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XVII settimana del Tempo Ordinario

La scoperta di Dio

XVII domenica del Tempo Ordinario, Anno A

«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo». Vangelo secondo Matteo 13:44

Ecco tre aspetti su cui riflettere a proposito di questo brano: 1) Il Regno di Dio è simile a un «tesoro»; 2) È nascosto, in attesa di essere trovato; 3) Una volta scoperto, vale la pena rinunciare a tutto ciò che abbiamo per ottenerlo.

Anzitutto, è utile riflettere sull’immagine del Regno di Dio paragonato a un tesoro. L’immagine del tesoro porta con sé diversi insegnamenti. Spesso si ritiene che un tesoro, una volta trovato, sia sufficiente a rendere ricca una persona. Se non avesse un valore così grande, non sarebbe considerato un tesoro. Dunque, il primo insegnamento da trarne è che il valore del Regno di Dio è grande. Anzi, il suo valore è infinito. Eppure tante persone lo considerano qualcosa di indesiderabile e scelgono al suo posto molti altri «tesori».

In secondo luogo, è nascosto. È nascosto non nel senso che Dio non voglia che lo scopriamo; al contrario, è nascosto nel senso che Dio vuole davvero che lo scopriamo. Ci attende, attende di essere scoperto e di suscitare gioia quando viene trovato. Questo rivela anche il grande entusiasmo che si prova nel fare questa autentica scoperta del Regno di Dio in mezzo a noi.

In terzo luogo, quando qualcuno scopre le ricchezze del Regno di Dio e della vita di grazia, l’esperienza dovrebbe suscitare una meraviglia tale da lasciare ben poco spazio all’esitazione nella scelta di rinunciare a tutto per ottenere ciò che ha trovato. Quale gioia si prova nel prendere coscienza della vita di grazia e di misericordia! È una scoperta che cambierà la vita e porterà ad abbandonare tutto il resto per cercare il nuovo tesoro scoperto.

Rifletti, oggi, sulla tua esperienza personale della scoperta del Regno di Dio. Ti sei lasciato colmare di meraviglia di fronte al valore di questo tesoro? Se sì, hai anche permesso che la scoperta di questa vita di grazia ti attraesse così profondamente da renderti pronto e disposto a rinunciare a tutto per ottenerla? Fissa lo sguardo su questo dono dal valore infinito e lascia che il Signore ti guidi nella sua ricerca.

Mio Signore e mio più grande Tesoro, Ti amo e Ti ringrazio per il tesoro del Regno che hai preparato per me. Aiutami a scoprire questo tesoro nascosto ogni giorno, in modo sempre più pieno e colmo di meraviglia. Mentre scopro questo tesoro, donami il coraggio di cui ho bisogno per abbandonare ogni altra ricerca egoistica nella vita, così da poter cercare questo unico dono. Gesù, confido in Te.


Affrontare l’«impossibile»?

XVII domenica del Tempo Ordinario, Anno B

«C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». Vangelo secondo Giovanni 6:9-10a

Ti sei mai trovato di fronte a quella che sembra una «situazione impossibile»? È accaduto anche a Gesù, ma Lui ha dimostrato di poter superare qualsiasi ostacolo apparente volesse superare. Certo, Lui è Dio, ma resta il fatto che può fare tutto ciò che vuole. E può farlo anche nella nostra vita!

Il brano qui sopra rivela la Sua fiducia nella propria capacità di sfamare molte migliaia di persone con soli cinque pani e due pesci. Umanamente parlando, questo non è possibile, ma per Dio è facile.

Il miracolo di Gesù testimonia il Suo impegno a «nutrirci» in ogni modo. Sì, in questo caso ha nutrito le persone con del cibo, ma è un segno della Sua capacità e volontà di nutrire le nostre anime con la Sua grazia, perché possiamo affrontare qualsiasi difficoltà o sfida la vita ci riservi. La Sua grazia basta!

Il problema è spesso duplice. Anzitutto, ci troviamo ad affrontare una sfida nella nostra vita e la vediamo come qualcosa che non sappiamo come superare. Questo può portare alla disperazione e alla disillusione. Ma quando accade, dobbiamo riflettere su miracoli come questo e renderci conto che tutto è possibile a Dio.

Il secondo problema che spesso ci troviamo ad affrontare riguarda la capacità di distinguere tra la volontà di Dio e le nostre idee limitate. Troppo spesso elaboriamo le nostre idee su ciò che riteniamo buono e giusto e cominciamo a pregare per questo. Ma se il pensiero e la volontà di Dio fossero molto diversi e, naturalmente, molto più grandi?! E se Dio avesse un progetto che non avremmo mai potuto concepire da soli? La verità è che Egli ha davvero per la nostra vita un progetto molto più perfetto di quanto potremmo mai immaginare. Sa che cosa è meglio per noi e può portare a compimento quel progetto. Da parte nostra, dobbiamo cercare quel progetto, abbandonarci ad esso e avere fede nel Suo amore, nella Sua misericordia e nella Sua potenza perfetti.

Rifletti, oggi, sul tuo futuro. Che cosa sembra preoccuparti di più? Che cosa sembra riempirti di ansia? Dio ha un progetto perfetto per quella situazione. Il tuo compito è cercare quel progetto e confidare che sarà portato a compimento.

Signore dalla sapienza perfetta, so che Tu puoi tutto e che in ogni cosa vuoi il bene. Aiutami a rivolgermi alla Tua perfetta volontà divina e ad abbandonarmi ad essa. Mentre mi abbandono ad essa, aiutami ad avere una fede piena nel fatto che porterai a compimento la Tua volontà. Gesù, confido in Te.


Pregare perché si compia la volontà di Dio

XVII domenica del Tempo Ordinario, Anno C

«Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto». Vangelo secondo Luca 11:9

Se prendessimo questa affermazione di Gesù in senso strettamente letterale, potremmo facilmente concludere che Gesù ci darà qualsiasi cosa Gli chiediamo nella preghiera. Ma sappiamo che non è questo ciò che accade. Forse a tutti è capitato di pregare intensamente per una cosa o per un’altra, senza che la richiesta fosse esaudita nel modo desiderato. Perché accade questo? Abbiamo semplicemente mancato di pregare con fede? Gesù farà tutto ciò che Gli chiediamo quando preghiamo con tutte le nostre forze per ottenerlo? Certamente no.

Questo brano prosegue dicendo: «Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!» (Vangelo secondo Luca 11:13). In questo contesto, e nel contesto di tutto ciò che Gesù ci ha insegnato, è importante sapere che c’è una cosa, e una sola, per la quale dovremmo pregare. E quando preghiamo per questa sola cosa, possiamo essere certi di ottenerla, se la chiediamo con fede. Qual è questa cosa? È la volontà di Dio.

Se chiediamo e cerchiamo sinceramente e con tutto il cuore la volontà di Dio, possiamo essere certi che il nostro Signore ci darà lo Spirito Santo e che lo Spirito Santo, a Sua volta, ci guiderà a vivere la volontà di Dio per la nostra vita. Il problema è che troppo spesso finiamo per pregare che «sia fatta la MIA volontà» anziché «sia fatta la TUA volontà». È una differenza importante.

La vera preghiera, in definitiva, è fiducia e abbandono a Dio. Confidiamo nel Suo piano perfetto e ci abbandoniamo a quel piano perfetto per la nostra vita. Quando lo facciamo, possiamo essere certi che il Signore ascolterà ed esaudirà questa preghiera perfetta.

Rifletti, oggi, su questa semplice invocazione del Padre nostro: Sia fatta la Tua volontà! Sforzati di confidare nel progetto perfetto di Dio per la tua vita e fa’ tutto il possibile per abbandonarti ad esso. Con questa forma di preghiera possiamo essere certi che lo Spirito Santo verrà a noi, guidandoci nella Sua santa volontà.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il Tuo nome, venga il Tuo regno, sia fatta la Tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Gesù, confido in Te.


Puoi fare la differenza?

Lunedì della XVII settimana del Tempo Ordinario

«Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi, ma, una volta cresciuto, è la più grande delle piante. Diventa un grande arbusto e gli uccelli del cielo vengono a dimorare fra i suoi rami». Vangelo secondo Matteo 13:31b-32

Troppo spesso tendiamo a pensare che la nostra vita sia ben poco importante rispetto a quella degli altri. Spesso guardiamo a persone molto più «potenti» e «influenti». Tendiamo a sognare di essere come loro. E se avessi i loro soldi? O se avessi la loro posizione sociale? O se avessi il loro lavoro? O se fossi popolare quanto loro? Troppo spesso cadiamo nella trappola dei «se».

Il brano riportato sopra rivela una verità assoluta: Dio vuole servirsi della tua vita per compiere grandi cose! Il seme più piccolo diventa l’arbusto più grande. Questo fa sorgere una domanda: «A volte ti senti come il seme più piccolo?».

È normale sentirsi insignificanti a volte e desiderare di essere «di più». Ma questo non è altro che un sogno a occhi aperti, mondano e sbagliato. La verità è che ciascuno di noi è in grado di fare un’ENORME differenza nel nostro mondo. No, forse non finiremo al telegiornale della sera né riceveremo riconoscimenti nazionali per la nostra grandezza, ma agli occhi di Dio abbiamo potenzialità che vanno oltre qualsiasi cosa potremmo mai sognare.

Considera tutto questo nella giusta prospettiva. Che cos’è la grandezza? Che cosa significa essere trasformati da Dio nella «più grande delle piante», come accade al seme di senape? Significa che ci viene concesso l’incredibile privilegio di realizzare esattamente il piano perfetto e glorioso che Dio ha per la nostra vita. È questo piano che produrrà i frutti eterni migliori e più abbondanti. Certo, può darsi che qui sulla terra non diventiamo famosi. E allora?! Ha davvero importanza? Quando sarai in Paradiso, ti rattristerà il fatto che il mondo non abbia riconosciuto te e il tuo ruolo? Certamente no. In Paradiso conterà soltanto quanto sarai cresciuto nella santità e quanto pienamente avrai realizzato il piano divino per la tua vita.

Santa Madre Teresa diceva spesso: «Siamo chiamati a essere fedeli, non ad avere successo». È questa fedeltà alla volontà di Dio che conta.

Rifletti, oggi, su due cose. Anzitutto, rifletti sulla tua «piccolezza» davanti al mistero di Dio. Da solo non sei nulla. Ma, in questa umiltà, rifletti anche sul fatto che, quando vivi in Cristo e nella Sua divina volontà, sei grande oltre ogni misura. Aspira a questa grandezza e sarai benedetto per l’eternità!

Signore di ogni grandezza, so che senza di Te non sono nulla. Senza di Te la mia vita non ha senso. Aiutami ad accogliere il Tuo piano perfetto e glorioso per la mia vita e, all’interno di quel piano, a raggiungere la grandezza alla quale mi chiami. Gesù, confido in Te.


La vittoria finale!

Martedì della XVII settimana del Tempo Ordinario

«Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i Suoi angeli, i quali raccoglieranno dal Suo regno tutti coloro che inducono gli altri al peccato e tutti gli operatori d’iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!». Vangelo secondo Matteo 13:40-43

Immagina quel giorno! Immagina che quel giorno sia domani. Se Gesù tornasse domani e facesse piena giustizia nel mondo, oggi ti preoccuperesti di qualche ingiustizia? Probabilmente no. Potresti invece restare tranquillo e in pace, sapendo che la giustizia sta per arrivare.

Ebbene, quel giorno verrà presto. È ciò che ha detto Gesù. Certo, lo ha detto quasi 2.000 anni fa, ma per Lui è ancora presto. Il tempo, per Dio, assume una prospettiva eterna. Perciò la fine del mondo è reale per Dio oggi tanto quanto lo è nel momento in cui avviene effettivamente.

È bene tenerlo a mente quando vediamo il male prosperare e l’ingiustizia crescere. È così facile arrabbiarsi e turbarsi per le vittorie quotidiane del maligno. Ma non temere e non preoccuparti. Dio ha davvero tutto nelle Sue mani. Sa quello che fa e Sua sarà la vittoria finale e gloriosa su ogni cosa.

Rifletti dunque su questo. Quando Gesù tornerà in tutta la Sua gloria e rimetterà ogni cosa al suo posto, il male che ora sopportiamo avrà ancora importanza? In realtà, nella prospettiva dell’eternità, il male che sopportiamo dovrebbe servire soltanto a far crescere in noi una santa perseveranza. Dio può servirsi di tutto questo male per manifestare la Sua grazia e la Sua forza nella nostra vita.

Rifletti, oggi, sulla prospettiva dell’eternità. Se ora perseveri in ogni circostanza e ti sforzi di farlo con pazienza e grazia, puoi essere certo che, alla fine, tutte le lotte e tutto ciò che devi sopportare saranno valsi la pena. Nel nuovo e glorioso regno di Dio sarai in pace e la gioia riempirà la tua vita per sempre. A ogni torto sarà posto rimedio e Dio sarà vittorioso. Assicurati di avere «orecchi per ascoltare» questa verità e rimani saldo in essa in ogni circostanza.

Mio eterno Signore, aiutami a tenere lo sguardo fisso su di Te e sulla Tua vittoria finale. Aiutami ad attendere con pazienza la Tua vittoria finale e a sopportare il male di questo mondo con la grazia e la forza che mi doni. Fa’ che non dimentichi mai la promessa definitiva che mi hai rivolto. Gesù, confido in Te.


La perla di grande valore

Mercoledì della diciassettesima settimana del Tempo Ordinario

«Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra». Vangelo secondo Matteo 13:45-46

Da questo brano possiamo trarre molti spunti preziosi. Certamente possiamo vedere nel regno dei cieli qualcosa di simile a quella «perla di grande valore»! Ma il brano afferma in realtà che il regno dei cieli è simile al «mercante che va in cerca di perle preziose». È un particolare rivelatore.

Una delle intuizioni che questo ci offre è che il Regno dei cieli si trova nella nostra ricerca assidua. Esploriamo il mistero del Cielo ed è proprio questa ricerca che, di per sé, ci pone davanti il Regno di Dio.

Parlare della «ricerca di Dio» è un altro modo per dire che Dio è un profondo mistero della fede, un Mysterium Fidei, come diciamo nella Messa. Poiché Dio è un «Mistero» divino, è importante comprendere che non possiamo mai «trovarlo» pienamente. Certamente possiamo trovarlo, comprenderlo, conoscerlo e donarGli la nostra vita. Ma non possiamo mai farlo pienamente. La verità è che più conosciamo Dio, più Lo cerchiamo, e più Lo cerchiamo, più ci rendiamo conto di non conoscerlo pienamente. Ma questa rivelazione ci attira sempre più profondamente nella vita di Dio e ci conduce a entrare in possesso del Regno dei cieli.

La scoperta della bellezza, del valore, del mistero, della potenza e della gloria di Dio e del Suo regno deve essere il fulcro della nostra vita. Dobbiamo trascorrere questa vita cercando, trovando e cercando ancora. È ciò che faremo in Cielo. Il Cielo sarà un momento di piena rivelazione del Regno e della vita intima di Dio, ma in questa rivelazione scopriremo che per l’eternità entreremo sempre più profondamente in Dio e nella Sua presenza gloriosa.

Rifletti, oggi, sulla ricerca che intraprendi nella tua vita. È una ricerca assidua di Dio? Oppure il tuo impegno si affievolisce? Rinnova il tuo impegno a cercare Dio con tutto il cuore e scoprirai che questa ricerca è in realtà una scoperta delle glorie del regno dei cieli.

Mio Re eterno, Ti amo e desidero amarTi sempre di più. Ti prego, colmami di zelo e di speranza mentre Ti cerco. Fa’ che la mia ricerca di Te, condotta con tutto il cuore, mi riveli il mistero della Tua gloriosa vita intima. Mentre Ti scopro, aiutami a cercarTi sempre di più. Gesù, confido in Te.


La giustizia di Dio

Giovedì della diciassettesima settimana del Tempo Ordinario

«Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti». Vangelo secondo Matteo 13:49-50

A una prima lettura, non è un’affermazione poi così incoraggiante, vero? Eppure dovrebbe esserlo, nel senso inteso da chi l’ha pronunciata. Il suo scopo era suscitare in noi un certo «santo timore» e, al tempo stesso, rassicurarci sulla giustizia di Dio. È un incoraggiamento, anche se non nel modo in cui siamo soliti intenderlo.

Ma a volte, nella nostra vita, abbiamo bisogno di un po’ di santo timore di Dio e della Sua giustizia. Ai nostri giorni il peccato viene accettato sempre di più ed è considerato sempre più «normale». La cultura mondiale sembra diventare costantemente più secolarizzata. Sembra che siano in aumento molti tipi di condotta immorale. Di conseguenza, è facile cominciare a vedere il peccato come qualcosa di normale e persino accettabile. Anzi, quando chiamiamo il peccato con il suo nome, il mondo spesso ci accusa di giudicare gli altri e di nutrire odio.

Se a volte ti senti spinto a cedere all’immoralità che ti circonda e semplicemente ad «accettarla», forse il brano riportato sopra ti ispirerà a fare proprio il contrario. La verità assoluta è che Gesù ha chiamato alcune cose peccato, e commettere quei peccati comporta gravi conseguenze.

Potrebbe trattarsi dell’abitudine culturale, assai sottile, di trasformare il giorno del Signore, la domenica, in tutto fuorché un giorno di riposo. Oppure potrebbe trattarsi di gravi violazioni della santità della vita coniugale e familiare attraverso la ridefinizione del matrimonio. Ciascuno di noi noterà certamente diversi modi in cui sente che la propria fede viene messa alla prova e persino attaccata. Se ti riconosci in questa situazione, allora questo passo della Scrittura è per te. Gesù prende sul serio il peccato e le sue conseguenze. Questo dovrebbe spronarci non solo a vivere santamente, ma anche a fare tutto il possibile per aiutare chi è coinvolto nelle tendenze disordinate della cultura a cambiare vita.

Rifletti, oggi, su quanto fermamente ti opponi al peccato. Il peccato è un male ed è distruttivo. Devi sempre amare la persona che commette un peccato, ma non dovresti mai sostenere o approvare le sue azioni contrarie alla legge di Dio. Rimanere saldi di fronte all’opposizione della cultura è un grande atto d’amore e potrebbe un giorno liberare qualcuno dal «pianto e stridore di denti» di cui ha parlato Gesù.

Mio Signore misericordioso, dove abbonda il peccato, sovrabbonda la grazia. C’è tanto bisogno della Tua grazia oggi, nel nostro mondo e nella mia vita. Aiutami a rimanere saldo nell’oppormi al male e al peccato, così da essere tra coloro che vengono raccolti nel Tuo Regno. Donami il coraggio di fare tutto il possibile per aiutare chi si trova sulla via della perdizione. Gesù, confido in Te.


L’opera più potente di Dio

Venerdì della XVII settimana del Tempo Ordinario

E lì non compì molte opere potenti, a causa della loro mancanza di fede. Vangelo secondo Matteo 13:58

Che cosa sono i «prodigi»? In che cosa Gesù era limitato nel Suo agire nel Suo paese, a causa della mancanza di fede? La prima cosa che viene in mente, naturalmente, sono i miracoli. Molto probabilmente non compì molte guarigioni, né risuscitò qualcuno dai morti, né moltiplicò il cibo per sfamare la folla. Ma sono questi i prodigi di cui si parla?

La risposta giusta sarebbe sia «Sì» sia «No». Sì, Gesù incontrò dei limiti nel compiere miracoli e sembra che ne abbia fatti ben pochi nella Sua città. Ma c’erano opere che Gesù compiva abitualmente e che erano molto più «potenti» dei miracoli fisici. Quali? Erano le opere di trasformazione delle anime.

Che cosa conta, in fondo, se Gesù compie molti miracoli ma le anime non si convertono? Che cosa è più «potente», quanto a effetti duraturi e significativi? Certamente la trasformazione delle anime è della massima importanza!

Ma purtroppo, a causa della loro mancanza di fede, non poterono compiersi neppure le opere potenti della trasformazione delle anime. Quelle persone erano chiaramente ostinate e non erano disposte a lasciare che le parole e la presenza di Gesù penetrassero nelle loro menti e nei loro cuori. Per questo motivo, Gesù non poté compiere le opere più potenti nella Sua città.

Rifletti, oggi, se Gesù stia compiendo o meno opere potenti nella tua vita. Gli stai permettendo di trasformarti ogni giorno in una nuova creatura? Gli stai permettendo di compiere grandi cose nella tua vita? Se esiti a rispondere a questa domanda, è un chiaro segno che Dio vuole fare molto di più nella tua vita.

Signore Dio onnipotente, Ti prego: fa’ che la mia anima sia terreno fertile per la Tua opera più mirabile. Ti prego che la mia anima sia trasformata da Te, dalle Tue parole e dalla Tua presenza nella mia vita. Vieni nel mio cuore e trasformami nel Tuo capolavoro di grazia. Gesù, confido in Te.


Il triste frutto dell’odio

Sabato della XVII settimana del Tempo Ordinario

«Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni Battista». Vangelo secondo Matteo 14:8

Una giornata terribile, a dir poco. San Giovanni Battista fu decapitato su richiesta di Salomè, la figlia di Erodiade. Giovanni era in prigione per aver detto a Erode la verità sul suo matrimonio, ed Erodiade era piena di odio verso Giovanni. Così Erodiade fece danzare sua figlia alla presenza di Erode e dei suoi ospiti. Erode ne rimase talmente colpito che promise a Salomè fino alla metà del suo regno. Lei, invece, chiese la testa di Giovanni Battista.

Già a prima vista, è una richiesta bizzarra. A Salomè viene promessa fino alla metà del regno e lei, invece, chiede la morte di un uomo buono e santo. Gesù, infatti, disse di Giovanni che tra i nati da donna nessuno era più grande di lui. Perché, dunque, tanto odio da parte di Erodìade e di sua figlia?

Questo triste episodio mostra la forza dell’ira nella sua forma più estrema. Quando l’ira cova e cresce, suscita una passione intensa, tanto da offuscare il pensiero e la ragione di una persona. L’odio e il desiderio di vendetta possono consumare una persona e condurla alla più completa stoltezza.

Anche Erode, in questo episodio, dà prova di estrema irrazionalità. Si lascia spingere a fare ciò che non vuole, perché ha paura di fare la cosa giusta. È sopraffatto dall’odio che alberga nel cuore di Erodiade e, di conseguenza, acconsente all’esecuzione di Giovanni, che in realtà sembrava apprezzare e ascoltava volentieri.

Di solito cerchiamo di lasciarci ispirare dal buon esempio degli altri. Ma in questo caso scopriamo che possiamo essere «ispirati» in un modo diverso. Dovremmo cogliere nel racconto dell’esecuzione di Giovanni un’occasione per esaminare le nostre lotte con l’ira, il risentimento e soprattutto l’odio. L’odio è una brutta passione che può insinuarsi e provocare grandi devastazioni nella nostra vita e in quella degli altri. Anche i primi moti di questa passione disordinata vanno confessati e superati.

Rifletti, oggi, se riconosci dell’odio nel tuo cuore. Hai custodito qualche rancore o amarezza che non si dissolve? Questa passione sta crescendo e danneggiando la tua vita e quella degli altri? Se è così, decidi di lasciarla andare e di perdonare. È la cosa giusta da fare.

Mio Signore, che mi rendi libero, donami la grazia di cui ho bisogno per guardare nel mio cuore e riconoscere ogni tendenza all’ira, al risentimento e all’odio. Ti prego, purificami da queste tendenze e rendimi libero. Gesù, confido in Te.

Feste e solennità del Tempo Ordinario: settimane 1-17

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