# La mia vita cattolica!

Un cammino di conversione personale!

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## IA orientata alla fede cattolica

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- Published: 2023-10-10T20:21:40-05:00
- Author: My Catholic Life!

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il modello di OpenAI attinga a fonti di dati generali, questo chatbot ha ricevuto
istruzioni per fornire risposte da una prospettiva cattolica ortodossa. Pur essendo
utile per mostrare le potenzialità dell’IA nell’indagine teologica, le sue risposte
non sono necessariamente accurate. Per uno strumento di IA cattolica più affidabile,
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## Identità e missione

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- Published: 2020-01-20T14:12:21-06:00
- Author: My Catholic Life!

Nel mio ministero di direttore spirituale, pongo spesso due domande fondamentali:«
Chi sei?» e «Qual è la tua missione (lo scopo della tua vita)?». Un discernimento
maturo riguardo alla propria identità e missione è un indicatore importante di maturità
affettiva. Nel corso delle varie fasi della vita (prima infanzia, fanciullezza, 
ecc.), l’identità e la missione di una persona conoscono molti cambiamenti: per 
esempio, essere studente, lavoratore, esercitare una professione, intraprendere 
un cammino vocazionale come la vita da single, il matrimonio, il ministero ordinato
o la vita religiosa. Nella tradizione cattolica romana (o in altre tradizioni di
fede cristiana) si crede che venga impresso un segno indelebile di identità, che
contraddistingue la persona come discepolo di Cristo.

Il Vangelo insegna che, quando Gesù iniziò il Suo ministero pubblico, cominciò a
edificare la Chiesa chiamando i Suoi discepoli a seguirLo. I dodici discepoli furono
chiamati personalmente a lasciare la famiglia e a seguirLo. In seguito, il Vangelo
racconta come molti altri uomini e donne furono chiamati a seguirLo, ad accompagnarLo
o a sostenere la Sua missione in vari modi e lungo diversi cammini.

Se mi riconosco come discepolo di Cristo, sono sempre chiamato al servizio. È nel
mio DNA («tu sei immagine del Dio invisibile», Lettera ai Colossesi 1:15). Per esempio,
una volta raggiunta l’età della pensione, sono ancora chiamato a servire, anche 
se le mie capacità o i limiti dell’età influiranno sulla mia possibilità di rispondere.
Sono molto grato che la salute e le facoltà mentali mi permettano ancora di servire
come direttore spirituale. Tuttavia, so che un cambiamento nelle mie condizioni 
di salute potrebbe ridurre questa possibilità. Fino alla morte, sono sempre chiamato
a servire. Mia cognata, che ha 95 anni, è costretta a letto e soffre di qualche 
perdita di memoria, conserva un’identità e una missione fondamentali. Quando le 
faccio visita, portandole la Comunione, le ricordo spesso la sua identità e la sua
missione, per esempio quella di offrire le sue preghiere e le sue sofferenze per
i figli e i nipoti. Spesso sorride e sembra in pace quando prende coscienza, anche
solo vagamente, della sua identità — discepola, figlia amata — e della sua missione
come scopo della vita.

La nostra identità fondamentale di discepoli di Cristo viene nutrita ogni volta 
che celebriamo l’Eucaristia. «Cibo per il cammino». Un sacerdote in pensione, che
ha più di novant’anni e continua a svolgere il suo ministero, ricorda sempre a chi
lo ascolta: «Tu sei Gesù Cristo per tutti coloro che incontri». Tutti i discepoli
hanno una missione. Per riconoscere più chiaramente la nostra missione, dobbiamo
dare priorità alla preghiera nella nostra giornata. A tutte le persone che accompagno
spiritualmente consegno un testo intitolato «Discepoli della preghiera». La prefazione
si apre spiegando che, per vivere più consapevolmente da cattolici, è importante
organizzare la propria vita in modo da coltivare una disciplina di preghiera. Per
comprendere e accogliere meglio la mia missione per la giornata, comincio con una
serie di preghiere del mattino, preghiere di lode, preghiere di protezione e liberazione
e preghiere per chiedere la guida dello Spirito Santo. Una delle mie preghiere preferite
è il «Segreto della santità»: «O Spirito Santo, anima dell’anima mia, Ti adoro. 
Illuminami, guidami, fortificami e consolami. Dimmi ciò che devo fare e comandami
di farlo. Ti prometto di sottomettermi a tutto ciò che permetterai che mi accada.
Fammi solo conoscere la Tua volontà».

Nel Libro della Genesi leggiamo: «Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza»(
Genesi 1:26). L’immagine di Dio è impressa in noi come nostra identità fondamentale,
e la somiglianza si realizza nel tempo, mentre cerchiamo, con l’ispirazione e la
forza dello Spirito Santo, di rivestirci di Gesù Cristo: «I miei discepoli sono 
coloro che ascoltano le mie parole e le mettono in pratica» (Vangelo secondo Matteo
7:24). L’espressione «cattolico praticante» indica spesso chi celebra l’Eucaristia
domenicale ed è inviato a vivere l’Eucaristia. Queste persone ascoltano la Parola
e la collegano alla loro vita quotidiana. «La spiritualità è l’arte di essere in
relazione in un mondo privo di legami». Spesso sento che le mie giornate vanno meglio
quando accolgo gli inviti a servire e a rimanere unito nella preghiera a Dio e alle
persone che incontro lungo il cammino. Come discepoli di Cristo, dobbiamo coltivare
la vigilanza, restando desti come la sentinella sulla torre nel passo della Scrittura,
capaci di riconoscere l’avvicinarsi di qualsiasi nemico e ogni voce che ci svia.

La Buona Novella (il Vangelo) ci dà fiducia, poiché Gesù offre ai discepoli, chiamati
a servire, il Paraclito: un consigliere, un avvocato difensore. «Non vi lascerò 
orfani. Vi manderò un altro Paraclito che sarà sempre con voi e vi ricorderà tutto
ciò che vi ho detto» (vedi Vangelo secondo Giovanni 14:18–26). Invecchiando, spesso
la memoria mi tradisce o tarda a richiamare i ricordi. Così prego spesso, supplicando
il Signore: Vieni, Spirito Santo, ricordami spesso chi sono (il peccato è spesso
dimenticare chi sono). Durante la giornata ripeto questa invocazione: «Vieni, Spirito
Santo, illuminami; vieni, Spirito Santo, dammi forza; vieni, Spirito Santo, ungimi».
Mettere frequentemente in azione i doni dello Spirito Santo significa rendere concreto
il dono personale del «vino nuovo», sorgente di acqua viva promessa da Gesù, e realizzare
la vita in abbondanza, qui e nell’aldilà. «Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di 
acqua viva» (Vangelo secondo Giovanni 7:38).

Mons. Ed
