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Avvento – Seconda settimana

Un tempo per pentirsi

Seconda domenica di Avvento (Anno A)

Venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Vangelo secondo Matteo 3:1–2

Giovanni Battista è davvero il più grande dei profeti. Ebbe il ruolo unico di essere il precursore immediato del Salvatore del mondo. Molte pie tradizioni affermano che Giovanni fu santificato nel grembo di sua madre al momento della Visitazione della Beata Vergine Maria, quando la nostra Madre benedetta, che portava in grembo Gesù, fece visita a Elisabetta, che portava in grembo Giovanni. Al saluto di Maria, Giovanni sussultò di gioia nel grembo materno. Inoltre, Gesù dice che nessuno tra i nati da donna fu più grande di Giovanni. È un’affermazione straordinaria ed è una ragione più che sufficiente per ascoltare le parole di Giovanni.

Quanto alla predicazione di Giovanni, nota anzitutto che egli predicava nel deserto della Giudea. Non sedeva su un trono regale né godeva degli onori riservati ai capi dei Giudei. Era invece povero, semplice, dedito alla preghiera; praticava regolarmente la penitenza, rimaneva nel deserto e invitava molte persone a venire da lui. E quando arrivavano, predicava a tutti con parole coraggiose.

Tra coloro che si recavano da Giovanni nel deserto c’erano i farisei e i sadducei. Non venivano per sincerità, ma per gelosia e invidia. Quando però si presentarono, Giovanni disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha avvertiti di fuggire all’ira imminente? Fate frutti buoni che dimostrino il vostro pentimento». Giovanni proseguì poi annunciando che dopo di lui sarebbe venuto qualcuno molto più potente di lui e che egli non era degno neppure di scioglierGli i lacci dei sandali. Giovanni spiegò che colui che stava per venire sarebbe diventato fonte di salvezza per molti, mentre altri «…bruceranno con fuoco inestinguibile».

Sebbene si possa dire molto altro su Giovanni Battista, è essenziale meditare regolarmente sulle parole forti della sua predicazione e lasciare che ci scuotano nel profondo. In quali aspetti della tua vita hai bisogno di ascoltare il messaggio di pentimento di Giovanni? In che cosa assomigli ai farisei e ai sadducei? In quali modi sei egocentrico, invidioso, geloso, superbo e così via? Se pensi di essere molto migliore dei farisei e dei sadducei ai quali Giovanni rivolse queste parole dure, potresti in realtà ingannarti più di quanto tu creda. L’anima umile sa vedere anche il peccato che porta dentro di sé e lascia sempre che le parole potenti pronunciate da Giovanni e dal nostro Signore la conducano a un pentimento più profondo.

Rifletti, oggi, su questa verità certa: hai bisogno di pentirti. Sì, ne hai bisogno. L’unica persona che non ha bisogno di pentirsi ogni giorno è quella che vive costantemente in uno stato di perfetta comunione con la Santissima Trinità. Ma queste anime sante sono rare. Non sentirti offeso da questa verità, ma rallegratene. Rendi grazie a Dio per le parole forti che san Giovanni Battista rivolse ai farisei e ai sadducei, e lascia che quelle parole risuonino anche per te, come se fossero state pronunciate proprio per te. Accoglile con umiltà e gioia, e lascia che ti preparino più pienamente ad accogliere più in profondità nella tua anima il nostro Signore divino in questo tempo di Avvento.

Mio potente Signore, hai mandato san Giovanni Battista davanti a Te per preparare molti cuori ad accogliere Te e la Tua verità che trasforma. Ti prego, amato Signore, rendimi umile, perché io ascolti le parole pronunciate da Giovanni e mi penta davvero e continuamente, con tutto il cuore, di ogni mio peccato. Gesù, confido in Te.


La grandezza dell’umiltà

Seconda domenica di Avvento (Anno B)

E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali». Vangelo secondo Marco 1:7

Gesù considerava Giovanni Battista uno dei più grandi esseri umani mai vissuti sulla terra (vedi Vangelo secondo Matteo 11:11). Eppure, nel passo riportato sopra, Giovanni afferma chiaramente di non essere degno neppure di «chinarsi per slegare i lacci» dei sandali di Gesù. Questa è umiltà al massimo grado!

Che cosa rendeva san Giovanni Battista così grande? La sua predicazione potente? La sua personalità dinamica e attraente? La sua abilità nel parlare? Il suo bell’aspetto? I suoi numerosi seguaci? Certamente nessuna di queste cose. Ciò che rendeva Giovanni veramente grande era l’umiltà con cui indicava a tutti Gesù.

Una delle più grandi lotte che l’essere umano affronta nella vita è quella contro la superbia. Tendiamo a voler attirare l’attenzione su noi stessi. La maggior parte delle persone lotta contro la tendenza a dire agli altri quanto sia brava e perché abbia ragione. Vogliamo attenzione, riconoscimento e lodi. Spesso lottiamo contro questa tendenza perché esaltare noi stessi ci fa sentire importanti. E una simile «sensazione», entro certi limiti, è piacevole. Ma ciò che la nostra natura umana decaduta spesso non riesce a riconoscere è che l’umiltà è una delle più grandi qualità che possiamo avere ed è, di gran lunga, la più grande fonte di grandezza nella vita.

L’umiltà emerge chiaramente da queste parole e azioni di Giovanni Battista nel passo riportato sopra. Egli sapeva chi era Gesù. Indicava Gesù e distoglieva da sé lo sguardo dei suoi seguaci per rivolgerlo al suo Signore. Ed è proprio questo gesto di indicare agli altri Cristo ad avere il duplice effetto di innalzare Giovanni a una grandezza che la superbia egocentrica non potrà mai raggiungere.

Che cosa potrebbe esserci di più grande del gesto di indicare agli altri il Salvatore del mondo? Che cosa potrebbe esserci di più grande dell’aiutare gli altri a scoprire il senso della propria vita giungendo a conoscere Cristo Gesù come loro Signore e Salvatore? Che cosa potrebbe esserci di più grande dell’esortare gli altri a vivere abbandonandosi senza egoismo all’unico Dio di misericordia? Che cosa potrebbe esserci di più grande del porre la Verità al di sopra delle menzogne egoistiche della nostra natura umana decaduta?

Rifletti, oggi, sulla tua chiamata a imitare nella vita l’umiltà di Giovanni Battista. Se vuoi che la tua vita abbia un valore e un significato autentici, allora dedicala a esaltare il più possibile il Salvatore del mondo agli occhi di chi ti sta intorno. Indica agli altri Gesù, fa’ di Gesù il centro della tua vita e umiliati davanti a Lui. In questo atto di umiltà si rivelerà la tua vera grandezza e troverai lo scopo fondamentale della vita.

Mio glorioso Signore, Tu e Tu solo sei il Salvatore del mondo. Tu e Tu solo sei Dio. Donami la sapienza dell’umiltà, perché io possa dedicare la mia vita a indicare agli altri Te, affinché molti giungano a conoscerTi come loro vero Signore e Dio. Non sono degno di Te, mio Signore. Eppure, nella Tua misericordia, Ti servi comunque di me. Ti ringrazio e dedico la mia vita alla proclamazione del Tuo santo nome. Gesù, confido in Te.


L’umiltà prepara la via a Cristo

Seconda domenica di Avvento (Anno C)

«Voce di uno che grida nel deserto: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”». Vangelo secondo Luca 3:4

In questa seconda domenica di Avvento ci viene proposta la figura di san Giovanni Battista, perché possiamo meditarla. Che dono è per noi! Gesù stesso ha affermato che «fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista» (Vangelo secondo Matteo 11:11). Quale elogio!

Che cosa ha reso Giovanni così grande? Possiamo indicare due aspetti in particolare. Il primo riguarda la sua chiamata e il secondo la sua virtù.

Anzitutto, Giovanni è stato grande perché ha segnato il passaggio dai profeti dell’Antico Testamento al Nuovo Testamento. È stato il ponte che preparava alla nuova vita che stava per venire. La sua missione unica lo rende davvero grande.

Ma Giovanni è stato grande non solo per la sua chiamata unica, ma anche per la virtù che ha vissuto. Ed è proprio su questo dono che vale la pena meditare più che su ogni altro, per trarne ispirazione.

La virtù che caratterizzava Giovanni era l’umiltà. Egli si considerava nient’altro che una «voce di uno che grida nel deserto». E la Parola che annunciava era Gesù.

Giovanni riconosceva di non essere degno neppure di chinarsi per slegare i lacci dei sandali di Gesù (Vangelo secondo Marco 1:7). Molti lo lodavano e lo seguivano, eppure egli continuava a dire di Gesù: «Lui deve crescere; io, invece, diminuire» (Vangelo secondo Giovanni 3:30). Giovanni non cercava lodi e onori; la sua missione era invece quella di indicare a tutti il Salvatore del mondo. Avrebbe potuto cercare l’onore e la lode di molti, e certamente li avrebbe ricevuti. Forse lo avrebbero persino fatto re. Ma Giovanni era più che disposto a compiere la propria missione e poi a sottomettersi alla spada crudele del suo carnefice. La sua umiltà era tale che la sua attenzione era rivolta soltanto a Gesù e il suo unico desiderio era indicare Lui.

Rifletti oggi su questa umiltà nella tua vita. Tendi ad attirare l’attenzione su di te o a rivolgerla a Cristo? Cerchi la lode degli altri oppure, con umiltà, rivolgi ogni lode e gloria a Dio? L’umiltà è la via percorsa da san Giovanni Battista ed è la via che dobbiamo impegnarci a seguire ogni giorno.

Signore, Ti ringrazio per il dono di san Giovanni Battista. La sua testimonianza di umiltà mi sia di ispirazione nel mio cammino cristiano. Aiutami, Signore, a indicare sempre agli altri Te anziché me stesso. Gesù, confido in Te.


Lo stupore davanti alla misericordia di Dio

Lunedì della seconda settimana di Avvento

Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose». Vangelo secondo Luca 5:26

Erano «stupiti» perché Gesù aveva guarito il paralitico dopo che questi era stato calato attraverso il tetto della casa in cui Gesù stava insegnando. Gesù lo aveva guarito ed essi erano pieni di meraviglia.

Ma non era questo ciò che più meravigliava e stupiva la gente. La cosa più sorprendente era che Gesù aveva anche detto al paralitico: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati» (Vangelo secondo Luca 5:20). Gesù confermò poi di avere il potere di perdonare i peccati compiendo questo miracolo di guarigione fisica.

È vero, quel giorno la maggior parte delle persone tornò a casa parlando anzitutto della guarigione fisica. Ma puoi essere certo che, meditando su quell’esperienza, furono toccate ancora più profondamente dal perdono dei peccati. Forse non comprendevano pienamente che cosa significasse tutto questo. Eppure le Sue parole di perdono erano davvero potenti e capaci di trasformare.

Rifletti oggi sul tuo desiderio di ricevere il perdono di Dio nella tua vita. Desideri ardentemente sentirti rivolgere queste parole? Desideri ardentemente sperimentare la misericordia e il perdono di Gesù nella tua vita? Il motivo per cui Egli è venuto dal Cielo sulla terra è offrirti il perdono dei tuoi peccati. In definitiva, non sono i miracoli ciò che conta. Ciò che conta è la misericordia e il perdono. Quando riceverai questo dono della Sua misericordia, anche tu glorificherai Dio con uno stupore gioioso e santo, vedendo questo dono incredibile dispiegarsi nella tua vita.

Signore, desidero davvero la Tua misericordia e il Tuo perdono nella mia vita. Aiutami ad abbassarmi davanti a Te, perché possa sentirti dire: «Ti sono perdonati i tuoi peccati». Gesù, confido in Te.


Dio non rinuncia mai a te

Martedì della seconda settimana di Avvento

«Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda». Vangelo secondo Matteo 18:14

Gesù fa questa affermazione dopo aver raccontato la parabola dell’unica pecora smarrita. Il pastore lascia le novantanove e va a cercare con ogni cura quella piccola pecora. La parabola prosegue dicendo: «Se riesce a trovarla, in verità io vi dico: si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite» (Vangelo secondo Matteo 18:13).

Tutti noi siamo «uno di questi piccoli». A prima vista può sembrare ingiusto che il pastore si rallegri più per l’unica pecora smarrita che per le novantanove. Ma se comprendiamo che ciascuno di noi è quell’unica pecora smarrita, tutto acquista senso.

Nel meditare questa parabola, è essenziale riflettere sul profondo desiderio del pastore di ritrovarci. Dobbiamo guardare alla sua premura, al suo impegno instancabile e alla sollecitudine con cui ci cerca. È questa la cura che Dio ha per te.

Rifletti, oggi, sul fatto che sei tu quell’unica pecora smarrita. Essere «smarriti» nel nostro peccato non è un’esperienza piacevole. Il peccato porta paura, disperazione, confusione, rabbia e sentimenti simili. Ma se riusciamo a volgere lo sguardo al Buon Pastore in mezzo alla nostra condizione di peccatori, ritroveremo la speranza. Ritroveremo la speranza che il nostro Dio si prenda tanto cura di noi da non smettere mai di cercarci. E quando ci troverà, il Suo cuore sarà colmo della gioia più grande!

Signore, in mezzo al mio peccato e alla mia confusione mi rivolgo a Te. Confido che verrai a cercarmi. Fa’ che io confidi sempre nel Tuo amore ardente per me. Gesù, confido in Te.


Vieni a Me con i tuoi pesi

Mercoledì della seconda settimana di Avvento

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». Vangelo secondo Matteo 11:28–30

Che splendido invito da parte di Gesù! Vale la pena leggere e rileggere questo brano e impararlo a memoria, per poterlo meditare facilmente nei momenti più difficili della vita. Tutti viviamo momenti simili. Momenti in cui ci sentiamo sopraffatti e oppressi. Può darsi che a pesarci sia una tragedia della vita, oppure possono essere i suoi aspetti piccoli e monotoni. Uno dei pesi quotidiani più grandi è quello del nostro peccato. Ma, qualunque sia la situazione, Gesù vuole che ascoltiamo queste parole e vi crediamo. «Venite a me…», dice. Vieni a Me, qualunque cosa stia accadendo nella tua vita. Vieni a Me senza esitazione e senza paura.

Gesù ci promette anche che il Suo «giogo è dolce» e il Suo «peso leggero». Che cosa significa? Significa forse che andare a Gesù eliminerà ogni difficoltà dalla nostra vita? No, non proprio. Significa che andare a Gesù ci renderà capaci di sopportare e attraversare qualsiasi difficoltà incontriamo nella vita.

L’Avvento ci ricorda che Dio Figlio è venuto e ha assunto la nostra natura umana e tutto ciò che comporta l’essere umani. E, pur non avendo mai peccato, ha voluto sperimentare gli effetti del peccato e il peso che esso impone. Così, in quanto Dio, può guardarci negli occhi e dirci che comprende le nostre difficoltà, perché le ha vissute. Le ha vissute per amore nostro, per aiutarci a sopportare con gioia tutto ciò che affrontiamo nella vita.

Rifletti oggi su questo dolce e glorioso invito di Gesù. Lascia che entri in qualunque realtà ti opprima. Lascia che porti il giogo che tu porti e ti dia, in cambio, il giogo dolce che ha preparato per te. La croce che porti forse non scomparirà, ma sarà trasformata e resa leggera nella Sua grazia.

Signore, affido a Te la mia vita e tutto ciò che sono. Accolgo il Tuo invito a venire a Te. Grazie per la Tua compassione e la Tua premura instancabili verso di me. Gesù, confido in Te.


La via della carità

Giovedì della seconda settimana di Avvento

«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui». Vangelo secondo Matteo 11:11

Come domenica scorsa abbiamo riflettuto su san Giovanni Battista, così anche nel Vangelo di oggi ci viene proposta la sua testimonianza. Giovanni era grande anzitutto per la sua umiltà. Ma Gesù chiarisce anche che la grandezza di Giovanni, il più grande dei profeti dell’Antico Testamento, è nulla in confronto all’appartenenza al Regno dei cieli!

Il Paradiso deve essere la nostra meta. Deve essere lo scopo della nostra vita. A che serve raggiungere una grandezza considerevole in questo mondo, se poi non arriviamo in Paradiso?

È interessante notare che, con questa affermazione, Gesù non sminuisce san Giovanni, poiché Giovanni Battista, che è «santo», è in Paradiso. Piuttosto, mette in evidenza il fatto che Giovanni non era grande soltanto per la sua umiltà e per tutto ciò che ha fatto in questa vita, ma era ancora più grande perché ora gode delle ricompense della vita eterna in Paradiso.

Troppo spesso valutiamo la nostra vita da un punto di vista mondano. Cerchiamo la grandezza qui e ora e non riconosciamo che ciò che conta di più è l’eternità.

Pensaci. Di che cosa gioirai per tutta l’eternità? Gioirai per aver realizzato questo o quello in questo mondo? Per aver guadagnato molto denaro? Per essere stato lodato da molti in questo mondo? No, dal Cielo nulla di tutto questo avrà importanza. Una sola cosa conterà: la carità.

La carità che viviamo qui e ora risplenderà dalla nostra vita per sempre in Paradiso. Anche se gli altri non vedono la nostra carità, in Paradiso essa sarà visibile. La carità è il frutto di una vita vissuta nel pieno abbandono a Cristo.

Rifletti oggi sulla meta ultima, quella di giungere in Cielo, e considera che gli atti quotidiani di carità sono la strada che conduce a questa meta. È questo il centro della tua vita? Se non lo è, esamina le tue priorità e rinnova il tuo impegno a rispondere a questa chiamata eterna.

Signore, desidero essere con Te per sempre in Paradiso. Aiutami a mantenere l’eternità come orientamento ultimo della mia vita. Aiutami a costruire una vita gloriosa in Paradiso attraverso la carità che vivo ora. Gesù, confido in Te.


Superare le parole dure

Venerdì della seconda settimana di Avvento

«È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”». Vangelo secondo Matteo 11:18–19a

Qui ci troviamo di fronte al brutto peccato della calunnia. La calunnia consiste nel distorcere intenzionalmente i fatti per travisare la verità. In sostanza, la calunnia è una menzogna detta per fare del male a un’altra persona.

Gesù fa notare che sia Lui sia Giovanni Battista furono derisi e falsamente accusati di essere peccatori. Giovanni, per esempio, digiunava molto, il che era un comportamento assai virtuoso. Ma i farisei lo interpretarono come opera del diavolo. Gesù trascorreva del tempo come ospite nelle case di molte persone e fu accusato di essere un mangione e un beone.

Quando qualcuno cede alla calunnia, spesso prende di mira una virtù altrui e la distorce in qualche modo per ingannare e travisare la verità. E spesso lo fa per invidia o gelosia.

Questa triste situazione dovrebbe essere per ciascuno di noi un’occasione per esaminare quanto siamo sinceri nei rapporti reciproci. Quando vedi la bontà in un’altra persona, sai rallegrartene? Sai rendere sinceramente grazie a Dio per la sua bontà? Oppure cominci subito a interpretare in modo falso la sua virtù?

Rifletti, oggi, sul modo in cui guardi le persone che ti circondano e, soprattutto, sul modo in cui parli di loro. Guarda le loro virtù e cerca di onorarle sinceramente per questo. E se ti accorgi di cadere in qualche forma di gelosia o di invidia, affidala al nostro Dio misericordioso, perché non si trasformi nel brutto peccato della calunnia.

Signore, aiutami a vedere gli altri alla luce dell’umiltà e della verità. Aiutami a vedere la loro bontà e la loro virtù e a rallegrarmene. Liberami da ogni falsità e calunnia. Gesù, confido in Te.


Pentiti dei tuoi peccati in questo Avvento

Sabato della seconda settimana di Avvento

«Io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista. Vangelo secondo Matteo 17:12–13

Continuando a riflettere su san Giovanni Battista, vediamo che agli scribi sfuggì il suo ruolo di Elia. Non riconobbero che egli svolgeva il compito di Elia: preparare la via al Signore.

Sebbene Giovanni abbia avuto un ruolo unico e definitivo nel preparare la venuta di Cristo, anche ciascuno di noi ha un ruolo nel preparare il Suo continuo venire. Gesù è venuto una volta, molti anni fa, ma desidera continuare a venire nella nostra vita. E può venire soltanto se ci prepariamo adeguatamente ad accoglierlo.

Come «prepari la via del Signore»? Come prosegui l’opera di Giovanni Battista? Lo fai, soprattutto in Avvento, dando ascolto al messaggio centrale di Giovanni. E qual era il suo messaggio centrale? Era l’invito a pentirci del nostro peccato.

Sebbene tutti lottiamo con il peccato a causa della nostra natura umana decaduta, non dovremmo mai dimenticare che siamo chiamati alla perfezione. Siamo chiamati a essere perfetti come è perfetto il Padre che è nei cieli. Siamo chiamati a riconoscere i nostri peccati, a confessarli e a sforzarci di distaccarcene.

L’Avvento è uno dei periodi più importanti dell’anno per farlo, ed è particolarmente importante che in questo tempo santo cerchiamo la grazia del sacramento della Riconciliazione.

Rifletti, oggi, su quanto sei pronto e disposto a ricordare alla tua stessa anima l’importanza di pentirti dei tuoi peccati. Accogliere il pentimento in questo tempo santo è il modo migliore per prepararti al continuo venire di Cristo nella tua vita.

Signore, aiutami a riconoscere il mio peccato mentre ci addentriamo in questo tempo di Avvento. Aiutami a prendere coscienza delle tante cose che mi tengono lontano da Te e ad allontanarmene con tutto il cuore. Gesù, confido in Te.

 

Avvento – Terza settimana

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