la quale ci comunica innumerevoli doni di misericordia da parte di suo Figlio. Significa che diventa per noi la più potente mediatrice di grazia che il mondo abbia mai conosciuto. Significa che la sua azione nella nostra vita è profonda, radicale, capace di trasformarci e intimamente personale.
La difficoltà nella relazione con la nostra Madre benedetta sta nel fatto che essa deve svolgersi su un piano spirituale e interiore, anziché fisico ed esteriore. Tuttavia, pur essendo così, non dobbiamo pensare che questo ci renda meno capaci di conoscerla e di amarla. Anzi, la relazione che ora possiamo avere per grazia con la nostra Madre benedetta è molto più intima e profonda di quella che Elisabetta poté avere con lei in occasione della Visitazione.
Rifletti oggi sul tuo rapporto con la Madre di Dio. Tanto tempo fa visitò Elisabetta e ora desidera visitare la tua anima per portarti la grazia e la misericordia di suo Figlio. Cerca di instaurare con lei questo splendido rapporto nell’ordine della grazia. Accoglila, ascoltala, apriti alla grazia che ti porta e rallegrati con Elisabetta che la madre del tuo Signore venga a te.
Carissima Madre Maria, ti amo e consacro a te la mia vita, confidando nella tua cura materna e nella tua mediazione. Aiutami, cara Madre, ad accogliere tutto ciò che desideri portarmi da parte di tuo Figlio Gesù. Mi sento onorato e, al tempo stesso, profondamente umile nel sapere che ti prendi cura di me e desideri portarmi la misericordia del Cuore di tuo Figlio Gesù. Madre Maria, prega per noi. Gesù, confido in Te.
Fedeltà a Dio dopo una caduta
Solennità della Natività di san Giovanni Battista, 24 giugno
Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Vangelo secondo Luca 1:63-64
Zaccaria offre a tutti noi una grande testimonianza: quella di un uomo che peccò per mancanza di fede in Dio, ma che, dopo aver sofferto l’umiliazione del proprio peccato, divenne davvero fedele e finì per «benedire Dio».
Conosciamo la sua storia. Sua moglie, ormai anziana, rimase incinta di Giovanni Battista per un miracolo. Quando un angelo rivelò a Zaccaria che questo sarebbe accaduto, egli non ebbe fede in quella promessa e dubitò. Di conseguenza, rimase muto fino al momento della nascita di Giovanni. Fu allora che Zaccaria agì con fedeltà alla rivelazione di Dio, dando al bambino il nome di «Giovanni», come l’angelo aveva chiesto. Questo atto di fedeltà da parte di Zaccaria gli sciolse la lingua ed egli cominciò a proclamare le lodi di Dio.
Questa testimonianza di Zaccaria dovrebbe essere fonte di ispirazione per tutti coloro che cercano di seguire la volontà di Dio nella propria vita, ma non ci sono riusciti. Molte volte Dio ci parla e noi Lo ascoltiamo, ma non crediamo a ciò che dice. Veniamo meno alla fedeltà alle Sue promesse. Di conseguenza, subiamo gli effetti di quel peccato.
In un primo momento, gli effetti del peccato nella nostra vita possono sembrare un castigo. In effetti, sotto molti aspetti lo sono. Non è un castigo che viene da Dio; è piuttosto un castigo che deriva dal peccato. Il peccato ha conseguenze devastanti nella nostra vita. Ma la buona notizia è che Dio permette quelle conseguenze del peccato per ricondurci alla fedeltà a Lui. E se lasciamo che ci rendano umili e ci cambino, come fece Zaccaria, potremo passare da una vita di infedeltà alla volontà di Dio a una vita di fedeltà. E una vita di fedeltà ci permetterà, alla fine, di cantare le lodi del nostro Dio.
Rifletti, oggi, sui modi in cui non sei stato fedele a Dio nella tua vita. Ma fallo in una prospettiva di speranza. Spera che Dio ti accolga di nuovo e trasformi la tua vita, se ritorni a Lui. Dio ti aspetta e la Sua misericordia è abbondante. Lascia che la Sua misericordia ti doni un cuore colmo di benedizione per la bontà di Dio.
Signore, aiutami a guardare ai miei peccati passati non tanto con disperazione, quanto come a motivi per tornare a Te con maggiore fedeltà. Non importa quante volte io sia caduto: aiutami a rialzarmi e a cantare fedelmente le Tue lodi. Gesù, confido in Te.
Annunciare il Vangelo
Solennità dei santi Pietro e Paolo, 29 giugno
«E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa». Vangelo secondo Matteo 16:18
La Chiesa, nel corso dei secoli, è stata odiata, fraintesa, calunniata, derisa e persino attaccata. Sebbene talvolta la derisione e il biasimo siano conseguenza delle colpe personali dei suoi membri, il più delle volte la Chiesa è stata e continua a essere perseguitata perché ci è stata affidata la missione di proclamare con chiarezza, compassione, fermezza e autorità, con la voce di Cristo stesso, la verità che libera e rende tutti liberi di vivere uniti come figli di Dio.
Paradossalmente, e tristemente, in questo mondo sono molti coloro che rifiutano di accettare la Verità. Sono molti coloro che, invece, crescono nella rabbia e nell’amarezza mentre la Chiesa compie la sua missione divina.
Qual è questa missione divina della Chiesa? La sua missione è insegnare con chiarezza e autorità, effondere la grazia e la misericordia di Dio nei sacramenti e pascere il popolo di Dio per condurlo al Cielo. È Dio che ha affidato alla Chiesa questa missione ed è Dio che rende la Chiesa e i suoi ministri capaci di compierla con coraggio, audacia e fedeltà.
La solennità di oggi è un’occasione particolarmente adatta per riflettere su questa sacra missione. I santi Pietro e Paolo non sono soltanto due dei più grandi esempi della missione della Chiesa, ma sono anche il fondamento stesso sul quale Cristo ha stabilito questa missione.
Anzitutto, Gesù stesso, nel Vangelo di oggi, ha detto a Pietro: «E io a te dico: tu sei Pietro e su questa Pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del Regno dei Cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei Cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei Cieli».
In questo brano evangelico, «le chiavi del Regno dei Cieli» vengono consegnate al primo papa della Chiesa. A san Pietro, al quale è affidata per volere divino la guida della Chiesa sulla terra, viene data l’autorità di insegnarci tutto ciò che dobbiamo sapere per giungere al Cielo. È chiaro, fin dai primi giorni della Chiesa, che Pietro ha trasmesso queste «chiavi del Regno», questa «facoltà di legare e sciogliere con autorità», questo dono divino che oggi è chiamato infallibilità, al suo successore, e questi al proprio successore, e così via fino a oggi.
Sono molti coloro che si adirano contro la Chiesa perché proclama con chiarezza, sicurezza e autorità la verità liberante del Vangelo. Questo vale soprattutto nell’ambito della morale. Spesso, quando queste verità vengono proclamate, la Chiesa viene attaccata e fatta oggetto di ogni sorta di appellativo calunnioso.
Il motivo principale per cui questo è tanto triste non è tanto il fatto che la Chiesa venga attaccata: Cristo ci darà sempre la grazia di cui abbiamo bisogno per sopportare la persecuzione. Il motivo principale di tanta tristezza è che, il più delle volte, proprio coloro che si adirano maggiormente sono quelli che hanno più bisogno di conoscere la verità liberante. Tutti hanno bisogno della libertà che viene soltanto in Cristo Gesù e della verità integrale e inalterata del Vangelo, che Egli ci ha già affidato nella Scrittura e che continua a chiarirci attraverso Pietro nella persona del Papa. Inoltre, il Vangelo non cambia mai: l’unica cosa che cambia è la nostra comprensione sempre più profonda e chiara di questo Vangelo. Rendiamo grazie a Dio per Pietro e per tutti i suoi successori che servono la Chiesa in questo ruolo essenziale.
A san Paolo, l’altro Apostolo che oggi onoriamo, non furono affidate le chiavi di Pietro, ma egli fu chiamato da Cristo e fortificato dalla sua ordinazione per essere Apostolo delle genti. Con grande coraggio, san Paolo percorse tutto il Mediterraneo per portare il messaggio a tutti coloro che incontrava. Nella seconda lettura di oggi, san Paolo ha detto a proposito dei suoi viaggi: «Il Signore mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché per mio mezzo si compisse l’annuncio» del Vangelo «e tutte le genti lo ascoltassero». E sebbene abbia sofferto, sia stato percosso, imprigionato, deriso, incompreso e odiato da molti, è stato anche strumento di vera libertà per molti. Tante persone hanno risposto alle sue parole e al suo esempio, donando radicalmente la propria vita a Cristo. Dobbiamo agli sforzi instancabili di san Paolo la nascita di molte nuove comunità cristiane. Di fronte all’opposizione del mondo, Paolo ha detto nell’epistola di oggi: «Sono stato liberato dalla bocca del leone. Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno».
Sia san Paolo sia san Pietro pagarono con la vita la fedeltà alla loro missione. La prima lettura ha parlato della prigionia di Pietro; le epistole rivelano le tribolazioni di Paolo. Alla fine, entrambi subirono il martirio. Il martirio non è un male, se è per il Vangelo che si viene martirizzati.
Gesù dice nel Vangelo: «Non temere chi può legarti mani e piedi; temi piuttosto chi può gettarti nella Geenna». E l’unico che può gettarti nella Geenna sei tu stesso, a causa delle tue libere scelte. In definitiva, l’unica cosa che dobbiamo temere è allontanarci dalla verità del Vangelo nelle parole e nelle opere.
La verità deve essere proclamata con amore e compassione; ma l’amore non è davvero amore, né la compassione è davvero compassione, se manca la verità sulla vita di fede e sulla morale.
In questa festa dei santi Pietro e Paolo, Cristo doni a tutti noi e alla Chiesa intera il coraggio, la carità e la sapienza di cui abbiamo bisogno per continuare a essere strumenti che rendono libero il mondo.
Signore, Ti ringrazio per il dono della Tua Chiesa e per il Vangelo che essa predica, che ci rende liberi. Aiutami a essere sempre fedele alle verità che Tu proclami attraverso la Tua Chiesa. E aiutami a essere strumento di questa verità per tutti coloro che ne hanno bisogno. Gesù, confido in Te.
«Mio Signore e mio Dio!»
Festa di san Tommaso apostolo, 3 luglio
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma Tommaso disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Vangelo secondo Giovanni 20:24-25
È facile criticare san Tommaso per la mancanza di fede che traspare dalle parole appena citate. Ma prima di lasciarti andare a un giudizio negativo su di lui, pensa a come avresti reagito tu. È un esercizio difficile, perché conosciamo bene la conclusione della vicenda. Sappiamo che Gesù è davvero risorto dai morti e che alla fine Tommaso ha creduto, esclamando: «Mio Signore e mio Dio!». Ma prova a metterti nei suoi panni.
Anzitutto, Tommaso probabilmente dubitava, almeno in parte, per la profonda tristezza e la disperazione. Aveva sperato che Gesù fosse il Messia, aveva dedicato gli ultimi tre anni della sua vita a seguirLo, e ora Gesù era morto… o almeno così credeva. Questo è un punto importante, perché molto spesso nella vita, quando incontriamo una difficoltà, una delusione o una situazione dolorosa, la nostra fede viene messa alla prova. Siamo tentati di lasciare che la disperazione ci trascini nel dubbio e, quando questo accade, prendiamo decisioni basate più sul nostro dolore che sulla nostra fede.
In secondo luogo, Tommaso era anche chiamato a negare la realtà fisica di cui era stato testimone con i propri occhi e a credere a qualcosa di completamente «impossibile» da una prospettiva terrena. Le persone, semplicemente, non risorgono dai morti! Questo non accade, almeno se ci si limita a una prospettiva terrena. E anche se Tommaso aveva già visto Gesù compiere miracoli simili, ci voleva molta fede per credere senza vedere con i propri occhi. Così la disperazione e un’apparente impossibilità colpirono al cuore la fede di Tommaso e la spensero.
Rifletti oggi su due insegnamenti che possiamo trarre da questo brano: 1) Non permettere mai che la disperazione, la delusione o il dolore guidino le tue decisioni o le tue convinzioni nella vita. Non sono mai una buona guida. 2) Non dubitare che Dio abbia il potere di fare qualunque cosa Egli scelga di fare. In questo caso, Dio ha scelto di risorgere dai morti, e così ha fatto. Nella nostra vita, Dio può fare tutto ciò che vuole. Dobbiamo crederlo e sapere che ciò che Egli ci rivela nella fede si realizzerà, purché confidiamo nelle Sue cure provvidenti.
Signore, credo. Aiuta la mia incredulità. Quando sono tentato di cedere alla disperazione o di dubitare del Tuo potere onnipotente su ogni cosa nella vita, aiutami a rivolgermi a Te e a confidare in Te con tutto il cuore. Fa’ che io possa esclamare, con san Tommaso: «Mio Signore e mio Dio», e che possa farlo anche quando vedo soltanto con la fede che Tu infondi nella mia anima. Gesù, confido in Te.
Tenersi stretti a Gesù
Festa di santa Maria Maddalena, 22 luglio
«Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre». Vangelo secondo Giovanni 20:15b-17b
Che privilegio! Maria Maddalena fu la prima persona che, secondo il racconto della Scrittura, vide il Signore risorto, e non c’è dubbio che molti l’avrebbero ritenuta la persona più indegna di ricevere una simile benedizione.
La Scrittura afferma che Maria Maddalena era la donna dalla quale Gesù aveva scacciato sette demoni. Chiaramente, chi era posseduta da sette demoni aveva vissuto una vita di peccato. Ma dopo aver incontrato il Signore, Maria divenne una Sua fedele discepola, una delle sante donne che ogni giorno Lo servivano e provvedevano alle Sue necessità. Per questo ora la chiamiamo «santa». Ma il brano sopra riportato ci dice ancora di più su Gesù e sulla Sua misericordia.
Questo brano è tratto dal racconto della Risurrezione di Gesù. Maria si era recata al sepolcro, ma lo aveva trovato vuoto. Sedeva lì piangendo, pensando che qualcuno avesse portato via il corpo di Gesù. Ma all’improvviso, davanti ai suoi occhi, Gesù era lì, vivo. Le Sue parole erano penetranti e profonde. Disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre». Ci sono due cose da dire su questo brano.
Anzitutto, fu davvero una benedizione meravigliosa che Gesù apparisse per primo a lei. Questa donna peccatrice era ora la prima testimone e la prima messaggera della Risurrezione. Questo ci dice che Gesù non ci discrimina a causa dei nostri peccati passati. Non conserva il ricordo delle nostre colpe per farci rispondere in eterno di ciò che abbiamo fatto in passato. Quando ci viene donato, il Suo perdono è assoluto e ci restituisce pienamente alla grazia, se siamo aperti ad accoglierlo. È ciò che accadde a Maria. Gesù scelse lei, questa donna un tempo peccatrice, perché fosse la prima testimone della Sua Risurrezione.
In secondo luogo, questo brano rivela che Gesù vuole davvero che ci stringiamo a Lui, ma non in modo puramente umano. Maria aveva conosciuto Gesù sulla terra e ora Gesù voleva rendere più profondo il Suo legame con lei una volta asceso al Cielo. Allora non voleva essere soltanto fisicamente presente: voleva dimorare nella sua anima e unirsi a lei, e a noi, nel modo più intimo e profondo.
Rifletti oggi sul desiderio che il nostro Signore porta nel Cuore: che rimaniamo stretti a Lui in Cielo. Ascoltalo mentre ti dice: «Ora sono asceso al Padre mio e ti invito a stringerti a me con tutto il cuore. Lasciami entrare e permettimi di dimorare in te nella più profonda intimità. Ti amo e desidero essere una cosa sola con te. Mi lascerai entrare nel tuo cuore?»
Signore, desidero davvero stringermi a Te. Scelgo davvero di essere una cosa sola con Te in tutto. Vieni a vivere nel mio cuore e rendimi una cosa sola con Te. Gesù, confido in Te.
Il calice di Cristo
Festa di san Giacomo, apostolo, 25 luglio
«Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Vangelo secondo Matteo 20:22b-23
Questo fu un rimprovero molto mite da parte di Gesù. La madre di Giacomo e Giovanni aveva chiesto a Gesù un favore. Desiderava che i suoi figli sedessero alla Sua destra e alla Sua sinistra nel Suo Regno. Gesù disse con dolcezza: «Voi non sapete quello che chiedete», e proseguì poi con le parole del brano riportato sopra.
«Voi non sapete quello che chiedete». Perché Gesù disse così? In parte perché la via della gloria, cioè la via che porta a sedere alla Sua destra e alla Sua sinistra nel Regno, è la via della Croce. È la via di chi abbraccia liberamente le sofferenze della Croce con Gesù. Non è possibile entrare nella Sua gloria senza prima accompagnarlo nella Sua morte.
Perciò chiede a questi Apostoli: «Potete bere il calice che io sto per bere?». In altre parole: potete abbracciare la mia Croce? Potete abbracciare la mia sofferenza? Potete accompagnarmi nel mio sacrificio supremo e partecipare a quel sacrificio offrendo anche la vostra vita?
Gli Apostoli affermano di poter seguire Gesù nel Suo sacrificio e, in effetti, alla fine lo fanno, donandosi completamente agli altri.
Puoi bere quel calice? Puoi accettare liberamente la Croce nella tua vita? Puoi sopportare difficoltà, sacrifici e, forse, persino persecuzioni per il fatto di essere un discepolo di Gesù? Puoi accompagnarlo nella Sua sofferenza? Se la risposta è «Sì», allora parteciperai alla Sua gloria. Forse quella gloria non consisterà nel sedere alla Sua destra e alla Sua sinistra, ma sarà una gloria che supererà ogni tua più ardita immaginazione. Ne vale la pena, ed è un invito che non ti pentirai mai di aver accolto.
Signore, desidero davvero bere il calice che Tu hai bevuto. Desidero ricevere il Tuo prezioso Corpo e Sangue e, nel riceverli, accogliere la forza e la grazia di cui ho bisogno per seguirTi nelle Tue sofferenze. Mentre Ti seguo nelle Tue sofferenze, aiutami anche a partecipare alla Tua gloria. Gesù, confido in Te.
Un’amicizia familiare con Gesù
Memoria dei santi Marta, Maria e Lazzaro, 29 luglio
«Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta». Vangelo secondo Luca 10:41–42
In precedenza, la memoria odierna era dedicata soltanto a santa Marta. Tuttavia, il 2 febbraio 2021, papa Francesco ha esteso questa memoria anche alla sorella e al fratello di Marta, Maria e Lazzaro. Oggi, dunque, celebriamo insieme questi tre fratelli.
Marta, Maria e Lazzaro erano amici intimi di Gesù. Vivevano a Betania, a poca distanza da Gerusalemme. Marta è ricordata soprattutto per l’episodio in cui era intenta a preparare un pasto per Gesù, mentre sua sorella Maria sedeva ai piedi di Gesù e Lo ascoltava, lasciando tutto il lavoro a Marta. Marta si lamentò con Gesù, esortandoLo: «Dille dunque che mi aiuti». Il dolce rimprovero con cui Gesù rispose alla sua richiesta è riportato sopra.
Anche Maria è conosciuta per l’episodio sopra citato, in cui sedeva ai piedi di Gesù. Questo gesto è stato tradizionalmente visto come un simbolo della preghiera contemplativa. Nel Vangelo secondo Giovanni, inoltre, è presentata come colei che versò un intero vaso di prezioso olio profumato sui piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, appena sei giorni prima della morte di Gesù. Sebbene la tradizione medievale abbia talvolta identificato Maria di Betania con Maria di Magdala e con la donna peccatrice che unse i piedi di Gesù (Vangelo secondo Luca 7:36–50), oggi la maggior parte degli studiosi concorda sul fatto che si tratti di tre diverse Marie. Infatti, uno dei motivi per cui papa Francesco ha aggiunto Maria di Betania alla memoria odierna è stato proprio quello di onorarla con una memoria liturgica che non la confondesse con Maria di Magdala.
Lazzaro è naturalmente ben conosciuto perché Gesù lo riportò in vita dopo che era morto e si trovava nel sepolcro da quattro giorni. I Vangeli dicono poco altro di Lazzaro, se non che i farisei volevano arrestarlo nello stesso periodo in cui cercavano di arrestare anche Gesù e che era il fratello di Marta e Maria.
Perché abbiamo questa memoria che onora insieme tutti e tre questi fratelli? Quando fu istituita, la Congregazione per il Culto Divino dichiarò: «Nella casa di Betania il Signore Gesù ha sperimentato lo spirito di famiglia e l’amicizia di Marta, Maria e Lazzaro, e per questo il Vangelo di Giovanni afferma che Egli li amava». Onorando insieme questi fratelli, ci viene ricordata in modo particolare l’importanza di rimanere vicini alla famiglia e di invitare Gesù a farne parte. Marta, Maria e Lazzaro vivevano insieme e condividevano una vita di amore. Invitarono Gesù nella loro vita familiare ed Egli accolse il loro invito. La scelta di Gesù di stringere amicizia con questa famiglia è un segno del Suo desiderio di unire ogni famiglia e di diventare amico di ciascuno dei suoi membri, così da essere la fonte centrale dell’amore e dell’unità che condividono. L’amore familiare è centrale nella nostra vita umana. E anche se non tutte le famiglie vivono nell’unità e nell’amore reciproco, non dobbiamo mai dimenticare che Dio vuole entrare in ogni famiglia, proprio come fece con Marta, Maria e Lazzaro.
Rifletti oggi sulla tua famiglia. In quali modi Gesù desidera stringere con te un’amicizia più profonda? Come desidera entrare nella tua vita familiare e rafforzarla con il Suo amore? E come vuole servirsi di te per dare aiuto? Anche se la tua famiglia affronta difficoltà di vario genere, sappi che Dio vuole amare te e la tua famiglia nello stesso modo in cui amò la famiglia di Marta, Maria e Lazzaro. Pur non essendo perfetti, Egli li amava comunque. E desidera fare lo stesso con te e con la tua famiglia.
Mio amorevole Gesù, hai scelto di amare la famiglia di Marta, Maria e Lazzaro. Così facendo, ci riveli anche il Tuo desiderio di amare tutte le famiglie con un amore santo. Ti invito nella mia vita e nella mia famiglia, amato Signore. Ti prego, rafforza i nostri legami, porta unità e rispetto reciproco. Ti prego, rimuovi ogni ferita e divisione del passato e fa’ che ogni famiglia possa partecipare più pienamente alla Tua amicizia e al Tuo amore. Gesù, Ti amo. Gesù, confido in Te.
Disponibile anche in edizione tascabile & eBook
