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Un cuore turbato
V Domenica di Pasqua (Anno A)
Gesù disse ai Suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”?» Vangelo secondo Giovanni 14:1–2
Queste parole di consolazione e di incoraggiamento, pronunciate da Gesù agli Apostoli durante l’Ultima Cena, vengono subito dopo l’uscita di Giuda per tradire Gesù e dopo che Gesù aveva detto a Pietro, in presenza degli altri, che Lo avrebbe rinnegato tre volte prima del canto del gallo. Per questo i Dodici, ormai Undici, dovevano sentirsi scoraggiati, soprattutto Pietro. Gesù lo avverte e dice: «Non sia turbato il vostro cuore…»
A Pietro fu detto che presto avrebbe commesso un grave peccato contro Gesù. Come ci viene raccontato in seguito, non appena ebbe commesso questi peccati, Pietro uscì e pianse amaramente. Forse, mentre piangeva, gli saranno tornate alla mente le parole di Gesù: «Non sia turbato il vostro cuore…»
Essere tentati di peccare può scoraggiare. Ma questo può trasformarsi in qualcosa di buono. Se le nostre tentazioni ci lasciano indifferenti, allora ci manca l’amore per Dio. E se cediamo a quelle tentazioni senza provare dolore, è ancora peggio. Tuttavia, lo scoraggiamento per i nostri peccati non può rimanere tale: deve trasformarsi nel suo opposto, la virtù della speranza. Dal peccato potrà nascere la speranza solo quando ascolteremo e comprenderemo la promessa di Gesù riportata sopra.
Gesù non si limita a dire ai discepoli di non lasciarsi turbare: ne spiega anche il motivo. Promette loro che preparerà un posto per loro in Cielo e che verrà a prenderli per condurli in quel luogo, nella casa del Padre Suo, nonostante le loro mancanze. Grazie alla fede, Pietro e gli altri apostoli potranno dissipare lo scoraggiamento iniziale che provano per le proprie mancanze e tornare a Dio nell’attesa del Cielo.
Ti scoraggi a causa del tuo peccato? Comincia col richiamare alla mente un peccato contro il quale lotti abitualmente. Soprattutto il peccato abituale porterà o al dolore, al pentimento e alla speranza, oppure a uno scoraggiamento che sfocia nella disperazione e nell’abbandono della virtù. Come san Pietro, dobbiamo sforzarci di piangere amaramente per i nostri peccati. Dobbiamo lasciare che i nostri peccati e la tentazione di disperare diventino uno stimolo a ritrovare speranza, coraggio e determinazione. Questo sarà possibile soltanto se ascolteremo sempre Gesù che ci dice: «Non sia turbato il vostro cuore…». Dobbiamo percepire la Sua compassione e la Sua tenerezza e lasciare che quell’amore ci colmi della fiducia che un giorno vinceremo ogni peccato e saremo accolti nella casa del Padre.
Rifletti oggi su qualsiasi peccato contro cui lotti abitualmente. Nel farlo, considera se il tuo scoraggiamento ti conduce alla disperazione o alla speranza. La speranza non nasce dalla tua capacità di vincere il peccato con le sole tue forze. Nasce dalla compassione del nostro Signore e dalla Sua promessa di redimerti. Se il tuo cuore è turbato, questo è un bene. È il punto di partenza della speranza. Lascia che Gesù risollevi il tuo cuore turbato e rivolga il tuo sguardo al Cielo.
Signore pieno di compassione, benché io sia un peccatore, Tu mi parli con tenerezza e mi chiami al pentimento, perché io riponga sempre la mia speranza nel Cielo. Ti prego, donami un dolore vero e santo per i miei peccati e aiutami a tornare sempre a Te, affinché un giorno Tu mi conduca alla pienezza della Casa del Padre. Gesù, confido in Te.
Desiderare di essere potati
V Domenica di Pasqua (Anno B)
Gesù disse ai Suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre Mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in Me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già potati, a causa della parola che vi ho annunciato». Vangelo secondo Giovanni 15:1–3
Potare una vite è importante per aiutarla a crescere e a produrre non solo più frutti, ma frutti migliori. Se non viene potata, con il tempo una vite produrrà meno frutti e di qualità inferiore. Una buona potatura aiuta a convogliare il nutrimento della vite verso le nuove gemme più feconde.
L’insegnamento di Gesù appena riportato usa l’immagine della potatura della vite per aiutarci a comprendere che la fede deve condurre alla carità. Anzitutto, Gesù dice di essere la «vite vera». Egli è l’unica fonte del nutrimento di cui abbiamo bisogno per la nuova vita di grazia. È l’unica via che conduce al Cielo e alla salvezza. Conoscere il nostro Signore e rimanere saldamente uniti a Lui: questa è la fede. In secondo luogo, il nostro Signore dice che toglie ogni tralcio che non porta frutto. Questo indica che la fede senza il buon frutto della carità è morta ed è come un tralcio della vite che non produce nulla. In terzo luogo, quando Gesù trova un tralcio che porta buon frutto, non lo lascia così com’è. Al contrario, lo pota con amorevole cura perché «porti più frutto».
Per applicare questi insegnamenti alla tua vita, comincia a guardare la tua fede come se fosse un tralcio saldamente unito a una vite. Credi a tutto ciò che Dio ha detto attraverso la Sua santa Parola? È utile fare regolarmente un esame di coscienza riguardo alla propria fede. Poiché la fede è il primo passo nella vita spirituale, deve rimanere saldamente radicata nella Verità che Dio ha rivelato. Questo significa che dobbiamo studiare regolarmente la Parola di Dio così come ci è rivelata attraverso le Scritture e gli insegnamenti catechetici della Chiesa, e aderire a tali insegnamenti con tutta la nostra mente.
Poi, dopo aver riaffermato la tua fede in tutto ciò che Dio ha detto attraverso le Scritture e la Chiesa, prova a esaminare la tua carità. Vedi nella tua vita atti concreti d’amore che scaturiscono dalla tua fede? In altre parole, possiamo «amare» molte cose in modo puramente emotivo. Ma la carità si fonda sulla fede, non su ciò che proviamo. La carità è il frutto della fede. Quali atti di carità puoi riconoscere nella tua vita? Che cosa hai sentito che Dio ti chiamava a fare con spirito disinteressato e di sacrificio? Lo hai fatto?
Infine, quando scopri in quali modi la carità è viva in te, sappi che è proprio lì che Dio concentrerà la Sua potatura. La potatura può essere dolorosa. Richiederà sacrificio, pazienza di fronte alla prova, il superamento dell’egoismo e la disponibilità a fare cose che non hai voglia di fare. Anzi, a volte Dio fa persino apparire sgradevoli gli atti di carità, per potare le tue motivazioni e renderle più pure, fondate più sulla fede che sull’emozione. Ma questo è un bene.
Rifletti oggi su questa santa immagine usata da Gesù. È una lezione tratta dalla natura che rivela la vita soprannaturale della grazia all’opera. Non lasciarti scoraggiare dalla potatura che Dio vuole compiere. Abbraccia la sofferenza con amore, rispondi all’ingiustizia con il perdono, offri misericordia anche quando non ne hai voglia e cerca di servire con disinteresse coloro che sembrano non meritarlo. Agire così sarà per te una potatura, affinché Dio possa edificare il Suo Regno in modi gloriosi attraverso di te.
Gesù, Vite gloriosissima, Tu e Tu solo sei la fonte di ogni nutrimento per la vita. Da Te viene ogni bene. Aiutami ad avere una fede salda in Te e in tutto ciò che hai rivelato, affinché questa fede germogli e produca abbondanti frutti buoni per la gloriosa edificazione del Tuo Regno. Gesù, confido in Te.
La gloria eterna
V Domenica di Pasqua (Anno C)
Quando Giuda fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in Lui. Se Dio è stato glorificato in Lui, anche Dio Lo glorificherà in Se stesso e Lo glorificherà subito». Vangelo secondo Giovanni 13:31–32
Se la vita che viviamo qui e ora è tutto ciò che avremo mai, allora ha senso credere che la morte sia il nostro peggior nemico. Ma, come sappiamo, questa vita non è che un granello di sabbia nell’oceano rispetto all’eternità. Per questo motivo, dobbiamo vedere la morte come il nostro passaggio alle glorie che ci attendono. La morte di una persona cara è certamente difficile da affrontare. E quando ci troviamo di fronte alla nostra stessa morte, possiamo sperimentare molte tentazioni che ci spingono a temere l’ignoto. Ma se il Figlio di Dio ha scelto di affrontare la morte stessa, allora dobbiamo impegnarci a vedere la morte in modo diverso.
Il brano del Vangelo di oggi parla della morte imminente di Gesù come della Sua glorificazione. «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui». Gesù pronunciò queste parole subito dopo che Giuda ebbe lasciato l’Ultima Cena per tradirlo. Da una prospettiva terrena, è improbabile che qualcuno consideri il tradimento subito e la propria morte brutale come il momento in cui Dio viene glorificato. Ma da una prospettiva celeste ed eterna, la morte di Gesù fu la più grande glorificazione che Egli potesse offrire al Padre. Questo ha senso soltanto se facciamo nostro il modo di pensare di Dio.
Mentre continuiamo a celebrare il Tempo di Pasqua, guardiamo oltre la sofferenza di Cristo per vederne il frutto. Vediamo che la morte è stata sconfitta e che Gesù ora vivrà per sempre in Cielo nel Suo corpo glorificato e risorto. Porterà per sempre i segni nelle mani, nei piedi e nel costato, e quei segni glorificheranno per sempre il Padre. La Risurrezione di Cristo cambia tutto, anche la morte. Per questo dobbiamo impegnarci continuamente a fare nostro il modo di pensare di Dio e a vedere le nostre vite umane come le vede Lui.
Per che cosa vivi in questa vita? Quali sono i tuoi obiettivi e le tue ambizioni? Se ti accorgi di concentrarti eccessivamente sui piaceri immediati, sulla ricchezza materiale, su obiettivi egoistici e ambizioni passeggere, allora è il momento di meditare sull’insegnamento che ci viene dalla glorificazione di Gesù. Affrontando la propria morte come un’occasione per glorificare il Padre, Gesù ha reso possibile anche a noi fare lo stesso. E sebbene la perdita di una persona cara comporti sempre un dolore sano e naturale, la speranza del Cielo e della gloria eterna deve diventare la lente attraverso cui guardiamo ogni cosa in questa vita.
Quando guardi la tua vita, è essenziale riconoscere la croce che Dio ti ha dato. Questo perché la tua croce è la porta di accesso a questa gloria eterna. La croce di ciascuno sarà diversa. La croce non è semplicemente la nostra sofferenza: è la nostra chiamata a vivere nel dono e nel sacrificio di noi stessi. Questo è amore. È la chiamata che riceviamo a dare la vita per gli altri. A servire gli altri. A perdonare ogni torto, ad amare ogni peccatore, a mostrare misericordia e compassione verso chi è nel bisogno. E a fare tutto questo in risposta alla perfetta volontà di Dio. Le croci della nostra vita sono occasioni per amare nella forma più pura. È così che Gesù vedeva la Sua Croce ed è così che noi dobbiamo vedere la nostra.
Rifletti oggi sulla morte, ma cerca di guardarla come una chiamata a donare te stesso per amore, fino al sacrificio. Il modo migliore per prepararti a una morte gloriosa è vivere nell’amore di Dio qui e ora. Nella misura in cui riuscirai a farlo, Dio sarà glorificato mentre tu parteciperai alla gloria data a Cristo.
Mio amorevole Signore, Tu hai trasformato la morte stessa nel mezzo perfetto con cui hai dato gloria al Padre Tuo e sei stato glorificato Tu stesso. Ti prego, aiutami a entrare nel Tuo modo di pensare, perché io possa vedere la mia vita come la vedi Tu e vivere per quella gloria eterna alla quale sono chiamato. Gesù, confido in Te.
Ricordare le rivelazioni di Dio
Lunedì della quinta settimana di Pasqua
«Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Vangelo secondo Giovanni 14:25–26
A volte dimentichiamo tutto ciò che Dio ci ha detto. Per esempio, possiamo fare un’esperienza chiara della presenza di Dio nella nostra vita: una profonda intuizione spirituale ricevuta nella preghiera, l’intima certezza di aver udito la Sua voce attraverso un’omelia, la libertà trasformante sperimentata nel sacramento della Riconciliazione o una luce inequivocabile ricevuta attraverso la lettura delle Sacre Scritture. Quando Dio ci parla, donandoci la Sua Verità, la forza, il perdono e ogni altra forma di grazia, siamo spiritualmente consolati, perché avvertiamo la Sua vicinanza. Ma quando arrivano le difficoltà, quei momenti di chiarezza possono facilmente svanire.
I discepoli avranno vissuto molte esperienze illuminanti durante i tre anni del ministero pubblico di Gesù. Si meravigliavano dell’autorità spirituale che riconoscevano nei Suoi discorsi, furono testimoni di innumerevoli miracoli, videro i peccatori essere liberati, videro Gesù trasfigurato nella gloria e osservarono il nostro Signore immergersi profondamente nella preghiera con il Padre. Ogni volta che incontravano la potenza di Dio all’opera, saranno cresciuti nella convinzione che Gesù fosse il Messia, il Figlio di Dio, il Salvatore del mondo. Ma Gesù sapeva anche che presto la loro fede in Lui sarebbe stata scossa. Sapeva che, mentre assistevano da lontano e impauriti al Suo arresto, alle percosse e alla Sua uccisione, avrebbero cominciato a dimenticare tutto ciò che avevano vissuto in precedenza. La paura può generare confusione, e Gesù sapeva che i Suoi discepoli sarebbero presto caduti in quella trappola. Per questo Gesù rivolse ai Suoi discepoli le parole riportate sopra. Promise loro che presto lo Spirito Santo sarebbe sceso su di loro per insegnare loro ogni cosa e ricordare loro tutto ciò che Egli aveva detto.
Come sarebbe bello se ogni insegnamento ricevuto da Dio rimanesse sempre al centro della nostra vita, ben presente alla nostra mente. Come sarebbe bello se non permettessimo mai alla paura di confonderci e di farci dimenticare tutto ciò che Dio ci ha detto in tanti modi diversi. Come Gesù sapeva che i discepoli avrebbero avuto bisogno dell’aiuto dello Spirito Santo per ricordare, così sa anche che noi abbiamo bisogno dello stesso aiuto dello Spirito Santo. Perciò le parole rivolte ai discepoli e riportate sopra sono rivolte anche a noi. «Ma il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Quali insegnamenti di fede hai appreso in passato e hai bisogno di ricordare? È compito dello Spirito Santo richiamarli alla nostra mente ogni volta che ne abbiamo bisogno. Perciò, mentre ci avviciniamo alla gloriosa celebrazione della solennità di Pentecoste, è un buon momento per pregare lo Spirito Santo e chiedere il dono di ricordare i molti modi in cui Dio si è rivelato a noi. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo operano in perfetta armonia tra loro, ma ciascuno ha un ruolo distinto nella nostra vita. Il ruolo dello Spirito Santo è soprattutto quello di guidarci giorno dopo giorno a compiere la volontà del Padre, che è quella di renderci perfettamente conformi alla Persona di Cristo Gesù.
Rifletti oggi su questa potente promessa che il nostro Signore ha fatto ai Suoi discepoli e a noi. Prega lo Spirito Santo. Apriti alla guida costante dello Spirito nella tua vita e non permettere mai che la paura generi confusione. Lascia invece che Dio dissipi ogni confusione e ti ricordi tutto ciò che ti ha detto nel corso della tua vita.
Gloriosissimo Signore Gesù, hai promesso ai discepoli e a tutto il Tuo popolo che lo Spirito Santo sarebbe stato mandato a noi per ricordarci tutto ciò che hai rivelato. Spirito Santo, Ti prego, discendi continuamente su di me, istruiscimi e guidami. Aiutami a non dimenticare mai i molti insegnamenti che ho ricevuto, affinché non lasci mai che la paura generi confusione. Gesù, confido in Te.
La pace di Cristo
Martedì della quinta settimana di Pasqua
Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi». Vangelo secondo Giovanni 14:27
In che modo, dunque, la pace che Gesù ti dona differisce dalla pace apparente che offre il mondo? Tutti desideriamo la pace nella vita. Il desiderio di pace interiore è inscritto nella nostra stessa natura. E sebbene molte persone facciano scelte che conducono al disordine interiore e persino al caos, spesso queste scelte nascono da un’idea confusa di ciò che dà davvero pienezza alla vita.
Per esempio, coloro che scelgono di alimentare una dipendenza dalla droga o dall’alcol spesso vi sono caduti per un desiderio di felicità mal orientato. Il sollievo passeggero che ne ricavano dà loro un senso temporaneo di benessere. Ma, oggettivamente, è molto chiaro che la «pace» temporanea ottenuta da queste azioni conduce, in definitiva, alla perdita proprio di ciò che desiderano. E quando queste scelte diventano dipendenze, la persona si ritrova spesso intrappolata in una spirale discendente.
Vi sono anche innumerevoli altri modi in cui le persone cercano soddisfazione e pienezza nella vita. Il denaro, la promiscuità, gli imbrogli, l’egoismo, l’ira, l’inganno e altre cose simili sono tutte vie intraprese con l’intento di ottenere qualche soddisfazione. Il nostro obiettivo quotidiano deve essere quello di smascherare queste azioni ingannevoli, così da poterle vedere per ciò che sono e per i frutti che producono. Questi sono chiaramente alcuni dei molti modi in cui il «mondo» ci offre la pace.
Quando si tratta della vera felicità nella vita, il dono di un’autentica pace interiore è uno dei segni più chiari che siamo sulla strada giusta e stiamo prendendo le decisioni giuste. Quando scegliamo la volontà di Dio ogni giorno, senza eccezioni, queste scelte possono essere difficili e richiedere, all’inizio, molti sacrifici. Amare può essere difficile. La fedeltà alla legge morale di Dio può essere impegnativa. E rifiutarsi di peccare è difficile. Ma scegliere la volontà di Dio nel corso della giornata, ogni giorno, comincerà a produrre in noi il dono della pace di Cristo, che ci consola e ci sostiene.
La vera pace genera forza. Conduce all’integrità e alla pienezza interiore. Genera chiarezza di pensiero e saldezza nelle convinzioni. La pace di Dio conduce a una pace ancora più grande. Conduce a scelte fondate su atti d’amore ben ponderati. La pace ci conduce alla volontà di Dio e la volontà di Dio conduce alla pace. Questo circolo virtuoso ha un effetto esponenziale ed è una delle guide più chiare verso la felicità nella vita.
Rifletti, oggi, se hai davvero la pace nel cuore. Riconosci nella tua anima la presenza silenziosa e forte di Dio, che ti sostiene? Le tue scelte quotidiane producono una maggiore integrità di cuore e chiarezza di mente? Ti accorgi di avere gioia e serenità, anche in mezzo alle più grandi sfide della vita? Cerca questa pace, perché, se lo farai, cercherai il Dio buono che produce questo dono meraviglioso nel tuo cuore.
Mio Signore della vera pace, Tu e la Tua santa volontà siete l’unica via per l’appagamento più profondo di tutti i desideri della mia vita. Quando faccio scelte sbagliate che portano disordine e confusione, aiutami a rivolgermi a Te con tutto il cuore. Ti prego, smaschera ogni inganno con cui mi trovo a lottare e donami la forza di cui ho bisogno per cercare soltanto Te e la Tua pace. Gesù, confido in Te.
Saldamente uniti a Cristo
Mercoledì della quinta settimana di Pasqua
«Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla». Vangelo secondo Giovanni 15:5
La prima cosa meravigliosa da riconoscere in questo brano è il semplice fatto che Dio vuole produrre buoni frutti nella tua vita. Vuole anche portare la Sua grazia e la Sua misericordia nel mondo attraverso di te. La vite non produce il frutto da sola, ma lo fa per mezzo dei tralci. Se dunque prendiamo questo insegnamento per ciò che dice, Dio sta dicendo che ha scelto di portare la Sua grazia e la Sua misericordia nella tua vita e nel mondo attraverso di te.
Per chiarire ulteriormente questa santa missione che tutti abbiamo ricevuto, Gesù fa un’affermazione molto profonda. Dice: «Senza di me non potete far nulla». Nel considerare queste parole pronunciate dal nostro Signore, può essere utile riflettere sul significato della parola «nulla». Sant’Agostino osserva che Gesù ha aggiunto «non potete far nulla» per sottolineare il fatto che, da soli, con le nostre sole forze, non possiamo produrre neppure un «piccolo» frutto buono. Sarebbe, per esempio, come tagliare un ramoscello da un melo e sperare che quel ramoscello produca una mela.
Il frutto che Dio vuole produrre matura anche nella tua anima, sotto forma dei frutti dello Spirito Santo. Questi frutti sono amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé (vedi Lettera ai Galati 5:22–23). Ciascuno di questi doni di Dio avrà l’effetto di trasformarti sempre più pienamente in un’immagine di Dio stesso nel nostro mondo. Prova a prenderti un momento per considerare ciascuno di questi frutti dello Spirito Santo. Ognuno di essi è davvero desiderabile. Crescere nel desiderio di questi frutti ti aiuterà a crescere nel desiderio dello Spirito Santo nella tua vita.
Se consideriamo nelle sue due parti il brano evangelico citato sopra, risulta anche chiaro che, se ci separiamo da Dio, è impossibile sperimentare anche uno solo dei frutti dello Spirito Santo. Senza una salda unione con il nostro Dio, non avremo amore, né gioia, né pazienza, né benevolenza, ecc. Nulla di tutto questo è possibile se le nostre vite non sono saldamente unite alla Vite, che è Cristo stesso. È dunque utile coltivare un desiderio positivo di questi buoni frutti, insieme a un santo timore di perderli.
Rifletti, oggi, sulla bella e significativa immagine della vite e dei tralci che Gesù ci ha donato. Pensa a una vite e poi pensa a te stesso saldamente unito a quella vite. Soffermati in preghiera su questa immagine e lascia che Dio ti parli. Egli vuole compiere grandi cose in te e attraverso di te. Se soltanto ti stringerai a Lui con tutto il cuore, si produrrà un’abbondanza di buoni frutti.
Gesù, vera vite, Tu sei la fonte di ogni bene e, senza di Te, non posso fare nulla. Aiutami a ricordare sempre quanto profondamente ho bisogno di Te nella mia vita e aiutami a rimanere sempre unito a Te. Ti prego, fa’ maturare frutti buoni e abbondanti nella mia vita e, attraverso di me, nel mondo. Gesù, confido in Te.
Il buon frutto dell’obbedienza
Giovedì della quinta settimana di Pasqua
«Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore». Vangelo secondo Giovanni 15:10
Dopo aver pronunciato le parole riportate sopra, Gesù ha aggiunto: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». Queste due frasi, considerate insieme, ci aiutano a cogliere l’unità dell’insegnamento di Gesù sulla santa obbedienza a Lui.
Anzitutto, Gesù parla della necessità di osservare i Suoi comandamenti. Ad alcuni, un’affermazione del genere, presa da sola, può sembrare gravosa, autoritaria, oppressiva e limitante. Ma lo è davvero? La risposta emerge chiaramente proseguendo nella lettura.
Gesù insegna poi che osservare i Suoi comandamenti ha come effetto il nostro «rimanere nel Suo amore». Spiega inoltre che non ci chiede di fare nulla che Egli stesso non sia stato disposto a fare. È stato obbediente alla volontà del Padre, osservando alla perfezione i Suoi comandamenti. Dovremmo quindi accogliere il Suo comando come una prescrizione che scaturisce dalla Sua stessa scelta, liberamente vissuta, di essere obbediente. Come Figlio di Dio incarnato, ha obbedito perfettamente al Padre nella Sua natura umana. Il risultato è stato che è rimasto perfettamente colmo dell’amore del Padre. Ma non è tutto. Quando imitiamo l’obbedienza perfetta di Gesù, sperimentiamo anche la gioia in modo «pieno».
Alla luce dell’insegnamento del nostro Signore, come consideri la santa obbedienza alla volontà di Dio? Prendi, per esempio, ciascuno dei Dieci Comandamenti. Fai fatica a osservarli con obbedienza incrollabile? Li vivi come limitazioni oppressive e imposte, anziché per ciò che sono veramente? Se compresi correttamente, i Dieci Comandamenti e ogni altra prescrizione della volontà di Dio sono esattamente ciò di cui abbiamo bisogno e, ancor più, esattamente ciò che desideriamo profondamente nella vita. Vogliamo ordine interiore anziché caos. Vogliamo integrità anziché fragilità. Vogliamo gioia anziché tristezza. E vogliamo l’unione con l’amore di Dio anziché la perdita di Dio. La via verso la vita che desideriamo così profondamente è l’obbedienza, in ogni cosa, a ciò che la volontà di Dio ci comanda.
Rifletti, oggi, sulla tua immediata reazione interiore alla santa obbedienza. Se avverti in te una qualche resistenza a questo insegnamento di Gesù, è un chiaro segno che ne hai bisogno più di quanto tu possa immaginare. Cerca di guardare all’obbedienza alla luce della verità. Cerca di vedere che, nel profondo, la tua anima anela all’obbedienza e all’ordine interiore che essa porta. Esamina, in particolare, gli ambiti in cui fai fatica a obbedire e rinnova con fermezza il tuo impegno a un’obbedienza incrollabile a ogni singolo comando del nostro Signore.
Mio Signore obbediente, hai obbedito alla perfezione alla volontà del Padre Tuo che è nei cieli. Attraverso questa obbedienza, non solo hai sperimentato nella Tua natura umana la pienezza dell’amore e della gioia del Padre, ma ci hai anche offerto un esempio e un modello perfetto di santità. Aiutami a vedere gli ambiti della mia vita in cui ho bisogno di essere più obbediente, affinché anch’io possa partecipare alla Tua vita santa e a quella del Padre. Gesù, confido in Te.
La vera amicizia
Venerdì della quinta settimana di Pasqua
«Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi». Vangelo secondo Giovanni 15:14–15
Ad alcuni la definizione di amicizia data da Gesù può sembrare strana, a prima vista. Egli dice che siamo Suoi amici solo quando facciamo ciò che ci comanda. Immagina di dirlo a uno dei tuoi migliori amici. Molto probabilmente una simile affermazione susciterebbe una risata e verrebbe liquidata come una sciocchezza. La vera amicizia, dunque, si basa sempre sull’obbedienza?
Ovviamente, pretendere che i tuoi amici ti obbediscano per conquistare la tua amicizia non è il fondamento di alcuna amicizia autentica. Gesù è l’unico che può fondare la tua amicizia con Lui sull’obbedienza alla Sua santa volontà. Perché? Per la natura di ciò che ti comanda di fare.
Gesù è pura Verità. Ciò che Egli vuole è la perfezione dell’amore. Perciò, affermando che sei Suo amico solo se fai ciò che Egli ti comanda, insegna che l’amicizia si fonda sulla verità. Si fonda sull’amore, sulla bontà, sulla benevolenza, sul sacrificio disinteressato e sul dono di sé. Ed è proprio a vivere tutte queste verità che Gesù ci chiama con i Suoi comandamenti. In sostanza, dunque, Gesù ci sta dicendo che soltanto la Sua volontà ci offre la via verso l’amicizia che desideriamo avere con Lui.
Quanto alla tua amicizia con gli altri, ogni vera amicizia può fondarsi soltanto su ciò che Dio vuole per gli amici. E, in questo senso, puoi «comandare» che nelle tue amicizie si compia la volontà di Dio. Questo significa che sei disposto a instaurare un’amicizia soltanto sulla verità. Significa che sei disposto a condividere soltanto una relazione fondata su misericordia, compassione, sincerità e amore vissuti nel disinteresse, nel sacrificio e nel dono di sé.
Rifletti oggi sulla tua concezione dell’amicizia. Comincia dalla tua amicizia con Dio, ma poi soffermati anche sulla tua amicizia con gli altri. Ami il Signore nel modo che Egli comanda? E, mentre rifletti sulla tua amicizia con gli altri, esamina se ogni amicizia sia anch’essa conforme all’obbedienza alla volontà di Dio. Se sai amare Dio e gli altri secondo le esigenze del vero amore, allora le tue amicizie porteranno il frutto di una profonda pienezza per l’eternità.
Mio divino Signore, Tu mi chiami a un’amicizia con Te fondata soltanto sulle esigenze dell’amore puro e santo. Ti ringrazio per questo comandamento dell’amore e accolgo questo invito. Aiutami, Signore, ad approfondire continuamente la mia amicizia con Te secondo le verità dell’amore e aiutami a fondare tutte le mie amicizie soltanto sui comandamenti di questo santo amore. Gesù, confido in Te.
L’odio del mondo
Sabato della quinta settimana di Pasqua
Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia». Vangelo secondo Giovanni 15:18–19
È un pensiero che fa riflettere: «il mondo vi odia». Questo vale se sei tra coloro che il nostro Signore ha tratto fuori dal mondo. In tal caso, Gesù dice che il mondo ti odierà.
Nessuno vuole essere odiato. Nessuno vuole subire l’ira, la persecuzione, gli attacchi o lo scherno altrui. L’odio è brutto, doloroso e difficile da sopportare. Ma questo fa parte della sua natura. Non è soltanto una forma di persecuzione, è anche una forma di manipolazione. L’odio è un attacco contro un’altra persona, con cui chi odia cerca di ferirla e di manipolarla affinché cambi e si conformi alla propria volontà. Il «mondo» secolarizzato e non cristiano vuole conquistarti e allontanarti da Dio. Gesù offre questo insegnamento, in parte, per prepararci, affinché, quando sperimentiamo l’odio del mondo, non ne siamo condizionati né ci lasciamo manipolare fino ad allontanarci da Lui. Perciò questo insegnamento è una rivelazione della grande misericordia del Signore.
Ricorda che Gesù ha parlato di tre nemici della nostra anima: la carne, il diavolo e il mondo. In questo brano del Vangelo, «essere del mondo» significa lasciarsi influenzare negativamente dalle innumerevoli menzogne radicate nel mondo. I mezzi di comunicazione secolarizzati, la cultura di massa, le opinioni di parte, le pressioni sociali, le false immagini della felicità e altre cose simili cercano costantemente di sviarci e di attirarci a sé. Siamo regolarmente tentati di credere che la pienezza si trovi nel denaro, nel nostro aspetto fisico, nel riconoscimento dei nostri successi e in molto altro. Il mondo ci dice che le nostre opinioni devono conformarsi ai valori secolari del tempo e che, se non lo fanno, siamo estremisti pronti a giudicare e dalla mentalità chiusa, da evitare e «cancellare» o mettere a tacere.
Queste tentazioni e pressioni del mondo sono reali e, proprio per questo, le parole di Gesù sono liberanti. Ci liberano dalle manipolazioni e dagli inganni che incontreremo quando vivremo apertamente la nostra fede, sotto gli occhi di tutti. Quando lo faremo, saremo odiati dal mondo. Ma saperlo dona pace al cuore quando questo accade.
Rifletti oggi su queste parole forti e consolanti di Gesù. Se non sperimenti alcuna forma di odio da parte del mondo, questo dovrebbe preoccuparti e farti riflettere. E se invece sperimenti qualche forma di odio, sappi che il Signore ti ha preparato a questo e ti offre la Sua forza e il Suo coraggio per sopportarlo con gioia. Alla fine, tutto ciò che conta è ciò che pensa il Signore, e nient’altro. Alla fine, se sperimenti l’odio del mondo in qualsiasi forma, sappi che questo ti rende più simile a Cristo stesso.
Mio Signore perseguitato, Tu hai sopportato l’odio e lo scherno di molti che erano travolti dai falsi valori del mondo. Ti prego di poter condividere non soltanto la Tua vita di amore e di misericordia, ma anche la Tua forza nei momenti in cui anch’io sopporto l’odio del mondo. Mi affido a Te e Ti prego di sottrarmi continuamente al mondo e di portarmi vicino a Te. Gesù, confido in Te.
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