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XIX settimana del Tempo Ordinario

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Indice

Superare l’impossibile

XIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A)

Dopo aver sfamato la gente, Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. Vangelo secondo Matteo 14:22–23

Il Vangelo di oggi ci presenta due immagini diverse su cui meditare. La prima è riportata qui sopra, mentre la seconda è il racconto di Gesù che cammina sulle acque. Nel secondo racconto, i discepoli remavano contro il vento e le onde nelle prime ore del mattino, prima del sorgere del sole. Gesù apparve loro camminando sulle acque, ed essi si spaventarono. Gesù affronta la loro paura e chiama Pietro a camminare sulle acque come segno della sua fede in Lui. Pietro comincia a camminare sulle acque, poi, preso dalla paura, comincia ad affondare. Grida a Gesù, che lo afferra e poi lo rimprovera con dolcezza per la sua mancanza di fede.

È utile comprendere la prima immagine di questo brano evangelico come il contesto della seconda. In questa prima immagine vediamo Gesù che, dopo aver sfamato i cinquemila, congeda la folla e sale su un monte a pregare tutto solo. Benché Gesù fosse sempre in perfetta unione con il Padre e, quindi, non avesse bisogno di pregare, pregava ugualmente, perché la preghiera era la Sua espressione umana della profonda unione che aveva con il Padre. Pregando, offriva anche un esempio a tutti coloro che Lo avrebbero seguito, insegnando loro con il Suo esempio l’importanza della preghiera personale. L’insegnamento principale che diede in questa occasione fu che la preghiera è la preparazione remota di cui abbiamo bisogno per superare tutti gli ostacoli apparenti della vita e affrontare la paura con fede perfetta.

Anzitutto, l’evidente «ostacolo» che Gesù superò attraverso la Sua preghiera era simboleggiato dal Suo camminare sul mare in tempesta. Nessuno cammina sull’acqua. È fisicamente impossibile. Ma è proprio questo il punto. Quando diamo la priorità alla nostra vita di preghiera personale, Dio ci condurrà a compiere ciò che ci sembra impossibile. Potrebbe non trattarsi di camminare letteralmente sull’acqua, ma il Suo camminare sulle acque dopo aver trascorso la notte in preghiera simboleggia ogni apparente impossibilità che affrontiamo nella vita. L’insegnamento è che, se Dio lo vuole, nulla è impossibile. Lo comprenderemo se faremo della preghiera personale la nostra prima priorità.

Un secondo ostacolo che Gesù affronta è la paura. La paura paralizza e ci fa «affondare» quando la vita diventa difficile. Anche in questo caso, la preghiera personale è la preparazione necessaria per superare la paura. È interessante notare che abbiamo due testimonianze di preghiera. La prima è quella di Gesù. Pregava perché pregare era cosa buona e giusta. La seconda è quella di Pietro. Pregò quando cominciò ad affondare. Disse: «Signore, salvami!». Questa è la preghiera di chi non ha saputo avere fede e ha pregato per una necessità del momento, anziché per puro amore di Dio. Troppo spesso Pietro rispecchia la vita di preghiera di molti cristiani. Spesso aspettiamo di aver bisogno di aiuto e di stare affondando prima di pregare. Ma che cosa sarebbe accaduto se anche Pietro avesse trascorso la notte in preghiera semplicemente per amore di Dio? E se avesse appena finito di pregare tutta la notte quando fu invitato a camminare sulle acque? Forse allora avrebbe raggiunto facilmente Gesù camminando sulle acque e non avrebbe ceduto alla paura.

Rifletti oggi sulla scelta di fare della tua vita di preghiera la priorità assoluta della tua vita. Forse hai molte responsabilità. Nulla è più importante del pregare, e non soltanto quando ti senti in trappola o ti sembra di affondare. Tutti noi, invece, dobbiamo radicare un’abitudine salda alla preghiera rivolta a Dio, per la sola ragione che farlo è cosa buona e giusta. Il frutto di una simile vita di preghiera è che, qualunque ostacolo si presenti sul nostro cammino, avremo la fede necessaria per seguire ogni comando del Signore, superando persino ciò che sembra impossibile.

Mio Signore, modello di preghiera, hai trascorso la notte in preghiera rivolto al Padre Tuo non perché avessi bisogno di aiuto, ma per amore. La Tua preghiera era espressione di quell’amore e ne era una naturale esigenza. Ti prego, aiuta anche me a radicare un’abitudine salda alla preghiera, perché il mio amore per Te rimanga forte e io possa seguirTi attraverso ogni apparente ostacolo della vita. Gesù, confido in Te.


Una fede che trasforma a partire dalla conoscenza

XIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

«Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Vangelo secondo Giovanni 6:48–51

Questa domenica proseguiamo con il bellissimo «discorso sul pane della vita» tratto dal Vangelo secondo Giovanni. All’inizio del brano di oggi leggiamo che quanti ascoltavano questo discorso «mormoravano contro Gesù». Lo facevano perché Egli aveva insegnato loro di essere il Pane della vita disceso dal Cielo. Per alcuni dei Suoi ascoltatori, questo era troppo difficile da accettare. Lo era soprattutto per coloro che conoscevano Gesù e la Sua famiglia di Nazaret. Quando Gesù si accorse delle loro mormorazioni, li affrontò direttamente dicendo: «Non mormorate tra voi». Poi ribadì con ancora più forza il Suo insegnamento, spingendosi oltre e dicendo loro che chi mangia la Sua carne vivrà in eterno.

Per certi versi, si potrebbe dire che l’insegnamento di Gesù sfidi la ragione umana. Immagina di ascoltare per la prima volta questo insegnamento da qualcuno cresciuto nel tuo stesso paese. La sola ragione umana non basta a comprendere e ad accettare un simile insegnamento. Ma è proprio questo il punto. La sola ragione umana non basta. Quando però la ragione umana riceve una speciale rivelazione dal Padre che è nei Cieli, allora tutto diventa chiaro e acquista senso.

A questo proposito, Gesù disse: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato» e anche: «Chiunque ha ascoltato il Padre mio e ha imparato da lui, viene a me». Pertanto, anche se comprendere ciò che Gesù insegnava supera le capacità della sola ragione umana naturale, a coloro che erano attirati dal Padre e ascoltavano la Sua voce veniva donata una nuova forma di conoscenza, che illuminava la loro mente umana. Questa conoscenza è essenziale se vogliamo conoscere e comprendere il cammino verso la vita eterna e se vogliamo comprendere la Santissima Eucaristia e credere in essa.

A volte possiamo cadere nella trappola di pensare che la fede consista soltanto nel credere in qualcosa che ci supera. Ma la fede è molto di più. Non è semplicemente credere alla cieca. Non è soltanto un’illusione dettata dai nostri desideri che si trasforma in una scelta personale di credere. La fede si fonda su qualcosa di assolutamente reale e inequivocabile. Si fonda su una vera conoscenza rivelata spiritualmente: una conoscenza che ci viene donata da Dio. In effetti, questa forma di conoscenza, donata da Dio, è molto più certa di qualsiasi altra forma di conoscenza.

Per esempio, sai che 2+2=4 perché puoi prendere due oggetti, aggiungerne altri due e poi contarne quattro. Oppure sai che c’è della musica perché le tue orecchie ne percepiscono il suono. Dunque, ti affidi ai tuoi sensi per acquisire conoscenze e giungere a delle conclusioni. La conoscenza infusa spiritualmente, tuttavia, è ancora più certa di quella che possiamo ottenere attraverso i sensi, perché è Dio a rivelare la verità. Perciò, se Dio ti parla e ti dona la conoscenza che la Sua carne è vero cibo e il Suo sangue vera bevanda, e che se mangi la Sua carne e bevi il Suo sangue otterrai la vita eterna, allora questa conoscenza è certa, ti trasforma e diventa il fondamento di una vita di fede pura. Anche se questo può sembrare eccessivamente filosofico, è vero ed è necessario comprenderlo.

Rifletti oggi su tutto ciò in cui non riesci ad avere una fede perfetta. Credi nella Santissima Eucaristia? Credi che sia il cibo per la vita eterna? Credi in tutto ciò che Gesù ha insegnato? Esamina la tua fede e, là dove è carente, cerca la voce del Padre. Solo Dio può donarti la conoscenza spirituale più profonda. Da parte tua, devi ascoltare, comprendere, accettare e credere. Così facendo, il dono della fede nascerà nella tua ragione umana, e quella fede ti guiderà verso una vita nella pienezza della grazia.

Signore, Tu ci hai rivelato i misteri più profondi della vita. Ci hai rivelato il Tuo amore e la Tua compassione, e ci hai rivelato la via della vita eterna. Ti prego, donami la fede, perché io creda a tutto ciò che hai rivelato. Ti prego soprattutto di rendere più profonda la mia fede nel Dono della Santissima Eucaristia. Gesù, confido in Te.


Vigilanza, attenzione, azione

XIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

Gesù disse ai Suoi discepoli: «Cingetevi i fianchi e accendete le vostre lampade; siate simili a servi che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, pronti ad aprirgli subito quando arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà vigilanti. In verità io vi dico, si cingerà le vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli». Vangelo secondo Luca 12:35–37

Vigilanza, impegno, determinazione, attenzione, fedeltà: queste sono alcune delle qualità di cui parla Gesù. «Cingerti i fianchi» significa essere subito pronto per un compito impegnativo. Sei pronto per il duro lavoro che ti attende e sei deciso a svolgerlo. «Accendere le tue lampade» implica che non sei al buio, ma che la tua mente è illuminata in modo da poter riconoscere quale sia la volontà di Dio.

Nel corso della vita, è facile adagiarsi nelle cose della fede. È facile diventare pigri, disinteressati, distratti e poco concentrati. Questa parabola prosegue parlando di un ladro che cerca di entrare in una casa nel cuore della notte. È il modo in cui Gesù ci dice che il maligno, con le sue menzogne e i suoi attacchi, è incessante, spietato, violento e imprevedibile. Per questo non dobbiamo mai stancarci di vigilare nella vita spirituale e dobbiamo sempre prestare attenzione alla luce della voce di Dio.

Quanto sei attento, ogni giorno, alla missione di Cristo? È una domanda essenziale a cui rispondere con sincerità. La maggior parte delle persone si accorgerà di lasciarsi distrarre dalla missione che Dio ha affidato loro. Ogni giorno viviamo innumerevoli esperienze che si contendono la nostra attenzione. Molte di queste voci in competizione tra loro potrebbero non sembrare legate al peccato. Per esempio, forse un certo passatempo è diventato l’interesse predominante del tuo tempo libero. O forse le responsabilità lavorative hanno invaso il tempo da dedicare alla famiglia. O forse un’esperienza dolorosa, o persino piacevole, ha assorbito tutta la tua attenzione per un certo periodo. Sebbene sia evidente che le distrazioni peccaminose della vita sono un male, potrebbe non essere sempre altrettanto evidente che molte altre distrazioni, di per sé neutre, costituiscono un vero problema. Possono infatti renderci poco attenti alla volontà di Dio e poco pronti a metterla in pratica nel momento in cui Egli ci chiama.

Immagina, per esempio, che una persona molto importante ti chiami per chiederti un favore. Molto probabilmente lasceresti tutto ciò che stai facendo e risponderesti subito. Purtroppo, però, quando il Re dell’universo cerca di parlarci e di ispirarci una missione, possiamo essere troppo distratti persino per ascoltare, figuriamoci per rispondere con prontezza e zelo. Questo è un problema. Se invece una persona è costantemente attenta alla voce di Dio e risponde alle Sue ispirazioni interiori non appena le riceve, allora Gesù dice che questa persona è davvero beata e che Egli «li farà mettere a tavola e passerà a servirli». In altre parole, se rimaniamo vigili e attenti alle ispirazioni di Dio, Dio stesso ci ricompenserà mettendosi al nostro servizio. Ci inviterà alla mensa del riposo spirituale, della pace, della gioia e della pienezza. Ci servirà la Sua misericordia, che supererà tutto ciò che potremmo mai immaginare.

Rifletti, oggi, sulla chiamata di Dio a essere sempre attento alla Sua voce nell’istante in cui parla. Rifletti su quanto sei consapevole della Sua presenza costante nella tua vita e del Suo continuo comunicare con te. Sappi che, se riuscirai a prendere l’abitudine di ascoltare sempre, non ti lascerai mai sfuggire la missione ricca di grazia che il Signore ti ha affidato. Ascoltalo sempre, cerca la Sua voce quieta e soave e sii pronto a rispondergli ogni volta che ti chiama.

Mio Signore, che non smetti mai di parlare, Tu hai tanto da dire e tanto da rivelare. Ti prego, illumina la mia mente e rafforza la mia determinazione ad ascoltarTi sempre e a risponderTi con tutto il cuore. La Tua volontà è perfetta e mi condurrà a una vita di profondissima gioia e pienezza. Fa’ che io lo creda con tutto il cuore e agisca di conseguenza. Gesù, confido in Te.


Miracoli di speranza

Lunedì della XIX settimana del Tempo Ordinario

Da chi riscuotono tasse o tributi i re della terra? Dai loro sudditi o dagli stranieri?». Quando egli rispose: «Dagli stranieri», Gesù gli disse: «Quindi i sudditi sono esenti. Ma, per non scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su. Aprigli la bocca e vi troverai una moneta che vale il doppio della tassa per il tempio. Consegnala loro per me e per te». Vangelo secondo Matteo 17:25–27

Prima di questo piccolo miracolo, Gesù aveva appena annunciato ai Suoi discepoli, per la seconda volta, la Sua imminente passione. Ancora una volta, per loro era difficile ascoltare quelle parole. Ricorda che, dopo il primo annuncio della Sua imminente passione e morte, Gesù aveva condotto Pietro, Giacomo e Giovanni sul monte e si era trasfigurato davanti a loro. La Trasfigurazione aveva, in parte, lo scopo di dissipare la paura dei discepoli e di dare loro speranza in vista di ciò che sarebbe accaduto. E ora, dopo il secondo annuncio della Sua passione, veniva compiuto un altro miracolo proprio per Pietro, per incoraggiarlo e dargli speranza.

Immagina di essere Pietro. Immagina di seguire le indicazioni di Gesù: andare al mare, gettare l’amo, tirare fuori un pesce e poi aprirgli la bocca. Pietro doveva essere pieno di speranza e trepidazione mentre tirava su quel pesce, chiedendosi se le parole di Gesù si sarebbero avverate. E non appena vide la moneta, proprio come Gesù aveva detto, dovette essere colmo di stupore. Lentamente, la paura e l’ansia che provava di fronte a questo secondo annuncio della passione e morte di Gesù dovevano aver cominciato a placarsi, mentre Pietro assisteva a un altro segno straordinario del suo Signore.

Dio compie miracoli nella nostra vita ogni giorno. Il problema è che spesso non riusciamo a riconoscerli. Ogni volta che la Sua gloriosa potenza opera in noi per rafforzarci o ci colma di coraggio, speranza, carità e ogni altra virtù, questo è un miracolo della grazia che trasforma. Dio sa sempre di che cosa abbiamo bisogno nella vita. Conosce le nostre lotte e i nostri dubbi. A volte rimane in silenzio per attirarci più in profondità attraverso una preghiera consapevole e atti di fede. E a volte ci accorgiamo all’improvviso di ricevere una nuova chiarezza nella vita, frutto della Sua grazia all’opera.

Gesù sapeva che Pietro aveva bisogno di questa grazia ulteriore, di questo miracolo rivolto personalmente a lui, per poter superare le proprie paure e lotte e riporre tutta la sua fiducia in Gesù. Di Gesù ci si poteva fidare. Questa è la conclusione a cui Pietro sarebbe giunto. Di Lui ci si poteva fidare. Perciò bisognava credere a tutto ciò che diceva. A quale meravigliosa conclusione possiamo giungere tutti noi!

Rifletti oggi sui modi in cui Dio ti ha dato la certezza della Sua presenza divina e della Sua azione nella tua vita. Anche se i miracoli con cui Dio ti ha rassicurato possono non essersi manifestati sul piano fisico, il Suo operato può essere altrettanto convincente, se lo percepiamo chiaramente. Di che cosa vuole darti certezza Dio nella tua vita? Con quale difficoltà o dubbio ti stai confrontando? Se sei in difficoltà, rivolgi il pensiero ai modi in cui Dio è stato presente e ha agito nella tua vita. Medita sul Suo intervento e sui modi in cui si è preso cura di te e ti ha guidato. Sii riconoscente e lascia che il ricordo di ciò che Dio ha fatto sia oggi la tua forza e la fonte della speranza quando ne hai più bisogno.

Mio Signore, che compi meraviglie, la Tua azione nella mia vita è davvero gloriosa e sorprendente. Non manchi mai di provvedere a me quando sono nel bisogno. Aiutami a rivolgermi a Te ogni volta che sono in difficoltà, per essere colmato di nuova speranza in Te. Tu sei sempre fedele, amato Signore. Ripongo davvero tutta la mia speranza in Te. Gesù, confido in Te.


Riportarti a casa

Martedì della XIX settimana del Tempo Ordinario

«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? E se riesce a trovarla, in verità io vi dico: si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda». Vangelo secondo Matteo 18:12–14

È così facile smarrirsi. Ci sono molte anime erranti che sono perdute, confuse e bisognose del Pastore. Forse sono molte le ragioni di questo smarrimento, tra cui il richiamo dei piaceri della carne, il fascino del denaro, le tentazioni dell’orgoglio, dell’ira e dell’egoismo, la confusione e molto altro. Il brano evangelico di oggi non riguarda tanto il fatto che le persone si smarriscano, quanto piuttosto il desiderio di Dio di ricondurle a Sé.

Quando una persona si allontana da Dio, rimane vuota. Questa è la realtà della nostra condizione umana. L’unico modo per trovare pienezza nella vita è donarti a Dio per amore. Dio, e soltanto Dio, ci dà pienezza. Dio, e soltanto Dio, può donarci gioia e felicità. Perciò, quando una persona si sta smarrendo e rimane vuota dentro, deve fare una scelta. Si pentirà dei propri peccati e tornerà a Dio? Oppure continuerà a cercare appagamento altrove?

Uno dei maggiori ostacoli al pentimento dei propri peccati e al ritorno a Dio è il nostro orgoglio. È difficile ammettere di aver peccato. È difficile ammettere di esserci smarriti. È difficile assumerci la responsabilità di ciò che abbiamo fatto e rivolgerci a Dio per ricevere la Sua misericordia e la Sua compassione.

Il Vangelo di oggi è rivolto in modo particolare al peccatore che si è smarrito. Ci presenta un’immagine di Dio che ci invita con straordinaria forza a tornare a Lui. È l’immagine di un Dio che esce a cercare la pecora smarrita. Ma l’immagine più importante nel Vangelo di oggi è quella della gioia del Pastore. Dobbiamo arrivare a comprendere che, quando Dio viene a cercarci e riesce a raggiungere il nostro cuore, non dobbiamo più provare vergogna. Dio non condanna la persona che prova dolore per i propri peccati. Al contrario, si rallegra e riporta a casa quell’anima. Ogni volta che nella vita cominciamo a smarrirci e cediamo a una vita di peccato, dobbiamo comprendere questa immagine di Dio e sapere che riguarda anche noi.

La verità è che il peccato è umiliante. E affrontare l’umiliazione è difficile. Ma è anche purificante. E se sei disposto ad accogliere l’umiliazione che provi confessando il tuo peccato, ti attende una libertà senza limiti. Questa libertà si manifesta soprattutto nella gioia di Dio, che ti porta a casa.

Rifletti oggi sulla santa immagine del Buon Pastore che ti cerca con premura. Contempla il Suo desiderio amorevole di raggiungerti, di ricongiungersi a te, di perdonarti e di portarti a casa con amore. Lascia che il timore del giudizio si dissolva. Umiliati e riconosci il tuo peccato. Ammetti di non essere capace di vincerlo da solo. Se lo farai, il cuore del Buon Pastore gioirà mentre ti solleverà e ti porterà verso la libertà.

Gesù, mio Buon Pastore, il Tuo amore e la Tua compassione sono incredibili. Tu sei un Dio di somma misericordia. Ti prego, apri i miei occhi perché io Ti veda come sei e dissipa ogni timore dal mio cuore. Ti prego, perdona il mio peccato, sollevami e riportami al Tuo ovile. Gesù, confido in Te.


Pregare insieme con il Figlio

Mercoledì della XIX settimana del Tempo Ordinario

«In verità vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa nella preghiera, il Padre mio che è nei cieli la concederà loro. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». Vangelo secondo Matteo 18:19–20

Questa è una promessa audace e meravigliosa del nostro Signore. Questo brano rivela il desiderio di Gesù che preghiamo con gli altri, unendo le nostre preghiere in un’unica preghiera e offrendola al Padre. Gesù dice che, quando lo facciamo in unione con la Sua preghiera, la nostra preghiera sarà esaudita.

La prima cosa da notare è che questo passo potrebbe facilmente essere frainteso. Per esempio, Gesù ci sta forse dicendo che, se due o più persone si riuniscono e pregano perché piova, allora pioverà? Certamente no. La chiave per comprendere questo passo si trova nell’ultima frase: «…lì sono io in mezzo a loro». Questo significa che lo scopo del riunirsi in preghiera in due o più persone è unire la nostra preghiera concorde alla preghiera di Gesù. Il Padre ascolta ed esaudisce sempre la preghiera del Figlio. Qualunque cosa il Figlio chieda al Padre, Gli viene concessa. Questo passo ci dice dunque che lo scopo del riunirsi in preghiera con gli altri, cioè con la Chiesa, è unirci all’unica ed eterna preghiera di Dio Figlio. Questo si realizza anzitutto nella sacra liturgia.

Quando ci riuniamo nella liturgia, la nostra preghiera viene sempre esaudita. Perché? Perché la liturgia è anzitutto un’azione di Dio Figlio, alla quale Egli invita noi, la Chiesa, a partecipare. E la preghiera che viene offerta è l’unica ed eterna preghiera con cui Dio Figlio chiede al Padre di portare la salvezza a tutti coloro che accolgono l’azione salvifica del Suo sacrificio sulla Croce. Quando ci uniamo a questa preghiera, essa viene esaudita.

Quale tipo di preghiera non viene esaudita? Anzitutto, Dio non concede ciò che non è al servizio della Sua missione. In secondo luogo, se preghiamo perché si compia la volontà di Dio ma non facciamo la nostra parte, la nostra preghiera non può essere esaudita. Per esempio, se preghi per vincere un particolare peccato ma poi non corrispondi alla grazia che Dio ti dona, non è colpa di Dio. In terzo luogo, pregare per ottenere vendetta contro chi ci ha ferito è inefficace. E, in quarto luogo, anche la preghiera per la conversione di chi rifiuta di pentirsi non potrà essere esaudita, a meno che quella persona alla fine non si penta. Questi sono soltanto alcuni esempi.

Quale tipo di preghiera è efficace? Come già accennato, la preghiera della Liturgia, in quanto unico Sacrificio di Cristo, è sempre ascoltata quando vi partecipiamo. Ma ci sono altri modi in cui la nostra preghiera comune sarà certamente esaudita. Per esempio, se ti riunisci con altri e insieme pregate per ottenere la grazia di una conversione più profonda, puoi essere certo che quella grazia sarà offerta. Spetta poi a te aprire il cuore a quella grazia perché sia efficace. Oppure, se preghi perché Dio offra la Sua misericordia a qualcuno prigioniero del peccato, puoi essere certo che quella grazia sarà offerta, anche se la persona rifiuta di accoglierla. E l’elenco potrebbe continuare. In parole semplici, se ci riuniamo con altri e cerchiamo di unire la nostra preghiera all’unica e perfetta preghiera di Dio Figlio, così come viene offerta al Padre nei cieli, allora quella preghiera del Figlio, alla quale partecipiamo, sarà esaudita. Forse il modo migliore per pregare insieme così è recitare il «Padre nostro» con un’altra persona. Questa preghiera è sempre ascoltata ed esaudita dal Padre, perché è la preghiera che ci è stata donata dal Figlio.

Rifletti oggi su Dio Figlio che prega il Padre. Qual è la Sua preghiera perfetta? Che cosa chiede al Padre? Cerca i modi in cui puoi unirti agli altri per unire la tua preghiera a quella del Figlio di Dio. Fallo anzitutto nella sacra liturgia, ma cerca anche altri modi per praticare questa forma di preghiera. La preghiera fatta insieme agli altri, in unione con l’unica preghiera di Gesù, sarà sempre esaudita dal Padre che è nei cieli.

Mio Signore perfetto, tutto ciò che chiedi al Padre Ti viene concesso. Ti prego, attira me e tutti i membri della Tua Chiesa nella Tua perfetta preghiera al Padre. Fa’ che partecipiamo a questa preghiera soprattutto attraverso la sacra Liturgia, e anche quando ci riuniamo in due o più persone. Fa’ che preghiamo soltanto con Te e in accordo con la Tua perfetta volontà. Gesù, confido in Te.


Perdonare sempre e per sempre

Giovedì della XIX settimana del Tempo Ordinario

Pietro si avvicinò a Gesù e Gli chiese: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settantasette volte». Vangelo secondo Matteo 18:21–22

San Giovanni Crisostomo, commentando questo passo, spiega che «settantasette volte» era un modo per dire «sempre». In altre parole, Gesù non indicava un numero preciso di volte in cui dobbiamo perdonare: diceva che il perdono deve essere offerto sempre e per sempre, senza limiti. Questa è la profondità del perdono che ci viene offerto.

Questo passo mostra anche il contrasto tra la disposizione umana al perdono e quella di Dio. Senza dubbio Pietro doveva pensare di essere generoso nel chiedere se dovesse perdonare suo fratello ben sette volte. Forse pensava che Gesù sarebbe rimasto colpito da questa proposta apparentemente generosa. Ma l’infinita misericordia di Dio non può mai essere superata. Semplicemente, non c’è limite alla misericordia di Dio e, pertanto, non deve esserci limite alla misericordia che offriamo agli altri.

Come ti comporti, nella tua vita, quando si tratta di chiedere il perdono di Dio? E come ti comporti quando si tratta di offrire il perdono a un’altra persona? La frase citata sopra introduce la parabola del servo spietato. In quella parabola, il servo doveva al suo re una «somma enorme». Nella sua misericordia, il re gli condonò il debito, proprio come Dio è disposto a perdonarci qualunque cosa. Ma il perdono ha un prezzo. Il prezzo è che anche noi dobbiamo perdonare gli altri nella stessa misura. Così, quando il servo al quale era stata condonata una somma enorme vede in seguito uno dei suoi servi che gli doveva una somma molto più piccola, esige che il debito venga saldato per intero. Il risultato è che il re viene a saperlo e ritira la sua misericordia, esigendo che il servo gli restituisca tutto.

Questo ci dice che perdonare non è facoltativo, a meno che non siamo perfetti e non abbiamo alcun debito con Dio. Naturalmente, chi pensa una cosa del genere non vive nella realtà. Come leggiamo nella Lettera ai Romani, «tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio» (Lettera ai Romani 3:23). Di conseguenza, è essenziale offrire il perdono sempre e ovunque, senza condizioni, senza limiti e senza esitazioni. Con quanta facilità lo fai? Quanto è pieno il tuo perdono?

Tra le persone più difficili da perdonare c’è chi non prova alcun pentimento per il proprio peccato. Quando accade questo, è facile giustificare la nostra condanna nei suoi confronti. Se in questo momento stai negando il perdono a qualcuno e continui a provare rabbia, amarezza o dolore, può esserti utile riflettere su questo: la tua mancanza di perdono danneggia la tua anima più di quella dell’altra persona. Rifiutandoti di perdonare, arrechi un danno immenso alla tua anima e al tuo rapporto con Dio. Rimanere nella rabbia e nel dolore non fa che alimentare altra rabbia e altro dolore. Porta a pensieri di vendetta e persino ad azioni vendicative. E questo è un peccato di cui sarai chiamato a rispondere.

Rifletti oggi sulla profondità infinita della misericordia e del perdono che sei chiamato a offrire a ogni singola persona che ti ha ferito o ti ferirà. Perdonare non significa certo giustificare. Al contrario, l’atto del perdono riconosce il peccato. Ma la misericordia deve essere offerta in ogni caso. Deve essere offerta sempre, ovunque, senza fine e senza alcuna condizione. Se ti è difficile farlo, fallo comunque e non smettere. Così facendo, non solo aiuterai il peccatore, ma aprirai anche nella tua vita le porte della misericordia di Dio.

Mio Signore, che perdoni, la Tua misericordia è infinita e insondabile. Tu desideri perdonare ogni peccato della mia vita e ricondurmi pienamente a una vita di perfetta unione con Te. Accolgo questo dono del perdono nella mia vita, amato Signore, e scelgo liberamente di offrire questa stessa profonda misericordia a chiunque abbia peccato o peccherà contro di me. Perdono nel modo più completo di cui sono capace. Ti prego, aiutami a imitare la Tua misericordia senza fine. Gesù, confido in Te.


L’amore per una vita santa

Venerdì della XIX settimana del Tempo Ordinario

Egli rispose: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso». Vangelo secondo Matteo 19:11

Questa fu la risposta di Gesù a una lunga discussione sull’indissolubilità del matrimonio. Uno dei motivi per cui «Non tutti capiscono questa parola…» è che il matrimonio, come ogni altra vocazione, richiede uno spirito di sacrificio pieno e un dono disinteressato di sé. Quando questo manca, e quando la vita di dedizione disinteressata che ci viene richiesta si trasforma in egoismo, ogni conflitto diventa un fardello pesante. Un fardello insopportabile senza la grazia.

Che cos’è l’amore? Quale forma di amore è richiesta nel matrimonio e in ogni altra vocazione? Quale amore è richiesto ai genitori e ai nonni? La risposta a tutte queste domande è la stessa. Dobbiamo amare in modo del tutto disinteressato e con spirito di sacrificio. L’amore, nella sua forma più autentica, cerca sempre il bene dell’altro e non si concentra mai su di sé.

Solo la grazia può renderci capaci di vivere una vita fondata sul vero amore. La nostra natura umana decaduta tende a «guardarsi l’ombelico», cioè tendiamo ad attraversare la vita pensando a noi stessi: «Che cosa renderà migliore la mia vita? Quali conseguenze avrà questo per me? Questa persona mi ha ferito. Non voglio fare questo o quello, ecc.». Nella vita è molto difficile distogliere lo sguardo da noi stessi per rivolgerlo all’amore per gli altri. Per questo Gesù ha detto che questa forma di amore può essere abbracciata soltanto da «coloro ai quali è stato concesso». E coloro ai quali viene concessa questa profondità di amore sono quanti si aprono alla grazia trasformatrice di Dio nella propria vita.

Uno dei motivi per cui è molto difficile amare in modo completamente disinteressato è che questo ci richiede di vivere della grazia. La nostra debole mente umana non può giungere da sola all’alta vocazione della carità. Soltanto per grazia comprenderemo che vivere in modo disinteressato non è solo il meglio per coloro che siamo chiamati ad amare, ma anche per noi stessi. E nella vita matrimoniale, nell’essere genitori, nelle altre vocazioni e in ogni altra situazione della vita, se il nostro amore è sempre rivolto al bene dell’altro e se la nostra vita imita il sacrificio totale di Cristo, allora vedremo Dio compiere grandi cose attraverso di noi. E mentre le compie, vedremo Dio compiere grandi cose anche in noi. In definitiva, diventiamo ciò per cui siamo stati creati soltanto quando viviamo come Cristo. E Lui ha vissuto una vita di sacrificio e di dono di sé senza condizioni.

Rifletti oggi sull’alta vocazione all’amore che ti è stata donata. Riesci ad accogliere questo insegnamento del nostro Signore? Ti è stato concesso, per grazia, di comprendere la natura del vero amore? E, se è così, stai facendo tutto il possibile per vivere un amore disinteressato, che si dona nel sacrificio, in unione con Cristo Gesù? Mentre esamini la tua vita e le tue relazioni, soprattutto con le persone più vicine a te, considera quanto il tuo modo di agire nei loro confronti rispecchi quello di Cristo. Considera se perdoni, porgi l’altra guancia, cerchi la misericordia, la compassione, la comprensione, la mitezza e ogni altra virtù e frutto dello Spirito Santo. Là dove riconosci delle mancanze e trovi dell’egoismo, non esitare a supplicare il nostro Signore di concederti la grazia non solo di comprendere la tua alta vocazione all’amore, ma anche di abbracciarla pienamente nelle tue azioni. Allora, e soltanto allora, potrai vivere la vocazione alla quale sei stato chiamato.

Mio Signore amorevole, il Tuo amore supera ogni comprensione. È un amore che può essere compreso soltanto grazie al dono della Tua grazia. Ti prego, concedimi la grazia di cui ho bisogno non solo per comprendere e accogliere il Tuo amore nella mia vita, ma anche per offrirlo a tutti. Fa’ che la mia vita diventi uno strumento costante di quella perfezione dell’amore che Tu hai vissuto. Gesù, confido in Te.


Tutti sono i benvenuti

Sabato della XIX settimana del Tempo Ordinario

Furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse. I discepoli li rimproverarono, ma Gesù disse: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite…». Vangelo secondo Matteo 19:13–14

Nel Catechismo del Concilio di Trento, promulgato da papa san Pio V, questo brano viene collegato al Battesimo dei bambini. Vi si afferma: «Inoltre, non si deve supporre che Cristo Signore avrebbe negato il sacramento e la grazia del Battesimo ai bambini, dei quali disse: Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite…» (II, 2, 32). Questo insegnamento indica chiaramente uno dei modi migliori in cui questo brano trova compimento oggi. Invitare anche i bambini più piccoli, prima che raggiungano l’età della ragione, a ricevere il sacramento del Battesimo dà compimento a questo amorevole comando di Gesù: «Lasciate che i bambini vengano a me…»

I bambini piccoli non hanno la capacità di comprendere razionalmente l’amore nella sua forma più pura. Questa capacità si acquisisce con l’età della ragione, tradizionalmente collocata intorno ai sette anni. Ma i bambini, persino i neonati, sono capaci di ricevere il nostro amore e di ricevere l’amore di Dio, anche se non comprendono ancora pienamente questo dono.

Crescendo, un bambino impara che cosa significa amare vedendo l’amore e facendone esperienza, soprattutto attraverso la mediazione dei genitori. Questo contribuisce a formare la sua coscienza in modo che, con il progredire dell’età, diventi capace di scegliere liberamente di amare. Ma perché un bambino diventi un adulto capace di amare, non basta il buon esempio: ha bisogno della grazia. La grazia del Battesimo è la fonte primaria di questa grazia nella sua vita.

Per molti è facile vedere il Battesimo soltanto come una bella cerimonia per accogliere il neonato nella famiglia di Dio. E, sebbene questo sia vero, il Battesimo è molto di più. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che il Battesimo imprime un segno indelebile che «rimane per sempre nel cristiano come disposizione positiva alla grazia, come promessa e garanzia della protezione divina e come vocazione al culto divino e al servizio della Chiesa» (CCC #1121). In altre parole, il Battesimo conferisce all’anima un dono che non può mai essere rimosso e diventa una fonte continua di grazia. E quando un bambino viene battezzato, è come se il brano della Scrittura sopra riportato si perpetuasse per tutta la vita di quella persona. In virtù di questa grazia sacramentale, Gesù dice continuamente a quest’anima battezzata: «Vieni a Me».

Oltre alla grazia del Battesimo, tutti dobbiamo imitare l’accoglienza e l’accettazione che Gesù riserva non solo ai bambini, ma a ogni figlio di Dio. Sebbene inizialmente i discepoli abbiano cercato di impedire ai bambini di avvicinarsi al nostro Signore, noi non dobbiamo farlo. Dobbiamo comprendere che nella nostra natura umana decaduta esiste una reale tentazione sia di negare agli altri l’amore di Dio, sia persino di impedire loro di avvicinarsi a Dio. L’ira, l’orgoglio, l’invidia, la gelosia e altri sentimenti simili possono portarci a opporci alla conversione degli altri e al fatto che Dio li accolga presso di Sé. Quando questa tentazione si fa strada in noi, dobbiamo ascoltare Gesù che ci dice: «Lasciate che i bambini vengano a me» e «non glielo impedite».

Rifletti oggi su queste parole dolci e accoglienti di Gesù. Nel farlo, cerca di pensare a chi potresti essere tentato di impedire di avvicinarsi al Signore. Desideri la santità di tutti? C’è qualcuno nella tua vita che fai fatica a incoraggiare ad andare da Gesù per essere abbracciato e benedetto? Fa’ tuo il cuore di Gesù e considera tuo dovere abbracciare gli altri come Lui ha abbracciato questi bambini. Quanto più diventerai uno strumento dell’amore di Cristo, tanto più gioirai ogni giorno delle benedizioni che Dio riversa sugli altri.

Mio tenero Signore, Tu accogli tutti perché partecipino alla Tua grazia. Accogli ogni bambino e ogni figlio di Dio perché possano condividere il Tuo abbraccio amorevole. Ti prego, estendi anche a me questa accoglienza e aiutami ad accettare questo dono del Tuo amore infinito. E aiutami a diventare uno strumento migliore del Tuo amore verso gli altri, senza mai ostacolarli né impedire loro di rivolgersi a Te. Gesù, confido in Te.

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